ANCI - Caporalato

1 Comune su 5 in Italia contro il caporalato

ANCI – I Sindaci devono avere una risposta. 200 milioni assegnati da più di due anni a 37 Comuni fermi ancora ad agosto 2024.

ANCI-Associazione Nazionale Comuni d’Italia, tra maggio e luglio 2024, ha promosso la prima Rilevazione nazionale sugli interventi dei Comuni a supporto delle vittime di sfruttamento lavorativo, sullo sfruttamento lavorativo e caporalato, rivolta a tutti Comuni sopra i 15mila abitanti (quindi, anche quanti non compaiono nelle consuete “mappe geografiche dello sfruttamento lavorativo”). La rilevazione ha usufruito anche del sostegno delle Anci regionali.

Su 737 Comuni coinvolti, hanno risposto all’indagine ben 603 Comuni, pari all’82% del totale. In particolare, hanno partecipato tutte le città metropolitane, tutti i capoluoghi di regione e il 94% dei capoluoghi di provincia (103 su 110).

L’indagine è stata svolta nell’ambito del progetto InCaS “Piano d’Azione a supporto degli enti locali nell’ambito dei processi di Inclusione dei cittadini stranieri e degli interventi di Contrasto allo Sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato”, realizzato da Anci in collaborazione con Cittalia e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali mediante il Fondo Nazionale Politiche Migratorie, e fa seguito a quella del 2021 centrata sulla condizione abitativa dei lavoratori migranti del settore agroalimentare.

Dai risultati, colpisce il dato per cui 1 comune su 5 (il 20% dei Comuni che hanno risposto) dichiara di aver attivato direttamente o realizzato con altri enti sul proprio territorio servizi, progetti e strumenti di governance finalizzati a prevenire e contrastare lo sfruttamento lavorativo e/o sostenerne le vittime o potenziali vittime. Si tratta principalmente dell’adozione di protocolli d’intesa, Tavoli di lavoro, Piani locali e documenti di programmazione locale, fino alla costituzione di veri e propri Osservatori locali sullo sfruttamento lavorativo.

Ciò che emerge è dunque una sensibilità dei Comuni rispetto a un tema di cui è riconosciuta la centralità in relazione al benessere complessivo della comunità amministrata. Abbiamo, in molti casi, Comuni attenti e disponibili ad agire un ruolo consapevole nei partenariati territoriali.

Nell’ambito del progetto INCAS, lo sviluppo delle attività dedicate a consolidare l’impegno dei Comuni comprende workshop organizzati in tutta Italia e dedicati alla redazione dei Piani locali multisettoriali – strategie e interventi di contrasto al caporalato, in rete con le istituzioni e le organizzazioni presenti sui territori – e dal rilascio del podcast “Capolinea sfruttamento lavorativo”, strumento di autoformazione per i Comuni.

Anci ha richiamato l’importanza dei fondi del PNRR a supporto del superamento degli insediamenti abusivi connessi al lavoro agricolo. Sono 200 milioni già assegnati da più di due anni a 37 Comuni che, già a gennaio 2023, hanno presentato le loro proposte progettuali. Fino ad agosto era tutto fermo, e nonostante la nomina di un Commissario straordinario, la misura del PNRR ancora inspiegabilmente bloccata. Sono risorse importanti, che contribuirebbero alla definizione di un “modello italiano” di abitare connesso al lavoro agricolo e a superare le tante situazioni di degrado.

Da parte nostra, ci limitiamo a rilevare quanto scriveva tre giorni fa Giacomo Guarini su Il Manifesto a proposito della Puglia: “Ci sono circa 114 milioni di euro, stanziati per il superamento degli insediamenti abusivi dei braccianti agricoli in Capitanata, bloccati da quasi tre anni. La misura del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), assegnata alle amministrazioni comunali incaricate di redigere i progetti, poneva al centro il recupero di «soluzioni alloggiative, di trasporto, di assistenza sanitaria e d’istruzione, dignitose per i lavoratori del settore agricolo». Il fine, quello di togliere potere contrattuale ai caporali affrancando migliaia di braccianti dallo sfruttamento. Circa 7mila quelli stimati in un territorio in cui insistono gli «insediamenti informali» più popolosi di Italia”.