25 Aprile una data che divide solo in Italia

di ALDO BELLI – Perché in Italia non possiamo non dirci antifascisti, sempre che la Costituzione non sia riconosciuta da tutti solo a parole.

In Francia a nessuno è mai venuto in mente di disertare anche solo idealmente le 14 juillet, giorno della Festa Nazionale che celebra con la conquista della Bastiglia l’unità dei francesi.

In Italia i presidenti della Repubblica eletti portano una corona all’Altare della Patria, ed è certo simbolicamente doveroso. A Parigi – solo per citare l’ultimo presidente non di sinistra in ordine di tempo – neppure Nicolas Sarkozy – insieme all’omaggio alla Patria – mancò all’omaggio dei 35 giovani comunisti martiri della Resistenza Francese a Bois de Boulogne. In Francia, dubito vi sia qualcuno che storce il naso il 25 agosto, giorno della liberazione di Parigi, perché in prima fila sugli Champs-Élysées c’era Charles de Gaulle, che non era certo un comunista.

In Italia il 25 Aprile è una data, viceversa, mai divenuta unificante. Eppure, quella data segna la nascita dell’Italia repubblicana: non meno del 14 juillet e del 24 agosto francesi. Il Regno d’Italia e l’Italia che ne sortì fu un’invenzione senza gli italiani.

Silvio Berlusconi nel 2009 propose di cambiare il nome da Festa della Liberazione a Festa della Libertà. Le parole hanno un significato. Come quella “pacificazione nazionale” – invocata talvolta fino a sinistra – come se permanesse ancora una “guerra nazionale” tra chi stava dalla parte giusta della storia e coloro che avevano scelto la parte sbagliata. Nella storia c’è sempre qualcuno dalla parte sbagliata, e non per questo il tempo ne elimina l’errore. Anche a Parigi il 14 luglio il sangue scorse a fiumi, con e senza la ghigliottina. Non mancarono gli eccessi.

E’ un po’ come l’antifascismo, parola che pare ormai infastidire o replicarsi come simulacro della propria sopravvenuta nullità culturale e politica. Quando è molto semplice la verità: non è possibile in Italia non essere antifascisti, se non andando contro la Costituzione della Repubblica. L’antifascismo, ancora? E’ una storia ormai superata! declamano. Sarebbe come sentire all’Assemblea Nazionale Francese qualcuno che dice: Liberté, Égalité, Fraternité… Ma di cosa stiamo parlando!

La Resistenza e il 25 Aprile sono stati condizionati nella coscienza pubblica nazionale dal peso ideologico dei comunisti, il cui preponderante contributo alla liberazione dell’Italia è stato marcato sicuramente dall’eccesso della pretesa esclusiva. Ma, d’altro canto, è anche pur vero che nel dopoguerra alla libertà conquistata si contrapposero la polizia governativa che sparava sugli operai che reclamavano pacificamente il lavoro nelle piazze; e nei palazzi del potere si alimentò i rigurgiti del Ventennio fino allo stragismo. Essere operaio e comunista alla Fiat in quegli anni non era vita facile.

Se di una “pacificazione” dovremmo parlare, dunque, è quella dei contemporanei con la Storia dalla quale provengono. A chi non lo sa o a chi l’ha dimenticato, l’Italia oggi non sarebbe ciò che è senza il 25 Aprile. Comunisti, socialisti, monarchici, cattolici, ebrei, protestanti, uomini e donne di fedi diverse, unirono il loro sacrificio per il bene comune e lo fecero riunendosi tutti con una sola parola: antifascisti. E su quella parola diedero vita all’Assemblea Costituente e alla nuova Italia.

Alla Prima Repubblica rimasta incompiuta, l’alternativa possibile rimane quella di un’Italia molto diversa da quella immaginata dai nostri padri costituenti (quella che già stiamo vivendo), oppure ripartire da lì, dalla storia rimasta incompiuta.