Il Processo di Norimberga
FOCUS, OPINIONI

75 anni fa il Processo di Norimberga (con video)

di ALDO LASAGNA – I processi si tennero nel Palazzo di Giustizia della città tedesca di Norimberga dal 20 novembre 1945 al 1º ottobre 1946

“I militari che vedete, si trovano qui davanti a voi non perché hanno servito il loro Paese. Sono qui perché lo hanno dominato e portato alla guerra. Non sono qui perché hanno perso la guerra, ma perché l’hanno iniziata”. Con queste parole toccanti di Robert H. Jackson, procuratore per l’Accusa degli Stati Uniti d’America, iniziò 75 anni fa il più famoso processo collettivo nella storia dell’Umanità: quello a carico dei gerarchi nazisti che si erano macchiati dei crimini più orrendi che la perversa mente umana avesse mai generato. Il male intero alla sbarra, allora, in una vasta aula del Tribunale di Norimberga, in un procedimento che segnò la storia, fu pure un grande evento mediatico e tracciò per la prima volta i confini stessi del Diritto Internazionale moderno. Ma chi volle realmente Norimberga? Quali grandi questioni giuridiche furono affrontate in quel consesso? E cosa rimane oggi di quello straordinario e pur ancora contestato monito per l’intera Umanità? Approfondiamo alcuni aspetti in questa trattazione giuridica e culturale al contempo.

La genesi di Norimberga 

Per un cinico destino, l’embrione di Norimberga venne alla luce nel gennaio 1942, a distanza di pochi giorni da un’altra storica decisione che segnò la morte per milioni di esseri umani, ovvero lo svolgimento della conferenza sul lago Wansee in cui fu deliberata la ‘Soluzione finale’ ovvero la soppressione di tutti gli appartenenti alla razza ebraica, nei territori occupati dai Tedeschi e nell’Europa intera: ovvero, la pianificazione di quell’orrore, escogitato da una meticolosità fredda e senza precedenti, per opera di una vera e propria burocrazia del male (vedi pure l’opera miliare dello storico ed autore Raul Hilberg “La distruzione degli Ebrei d’Europa”

In quegli stessi giorni si riunì una commissione speciale inter-Alleata che prese la storica risoluzione di sottoporre alla giustizia punitiva i capi Nazisti autori dei più efferati crimini che sarebbero stati perpetrati, dopo la loro cattura.

Le sorti del conflitto, il quel momento, risultavano ancora incerte, l’Armata Rossa stava combattendo sul suolo patrio e lo sbarco alleato in Normandia era poco più di una mera congettura, ma i resoconti sulle atrocità commesse dai nazisti nei territori assoggettati dal Reich avevano già iniziato a circolare: come le esecuzioni sommarie di prigionieri del corpo di spedizione Franco-Britannico dopo la disfatta francese (primavera del ’40) da parte degli appartenenti alle SS; nonché i massacri in Lituania e poi in gran parte dell’Est, di uomini, donne e bambini, colpevoli solo di essere ebrei.

Alcuni storici hanno definito le vicende dei massacri in Lituania e dell’Est, l”Olocausto delle pallottole’ perché antesignano delle camere a gas di Auschwitz: come le uccisioni in Russia di funzionari comunisti e commissari del popolo e le spaventose condizioni in cui si trovarono ammassate decine di migliaia di innocenti nel Ghetto di Varsavia. Queste notizie avevano raggiunto nel frattempo il Vaticano, allarmato i vertici militari Alleati, ed erano state denunciate dall’Agenzia Mondiale Ebraica.

Fu cosi che l’incessante tam tam di Radio Londra, fin da quando le sorti della guerra si capovolsero con la lenta, ma inesorabile disfatta Hitleriana, risuonò per preannunciare la cattura e la conseguente giusta punizione dei responsabili di tali abominii.

Eppure il destino fu ancora più beffardo, se è vero che taluni storici annettono ad un brindisi contestato, la decisione risolutiva egli Alleati, sull’oppportunità di un grande e  condiviso processo, contro i capi del Nazismo.

Fu quando durante l’incontro di Teheran, Stalin tra un sorseggio e l’altro di vodka, osò suggerire la fucilazione di almeno 50.000 tra militari e ufficiali dell’esercito Tedesco, per risolvere, a suo dire, la ‘questione’ del trattamento da riservare ai criminali di guerra. La proposta provocò la reazione furente di Churchill, che avrebbe ammesso piuttosto di esser disposto lui stesso a farsi fucilare sul posto, ma che mai la Gran Bretagna avrebbe avallato un cosi barbaro disegno. Solo la mediazione di Roosevelt, sicuramente il meno spregiudicato tra i tre grandi leader della coalizione anti-Nazista, erede dei principi che ispiravano l’idealismo di Wilson, altro grande Presidente che aveva guidato la  Democrazia Americana, durante e subito dopo la fine del primo conflitto Mondiale, consenti l’Accordo sull’Opzione processuale, a conflitto terminato.

Fu cosi che l’8 agosto 1945, mentre la guerra era terminata sul nostro continente e gli Stati Uniti si alternavano nello sganciamento delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, fu siglato l’accordo di Londra, con cui le potenze vincitrici si impegnavano ad istituire un Tribunale militare Internazionale, che dovesse giudicare i crimini commessi in nome e per conto dell’Ideologia Nazista e fatto ancor più inedito, fu prevista la creazione ‘Ex novo’ di una categoria giuridica, quale quella dei crimini Internazionali.

Trascorsero alcuni mesi necessari per l’Imponente organizzazione logistica, la composizione delle giurie ecc. finche’ il 20 novembre 1945 si tenne l’udienza inaugurale del primo processo ai grandi capi del Nazismo, che non avevano seguito la decisione di Hitler di suicidarsi nel bunker.

(continua)