Carlo Ludovico Ragghianti

L’Italia di Carlo Ludovico Ragghianti

A Firenze la presentazione degli “Scritti politici 1942-1986” di Carlo Ludovico Ragghianti, pubblicato dalla Fondazione Ragghianti.

La Fondazione Ragghianti ha pubblicato in due tomi la raccolta degli scritti politici di Carlo Ludovico Ragghianti. Questo pomeriggio vengono presentati a Firenze, nella Sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati. Ho letto un’ampia parte delle quasi 800 pagine, che scorrono dal 1942 fino al 1986. Carlo Ludovico nasce a Lucca il 18 marzo 1910, muore il 3 agosto 1987. L’edizione rientra nella nuova primavera della fondazione che Paolo Bolpagni ha fatto soffiare con la sua nomina a direttore. Il titolo della prefazione di Bolpagni rappresenta magistralmente il contenuto del libro, vorrei dire quasi una provocazione: “Il Ragghianti politico: un capitolo da riaprire”.

E certo che ci vuole un bel coraggio in tempi come i nostri di alta marea edonistica della politica, a resuscitare un protagonista del Novecento come Carlo Ludovico Ragghianti. Storico e teorico dell’arte, antifascista due volte incarcerato, fondatore del Partito d’Azione, presidente del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale dal 10 agosto 1944 al 2 giugno 1945, alla guida del governo provvisorio di Firenze, uomo libero partecipe degli sviluppi contemporanei dagli anni giovanili fino agli ultimi giorni della sua vita. Intellettuale organico mai, libero sempre, nel rigore di quel liberalismo che riconduce a Benedetto Croce. Ragghianti lo cita numerose volte.

La lettura formativa degli scritti di Ragghianti conserva l’attualità di ciò che non c’è, costituiscono così, al tempo stesso, un libro di storia ed un manuale per il nostro presente.

“Il Croce stesso, nel 1945, serenamente doveva chiarire” scrive Ragghianti, “che la libertà politica non è altro che la libertà morale stessa, che si crea nelle sue istituzioni, le quali tanto valgono, quanto vale la forma morale che le sorregge, e senza una forma morale nessuna istituzione politica ha una capacità storica, almeno non ha una capacità di progressoLa dottrina crociana della religione della libertà, la polemica distintiva fra liberalismo e liberismo, l’affermazione che la libertà, come tale, non è condizionata da nessun particolare contenuto economico…”

In una intervista del 1984 risponde Ragghianti: “La questione morale è una questione politica, ed è anche una questione di competenza, di seria preparazione professionale. Chi è seriamente competente è anche un uomo morale, che non altera i dati di un bilancio, come un bravo ricercatore non altera i dati delle sue esperienze. L’etica del lavoro, il culto della professionalità, deve stare anche alla base dell’azione politica e amministrativa”.

Sempre in quell’occasione, Ragghianti sollevò il tema di una nuova Costituzione. “La premessa è che 40 anni fa la Costituzione scoprì un paese del tutto diverso, e che nei 40 anni successivi non solo la Costituzione è rimasta in gran parte inattuata, ma la distanza tra Costituzione e situazione di fatto politica, economica e sociale è cresciuta. La realtà politica e sociale italiana è in movimento: il paese si è trasformato nelle sue strutture, nei suoi comportamenti e nei suoi valori, e si viene ogni giorno di più trasformando sotto i nostri occhi; quando parlo di necessità di una nuova Costituente, intendo dire che occorre definire un nuovo complessivo assetto istituzionale, e non limitarsi a singole riforme della Costituzione fra loro non ben coordinate”.

L’opera pubblicata in due tomi si sviluppa in quattro parti: la Resistenza e la sua eredità (1942-1945), le speranze di rinnovamento (1946-1956), l’impegno riformatore (1957-1968), e infine il tempo del disincanto (1970-1986). E’ stata curata da Andrea Becherucci, con la collaborazione di Maria Francesca Pozzi; ma se andiamo a leggere i Ringraziamenti, appare il contributo corale straordinario di studiosi e istituzioni che l’hanno resa possibile. Anche questo è un esempio del magistero culturale che guida la Fondazione Ragghianti, la ricerca e la realizzazione di sinergie che esprimono il valore profondo dell’Altra Italia, quella che non distingue – per dirla con Carlo Ludovico Ragghianti – l’uomo di cultura e il cittadino, l’esercizio della cultura e l’esercizio della politica.

Ho avuto la fortuna di frequentare per un periodo il professor Ragghianti e la moglie Licia, io molto giovane e loro già importanti, quando divenni assessore alla Cultura lo trovai presidente del Comitato istituito per celebrare il Centenario di Lorenzo Viani. Il ricordo è come si possa essere tagliati in grande conservando la naturalezza gentile che annulla la distanza con gli altri.

Ecco, dunque, il “capitolo da riaprire”: un esempio affinché ciascuno, nel proprio posto, riapra i capitoli come quello di Carlo Ludovico Ragghianti, aggiungendo nuove pagine alla cultura italiana trasferendo il passato nella modernità proiettata verso il futuro. Questo significano “politica” e “cultura”. Riprendere “le speranze di rinnovamento” insieme a “i tempi del disincanto”, e andare oltre.

(foto: Fondazione Ragghianti)

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