di FORTESTOMACO –
Sembra di essere tornati indietro di una cinquantina d’anni: Politeama sì Politeama no! Eden sì Eden no! Quale Teatro per Viareggio dopo la distruzione del vecchio Pacini bombardato durante la guerra e mai ricostruito, con i fondi ministeriali disponibili ma dirottati allora su altre necessità? Interrogativo rimasto aperto per circa ottantanni!
Tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta la contesa sui teatri si riaccese tra PSI e PCI, entrambi al governo della città: il Psi voleva il Politeama, il Pci voleva acquisire l’Eden quando ancora c’erano i camerini al loro posto.
La storia non si ripete mai diceva Carletto Marx e quando succede, soprattutto se già la terza o quarta volta, si presenta come una farsa della farsa! Una farsa e uno spettacolo tragicomico è d’altronde l’attuale campagna elettorale. C’è un problema nuovo però: è passato mezzo secolo e dal Teatro Pacini ancor di più!
Tutto l’impianto culturale, economico e sociale è cambiato radicalmente. Ci vorrebbe una impostazione nuova, una visione di prospettiva come quella ch’ebbero i viareggini tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento: invece siamo alle vecchie dispute che fanno sorridere, anzi scompisciarsi addosso. Un teatro ci vorrebbe! Ma bisognerebbe calcolare ed avere ben presenti le difficoltà!… a far operare una struttura del genere e, naturalmente, ben presenti i costi e le complicazioni per realizzarlo e farlo vivere. Le attività teatrali come quelle cinematografiche o sinfonico-liriche come gli spettacoli dal vivo versano tutte in gravi ambasce. I finanziamenti, le gestioni e la loro tenuta negli anni, in questo mondo tecnologico avanzato, sono tutt’altro che questioni secondarie.
I candidati sindaco a Viareggio hanno presenti questi dati? Se si fa propaganda è un conto, ma se si cercano le soluzioni reali è un altro par di maniche! Del Ghingaro ha tanti difetti, ma a lui non manca il senso pratico ne’ la conoscenza dei conti. Il Politeama per quanta storia possa avere non è certo il San Carlo o la Fenice e quindi, mancando di questi valori peculiari, ha fatto una scelta pragmatica: puntare sulla abbordabile e possibile riorganizzazione e ristrutturazione dell’Eden, con tutti i limiti che oggi può avere quella struttura.
Si potrebbe pensare invece ad una ristrutturazione del Teatro Pucciniano di Torre del Lago valutando un intervento copertura per renderlo fruibile 365 giorni all’anno e le modifiche necessarie per adattarlo anche ad attività convegnistiche: ci sono i parcheggi, la viabilità è migliorata sensibilmente, potrebbe essere un motore aggiuntivo per l’economia, lo sviluppo e la qualificazione della frazione. C’è una struttura di personale ed organizzativa solida, affiatata, abituata alla gestione di grandi e piccoli eventi che, opportunamente adeguata, potrebbe garantire una base concreta per le attività annuali. Perché non ripartire da lì, dai vecchi progetti del Cardini e del Portoghesi? Sarebbe in linea, peraltro, con l’ambizioso progetto del Festival Internazionale di Giacomo Puccini, quanto sicuramente più gestibile dal punto di vista finanziario ed organizzativo. Si potrebbe contare, inoltre, su una storica struttura per attività diversificate ovvero sull’Eden e sulla ancora più limitata Sala Jenco.
Costi, previsioni, calcoli e progetti con basi concrete: è quello che ci vorrebbe e non sogni di mezza primavera! Dai candidati a sindaco ci si dovrebbe aspettare tutto questo: anzi lo si dovrebbe pretendere vagliando attentamente le varie ipotesi in campo. Certo un’area così nevralgica come quella occupata dal rudere del Teatro Politeama avrebbe bisogno prioritariamente di un nuovo accordo tra il demanio pubblico e il Comune per favorire una soluzione che consenta ad un privato, a più privati o allo stesso Comune di poter sistemare e ri-progettualizzare il tutto. Rimanendo irrisolto il contenzioso la conclusione è quella a cui stiamo assistendo da anni: far decadere sempre di più un’area del salotto di Viareggio; un’area dove l’interesse pubblico e della collettività dovrebbe avere il sopravvento su ogni e qualsiasi altro interesse compreso sulla nostalgia del tempo che fu.
Invece di passeggiare folklorisicamente sul viale a mare o scivolare sull’onda o aspettare domani, i candidati dovrebbero misurarsi su progetti perseguibili e in proiezione di una città futura, all’altezza delle sfide moderne e al passo con i famosi chapliniani tempi moderni di oggi.
Un tema di riflessione anche per le categorie economiche che non riescono da decenni a organizzare sinergie, ad attivare collaborazioni, progetti comuni ma si concentrano sulle diversificazioni, sugli interessi corporativi, sulla frantumazione. Siamo mezzo secolo e più indietro di quello che sono stati capaci di fare sull’Adriatico, siamo rimasti ancora al com’era bello quando eravamo belli, o al come siamo bravi noi! Litighiamo mesi e mesi sul ponticello nel centenario del Maestro, si preannuncia una campagna elettorale iper personalizzata, basata sullo scontro politico pregiudiziale: tutto oscurato da una personalizzazione che nuoce gravemente alla città!
Ci vorrebbe una rivoluzione, ma purtroppo stiamo attendendo un nuovo Termidoro. Non ci sono idee per una città che sta declinando, dove di rinnovamenti se ne sono visti ben pochi, costellata di grandi e medie strutture chiuse, decadute, ruderi dell’epoca dello splendore che fu (Vecchia Stazione ferroviaria, gli ex locali dell’Asl in via Veneto, cinema chiusi, il Politeama e quello che fu l’Hop Frog, una Villa Borbone sottoutilizzata, una ex Caserma dei Carabinieri abbandonata, un ex Arengo Comunale, un ex Mercato Ittico). Per non parlare di tutti i negozi o le attività oggi sbarrate dalle serracinesche chiuse, dall’erbacce che crescono tutt’ intorno: ce ne sono a iosa in tutte le strade del centro e in quelle dei quartieri a testimonianza della crisi avvolgente e sconvolgente.
Il segno di una decadenza oggettiva, ineluttabile segnata da un turismo sempre più mordi e fuggi, sotto la spinta delle congiunture economiche e delle crisi mondiali, delle guerre, di stili e modelli di vita, di svago e di divertimento mutati radicalmente e in veloce e progressivo ulteriore mutamento. Sono declinati nel giro di una trentina d’anni anche interi settori di sviluppo economico a partire da quelle che furono le colonne portanti della nostra darsena.
E qua, invece, la campagna elettorale si alimenta di polemiche su un Teatro andato, come andati sono i partiti o sul ponticello del fiume Kwai. Il lago di Massaciuccoli è grande, sufficientemente grande per poter consentire una adeguata crescita ed espansione del progetto internazionale per Giacomo Puccini nei suoi luoghi e per consentire, utilizzando collocazioni diverse, la crescita e sviluppo delle attività veliche senza che stiano ad intralciarsi, pestandosi i piedi con effetti negativi di immagine per entrambi? Troppo difficile, troppo cervellotico trovare una positiva soluzione per risolvere due esigenze diverse di sviluppo e crescita: meglio, più facile, sono gli spot elettorali, i dispetti reciproci, le accuse, i pestoni di piede, le gomitate, le aule di tribunale: Viareggio Mon amour, sei grande puoi permetterti tutto! E chi ti ferma più…Fermi mai! Sara futuro.
Basterebbe rileggersi una vecchia relazione di fine anni sessanta dell’allora patron dell’Hotel Palace, Martinotti, che come presidente della Azienda Turistica segnalava una modifica profonda che già a quel tempo si stava manifestando negli orientamenti e nelle scelte per il tempo libero e per le vacanze e indicava le traiettorie nuove per costruire un futuro, parlava di innovazioni strategiche, di sinergie settoriali. Tuta roba rimasta nei cassetti polverosi della città.
Una Viareggio oggi in decadenza forzata che senza più la politica si affida alle grandi famiglie, ai loro interessi, a veri e propri monopoli nel porto come nelle aziende pubbliche, ai tanti dilettanti allo sbaraglio e guarda con distacco tutto ciò che gli scorre davanti. Si culla nei ricordi o sulle vaghe promesse di risolvere tutto: 4 teatri, uno o due stadi, tre piscine, due centri congressi, otto sale cinematografiche… perché se c’è la volontà si risolvono tutti i problemi, i soldi si trovano, e certamente si trova – sicuramente da resuscitare come Lazzaro – una domanda di teatro, di spettacoli dal vivo, di piccoli e grandi eventi, adeguata per finanziare tutti i costi di gestione delle strutture…
Anche le grandi civiltà sono decadute, spazzate via dalla vaghezza – Morrà pei vizi suoi canta la Norma– e dall’incedere dei tempi figuriamoci se una piccola cittadina senza grande storia alle spalle può combattere a suon di propaganda, di promesse, o di lunghi sermoni sulla politica che fu e su un continuo polemizzare personalistico.
Auguri ragazzi: come sempre l’importante è crederci! E per tutti, oltre alla consueta scorta di Maalox si raccomanda di rammentare il vecchio motto popolare pieno di saggezza: chi visse sperando morì… Dal vostro Fortestomaco.
