(LUCCA) di PAOLO PESCUCCI – Otto domande al presidente Marcello Bertocchini sulla vicenda dell’ex Manifattura Tabacchi nel dibattito in città
Visto il dibattito che da mesi scuote la città di Lucca, in relazione alla proposta di Coima SGR e Fondazione CrL, riguardante i parcheggi dell’ex-manifattura sud e la collegata cessione degli immobili al privato, e che la Fondazione CrL è entrata nell’attenzione dei cittadini, abbiamo pensato di rivolgere alcune domande al presidente della Fondazione CrL, Marcello Bertocchini che ringraziamo per la disponibilità.
La fondazione che presiede è certamente un riferimento per il territorio lucchese, grazie ai risparmi, ai sacrifici dei nostri genitori e nonni si è trovata a gestire un patrimonio ingentissimo che ogni anno genera, grazie alla prudente e saggia amministrazione, un ottimo reddito. Tolti i 5 milioni di costo d’esercizio, e i 4 milioni per recuperare in 20 anni gli 80 milioni di capitale persi negli ultimi anni, questo reddito fa sì che ogni anno possiate distribuire sul territorio, così come previsto dalla legge istitutiva, circa 20 milioni di elargizioni. Anni fa erano di più ma non avevate da ripristinare il capitale.
La fondazione nella linea di badare al bene del territorio di riferimento, non potrebbe contribuire finanziariamente, tramite il proprio reddito, ad un concorso di idee sul futuro della città e di conseguenza sulle scelte urbanistiche da fare?
Presidente Marcello Bertocchini – La Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, come tutte le fondazioni di origine bancaria, agisce secondo principi di sussidiarietà. Sicuramente potrebbe deliberare la concessione al Comune di Lucca – così come a qualsiasi altro Comune della provincia – di un contributo per un concorso di idee promosso, organizzato e realizzato dal Comune stesso. Sempreché il Comune ne faccia richiesta e che il concorso di idee risponda a requisiti rientranti tra i settori di intervento che la Fondazione periodicamente privilegia per la concessione dei contributi. Ciò che assolutamente non può fare la Fondazione è sostituirsi all’ente pubblico, in quanto non ne avrebbe la titolarità: programmi, progetti e decisioni relativa alle scelte urbanistiche per la città ricadono esclusivamente sotto la competenza del Comune.
La fondazione potrebbe garantire, in tutto o in parte, un mutuo perché il comune restauri l’ex-Manifattura Sud per adibirlo a un uso che rivitalizzi il centro storico e porti buon sviluppo alla città, mantenendo però la proprietà pubblica?
No, non potrebbe. Ammesso e non concesso che ci fosse un istituto di credito in grado di concedere un mutuo di decine di milioni di euro al Comune di Lucca, una garanzia come quella da Lei ipotizzata, sarebbe possibile per la Fondazione solo attraverso il ricorso alle erogazioni, ricorso che, pur spalmato negli anni, dovrebbe essere interamente garantito da subito da uno specifico fondo di riserva. Fondo che oggi la Fondazione non ha, quindi andrebbe costituito. Per costituirlo dovrebbero essere riservati a tale scopo gli avanzi di gestione di almeno due-tre esercizi (nella migliore delle ipotesi). Quindi, nessuna erogazione per un ugual periodo, nessuna erogazione per le manifestazioni artistiche, per il sociale, per la salute pubblica, per la ricerca, per l’istruzione, per gli anziani, per le categorie deboli, ecc., ecc. Tutto questo, oltre ad essere contrario alla legge ed allo statuto, è contrario al semplice buon senso.
Perché avete deciso di avvalervi di Coima S.G.R., il cui know-how è quello di creare strumenti finanziari, in particolare fondi di investimento immobiliare, e non invece di una società di trasformazione urbana in grado essa stessa di ridisegnare l’area in funzione delle specificità della città?
Perché Coima offre il massimo delle garanzie per operazioni complesse come questa. Non a caso, le principali azioni di rigenerazione urbana degli ultimi anni portano la sua firma. Basti pensare al progetto di Porta Nuova a Milano, uno dei più̀ prestigiosi piani di riqualificazione urbana d’Europa. Proprio in queste settimane, fra l’altro, Coima Sgr, Covivio e Prada Holding si sono aggiudicati la gara indetta per l’acquisto dell’ex scalo ferroviario di Porta Romana, a Milano, Un’area di circa 190.000 metri quadrati a sud-est di Milano, destinata a diventare sede del Villaggio Olimpico che ospiterà gli atleti delle Olimpiadi Invernali del 2026. Perché Coima è una società di gestione del risparmio e come tale è disciplinata da una specifica legge ed è vigilata da Banca d’Italia e da Consob. Collabora abitualmente con i più affermati studi di architettura italiani e internazionali. Non capisco quali potrebbero essere i soggetti ai quali Lei si riferisce con il termine “società di trasformazione urbana”.
Quale è il corrispettivo richiesto da Coima per questa operazione? Come valutate la scelta di altre fondazioni che hanno operato simili operazioni assieme a Cassa Depositi e Prestiti?
Il Fondo Urban Rigeneration (gestito da Coima Sgr) che effettuerà (se risulterà aggiudicatario della gara) l’investimento nella ex Manifattura Tabacchi di Lucca prevede una commissione di gestione annua pari allo 0,55% calcolato sull’ammontare complessivo delle attività del fondo, con minimo di € 330.000 ad anno. Misura che si colloca nella parte bassa della “forchetta” se paragonata a prodotti simili presenti sul mercato. Non conosco casi di fondazioni di origine bancaria che abbiano investito con CDP in operazioni di rigenerazione urbana di dimensioni analoghe a quella di cui parliamo. CDP Immobiliare è intervenuta negli anni passati investendo in progetti di ristrutturazione di ex Manifatture Tabacchi (Firenze e Modena quelle più avanti, almeno per quanto a mia conoscenza) e, ripeto, a me non risulta vi sia il coinvolgimento di fondazioni di origine bancaria in qualità di coinvestitori.
Non ritiene che il trasferimento di una così consistente somma in un fondo di investimento impedisca, per la natura stessa del fondo di investimento e la riservatezza che gli è propria, la necessaria trasparenza nei confronti della città? Quale sarà la proprietà quando il fondo immobiliare chiuderà?
Investire tramite un fondo comune non vuol dire dare meno trasparenza, cioè minori informazioni, rispetto ad investimenti effettuati in forma diretta. Anzi, secondo me, è più vero il contrario. Il fondo ha una durata, anche se “lunga”. Alla scadenza, i beni che costituiranno il patrimonio del fondo, dovranno essere “gestiti”, d’intesa tra Sgr e sottoscrittore, ricercando le migliori condizioni per salvaguardare gli interessi di quest’ultimo e nel contempo consentire la chiusura del fondo. Una delle possibilità potrebbe essere l’assegnazione diretta dei beni al sottoscrittore, cioè, nella fattispecie alla Fondazione. Comunque, parlarne ora mi sembra prematuro.
Passando a temi che interessano direttamente il funzionamento della fondazione. Risulterebbe che in vari casi le associazioni, le istituzioni, gli enti che in qualche modo fanno riferimento a Soci od anche a membri degli organi di indirizzo e controllo siano beneficiarie di erogazioni della fondazione o di incarichi di varia natura. La Fondazione CarisBologna ha introdotto una norma che vieta questo evidente conflitto di interessi. E la Fondazione CA.RI.LU. non ha in animo di fare altrettanto?
Quanto da Lei affermato non mi sembra corrisponda al vero. Lo statuto della Fondazione Carisbo non prevede fattispecie diverse da quelle della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Ricordo che gli statuti delle fondazioni di origine bancaria sono tutti autorizzati dal Ministero dell’Economia.
La città poco ha saputo gli esiti della ispezione ministeriale che la Fondazione ha subito negli scorsi anni, sugli gli atti che il ministero ha adottato e le delibere adottate dalla Fondazione. Potrebbero esser resi pubblici sul sito della fondazione, così da essere una casa di vetro?
Alla vicenda è dedicato uno specifico capitolo molto dettagliato nei bilanci di esercizio della Fondazione, da quello del 2016 in poi, facilmente consultabili sul sito della fondazione www.fondazionecarilucca.it. Più “casa di vetro” di così?
La scelta dei soci avviene notoriamente sulla base di una mera cooptazione personale. Non ritiene che possa essere modificato lo statuto nel senso di introdurre criteri che consentano alla città, in tutte le sue componenti, di esprimere un proprio parere circa il merito delle scelte dei soci, così da consentire il recupero della partecipazione democratica?
La Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca è una persona giuridica privata ed è dotata di piena autonomia statutaria e gestionale (art. 1 comma 1 dello Statuto) ed ha forma associativa. Come tale, mi sembra abbia tutti i requisiti per consentire – nel rispetto delle disposizioni normative che ne disciplinano l’attività e la governance – un’ampia partecipazione di tutto il territorio della provincia di Lucca (non solo la “città”) alla vita associativa della Fondazione.
Paolo Pescucci è nato a San Gimignano, Biologo Nutrizionista. Esperto di informatica. Ha lavorato in aziende farmaceutiche italiane e multinazionali. Appassionato di fotografia e storia, ha realizzato numerosi video. E’ presidente dell’Associazione Culturale “Lucca Curiosa”.
