Documentario sull’importanza della scuola e di come quattro bambini ogni giorno affrontino tante difficoltà per avere un’istruzione.
Eccoci a un nuovo consiglio di “Cinema Tips”, la rubrica di Toscana Today che occasionalmente cerca di suggerirvi una visione da poter fare in qualsiasi momento voi lo vogliate. Questa pagina la vorrei dedicare a un documentario a cui sono molto legato e che, se fossi un insegnante, farei vedere almeno una volta alle mie classi. Sto parlando del documentario “Vado a scuola”, del regista francese Pascal Plisson.
Un documentario che racconta la storia di quattro bambini che vivono in altrettante zone del mondo impervie: Zahira in Marocco, Jackson in Kenya, Carlito in Argentina e Samuel in India. I quattro studenti ogni giorno devono affrontare un lungo cammino fatto di insidie, ostacoli e pericoli per raggiungere la propria scuola. Il desiderio di studiare per questi quattro giovani è così forte da superare queste difficoltà, dato che un giorno, grazie a questa istruzione, avranno la possibilità di trovarsi un lavoro ed essere promotori di sviluppo.
Riproporre questo documentario in questo momento storico secondo me ha tante valenze importanti diverse. Innanzitutto ci fa capire l’importanza dell’edificio Scuola come emblema dello sviluppo sociale ed economico: la pandemia ha messo in crisi questo concetto soppiantandola con la Didattica a Distanza, ma per i bambini avere questo impegno di andare a scuola è strutturalmente fondamentale.
Altra cosa da tener conto è comprendere quanto la scuola sia importante per i giovani, ma quest’ultimi, qui in Italia, sembra dimenticarselo. Cosa voglio dire? Se per un Paese come l’Italia la scuola è una routine talmente normale da rischiare di diventare noiosa, questo documentario vi fa capire, al contrario, quanto siamo fortunati, visto che i quattro bambini protagonisti tengono talmente tanto alla scuola e ad avere un’istruzione che sono pronti ogni mattina a mettere a repentaglio la propria incolumità, oltre al fatto che devono pensare a come procurarsi il cibo e a sopravvivere.
A livello cinematografico il documentario è costruito in maniera semplice, ovvero che ha un linguaggio visivo facilmente comprensibile da tutti, anche dai bambini. Ed è per questo che mi sento di consigliarla non solo a tutti quanti, grandi e piccoli, ma soprattutto agli insegnanti. Un giorno che potrete ritornare nelle aule dal vivo, prendetevi un paio d’ore per insegnare questa lezione, grazie a questo documentario.
Lorenzo Simonini è nato a Viareggio nel 1988. Iscritto al corso di laurea in Cinema e Produzione Multimediale alla Sapienza di Roma, si laurea a pieni voti nel 2014 all’Università di Pisa con una tesi di ricerca sul cineasta amatoriale Costantino Ceccarelli (sul quale pubblica un saggio nel 2015). Ha scritto e diretto cortometraggi e videoclip.
