Nessun essere umano è mai una risorsa economica prima di essere un uomo una donna o un bambino, la dignità, la libertà, e il diritto alla felicità
Potrei stendere numerose citazioni. Provenienti dal mondo economico, culturale e politico. Ancora prima del contrasto tra i ‘porti chiusi’ e i ‘porti’ aperti in Italia risalta un’idea tragicamente divenuta banale: gli immigrati sono una risorsa economica. Solo l’idea riaffiorante che esseri umani, uomini donne e bambini, vittime del bisogno più elementare, possano essere considerati un valore economico ci riporta molto indietro nel tempo. Ai campi della segregazione razziale, allo sfruttamento dei negri nelle piantagioni nord americane, alla schiavitù e allo sfruttamento del lavoro. Che razza di Paese è diventato mai questo, e inorridisco vedendo queste parole in bocca a chi dovrebbe e vorrebbe incarnare il progresso sociale. Che razza di sinistra è diventata mai la sinistra italiana che pietisce i migranti e poi li accoglie in riserve cinte da reti in condizioni da bidonville, abbandonandoli allo sfruttamento negriero nei campi di pomodori. Che razza di cattolici sono diventati mai i cattolici impegnati in politica, i primi destinati alla Genna. No, i migranti non sono una risorsa economica. Nessun essere umano è mai una risorsa economica prima di essere un uomo una donna o un bambino, il loro valore economico in una società civile e moderna viene sempre dopo la dignità, la libertà, e il diritto alla felicità. Ragionare sulle forme e i modi per affrontare il fenomeno immigratorio probabilmente sarebbe più agevole partendo da questo principio. Aiutare chi ha bisogno è un dovere che distingue gli uomini dai non-uomini, così come distingue una nazione che si sente parte attiva del mondo da una che s’illude della propria autosufficienza e della propria superiorità. Allora, credo che verrebbe spontaneo, condiviso, tendere la mano ai poveri e brandire la spada sui malviventi, mentre in Italia abbiamo generato una massa indistinta di poveri con la pelle di un altro colore, tre volte vittime: vittime per essere stati espulsi dalla propria terra, vittime perché meno fortunati nella vita, e vittime perché trattati nello stesso modo dei malviventi e spesso nelle loro mani. Gli estremi, porti aperti e porti chiusi, nascondono intenzionalmente, scientemente, il fallimento di un Paese senza una visione politica e morale del presente e del futuro. La teoria che i migranti siano indispensabili perché potranno coprire i lavori che gli italiani non vogliono più fare mentre in Italia sale la disoccupazione, né è lo specchio più eloquente. Quello di un Paese che fonda la propria sopravvivenza sull’importazione di lavoro umano da sfruttare a basso costo, e magari anche con diritti separati, anziché impugnare la falce e il martello per arare i campi e costruire officine.
