Viviamo in una società individualista, competitiva. A volte anche le pubblicità dei prodotti commerciali sembrano fare leva sul nostro ego.
Siamo spinti a metterci in mostra, a cercare di primeggiare sempre, a porre una distanza tra noi e il prossimo. Talvolta sembra che l’idea di “essere vincenti”, nella società attuale, sia quella di emergere sempre e comunque anche a discapito degli altri.
La scienza ci aiuta fortunatamente a contrastare questa visione, che può sfociare nell’egoismo e nel carrierismo più biechi.
Alcune ricerche ipotizzano che le persone dall’intelligenza più spiccata siano caratterizzate da un’indole rispettosa, non aggressiva e soprattutto altruista. Vediamo due studi che suscitano sicuramente diverse riflessioni.
Intelligenza e rispetto delle regole e del prossimo
Uno studio pubblicato nel 2006, su un campione di oltre 1.000 coppie di gemelli inglesi, ha riscontrato un dato interessante circa una possibile relazione tra comportamento e intelligenza. I soggetti erano sottoposti a test sul quoziente intellettivo, all’età di 5 anni. In seguito, madri e insegnanti dei bambini riportavano eventuali episodi di comportamento antisociale dei piccoli, come l’aggressione, il furto e il mancato rispetto delle regole, all’età di 5 e 7 anni.
Dai dati rilevati, i ricercatori notavano che i soggetti il cui QI risultava più basso commettevano un numero maggiore di azioni antisociali. Un’associazione che veniva riscontrata più tra i bambini che tra le bambine.
Intelligenza e altruismo
Un quoziente intellettivo più alto potrebbe tradursi non solo in un comportamento più rispettoso delle regole e meno aggressivo, ma anche in un maggiore altruismo.
A ipotizzarlo è uno studio americano condotto su 96 persone: quelle che avevano i punteggi più alti nella parte matematica del test SAT (Scholastic Aptitude Test) risultavano più generose nel “Dictator game”. Quest’ultimo è un “gioco sperimentale” molto utilizzato nella ricerca psicologica, in cui il partecipante (nel ruolo del cosiddetto “dittatore”) può decidere come dividere una risorsa (ad esempio una simbolica somma di denaro) tra sé e un’altra persona.
I soggetti che avevano una brillante performance nel SAT risultavano più generosi anche nel “Social Value Orientation Test”, che misura anch’esso la disponibilità a condividere dei beni con il prossimo.

Occorre a questo punto sottolineare che i risultati degli studi citati richiedono ulteriori approfondimenti, per trarre conclusioni certe. Ad esempio, nella seconda ricerca è emerso un dato contrastante: le persone che avevano la media dei voti scolastici più alta risultavano più egoiste nel “Dictator game”, ma altruiste nell’altro test.
E lo stesso concetto di QI è oggi molto discusso, con alcuni scienziati scettici sulla possibilità che sia una dimensione unica, misurabile in toto con singoli test. Tuttavia, l’idea che l’intelligenza si manifesti anche nella capacità di vivere pacificamente in società e di aiutare il prossimo è interessante e stimola la riflessione.
Una possibile spiegazione nell’evoluzione
Per quale motivo la selezione naturale avrebbe favorito i comportamenti altruistici, facendone un tratto associato all’intelligenza?
Il biologo David Sloan Wilson, autore del saggio “L’altruismo. La cultura, la genetica e il benessere degli altri”, afferma che proprio l’altruismo ha permesso l’organizzazione delle società umane, dalla dimensione privata della famiglia alle istituzioni come la scuola e le associazioni di volontariato.
In fondo, eravamo (e siamo) animali deboli, fragili: senza collaborare con i simili, i nostri progenitori avrebbero avuto molte chance di sopravvivenza in meno.
Quindi, riflettiamo bene di fronte alle influenze sociali che fanno leva sull’ego. A forza di pensare e dire sempre “Io, io, io”, rischiamo di ritrovarci soli.
Studi citati:
Karestan C. Koenen, Avshalom Caspi, Terrie E. Moffitt, Fruhling Rijsdijk, Alan Taylor (2006), Genetic Influences on the Overlap Between Low IQ and Antisocial Behavior in Young Children. Journal of Abnormal Psychology, Vol. 115(4), Nov 2006, 787-797
Chia-Ching Chen, I-Ming Chiu, John Smith, Tetsuji Yamada (2013), Too smart to be selfish? Measures of cognitive ability, social preferences, and consistency. Journal of Economic Behaviour and Organization, Vol. 90, June 2013, 112-122
Ugo Cirilli è nato a Pietrasanta nel 1985, laureato in Psicologia Cognitiva Applicata all’Università di Bologna ha poi conseguito un master in Mental training, ha frequentato corsi di marketing e di gestione delle risorse umane, tecnico della progettazione e promozione turistica (Fondazione Campus, Lucca). Ha scritto su siti internet di cultura e attualità, tra questi scrivo.me portale del Gruppo Mondadori). Come scrittore ha esordito con il romanzo “Un accordo maggiore in sottofondo” (edizioni Toscana Today, 2019).
