Il 2 Giugno come la Messa della Domenica

di ALDO BELLI – Il 2 Giugno è diventato la celebrazione di un lutto civile, la morte della Repubblica nata dall’Assemblea Costituente.

La storia degli uomini si sussegue tra la memoria e l’oblio. A rendere simili i due opposti c’è la retorica. La memoria storica è ciò che noi siamo, ma non sempre ciò che noi siamo è il frutto della memoria. “La storia è percezione del passato attraverso un pensiero umano vivente e impegnato” ha scritto uno storico francese (Henri-Irènèe Marrou): questo “pensiero vivente”, tuttavia, può realizzarsi non solo nell’azione consapevole che mette a frutto progressivo la storia, ma anche nell’oblio. La coscienza del presente corrisponde ad un’azione attiva, “impegnata”, quanto quella della rimozione del passato: non si attribuiscano responsabilità al fato, dunque, per la malattia delle società.

Il passo dell’oca scandito con i tamburi dalle aquile della Wehrmacht, nel 1938 diventa in Italia il “passo romano” nelle riviste dell’Esercito, della Milizia e delle formazioni giovanili del Partito Nazionale Fascista: il militarismo prussiano si riproduce nel mito di Roma Imperiale; il passato ritorna per dare la linfa vitale a ciò che è già morto, in una allegoria della storia che si risolve in tragedia. Eppure, la tragedia dell’eterno ritorno, della storia che riappare dalle ombre del passato sotto nuove forme, non è meno tragica della “luce rossastra del tramonto” che “illumina ogni cosa con il fascino della ghigliottina”.

La bella immagine di Milan Kundera può essere adottata per leggere nella ghigliottina non solo la cesura con il passato che genera la rivoluzione, ma anche l’oblio: quella forma apparentemente meno violenta di frattura con il tempo precedente che si realizza con la rimozione. La rimozione si presenta nella storia degli uomini come meccanismo di difesa di fronte alla incapacità di confrontarsi con chi ha preceduto, o per risolvere le proprie responsabilità cancellandole semplicemente come una spugna sulla lavagna. Il 25 luglio 1943 – Benito Mussolini era stato destituito nella notte dal Gran Consiglio e arrestato – venti milioni di italiani si svegliarono improvvisamente tutti antifascisti; più o meno come gli italiani che negli anni Novanta divennero tutti anti-partiti sull’onda di Tangentopoli.

Ha scritto E.J. Hobsbawm: “La distruzione del passato, o meglio la distruzione dei meccanismi sociali che connettono l’esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti, è uno dei fenomeni più tipici e insieme più strani degli ultimi anni del Novecento. La maggior parte dei giovani alla fine del secolo è cresciuta in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni rapporto organico con il passato storico del tempo in cui essi vivono”. L’osservazione dello storico inglese si estende oltre la generazione di fine secolo, inquadrando una generazione che potrebbe essere definita la “generazione dopo la fine del Secolo breve” – iniziato con la prima guerra mondiale e finito con la caduta del Muro di Berlino il 9 novembre 1989.

La storia, talvolta, esercita accelerazioni che trovano gli uomini impreparati. Fermandoci al secolo scorso, accadde con l’ascesa al potere di Hitler; sul finire del Novecento è accaduto con la potenza economica e finanziaria della Repubblica Popolare Cinese. Probabilmente è accaduto anche con la fine del mondo bipolare sotto le macerie del Muro di Berlino: il mondo è ancora oggi in cerca di un nuovo equilibrio, e di una nuova identità. Su grande scala e a livello nazionale.

In questo interregno identitario, seguito alla caduta del Muro, l’Italia è il paese dove lo scontro tra la memoria e l’oblio non si è consumato, poiché ha vinto l’oblio senza alcuna resistenza. Gli italiani del 1943 improvvisamente tutti antifascisti, almeno aprirono i cancelli ai Padri della Patria che dettero vita alla Costituzione della Repubblica Italiana; gli italiani che hanno esultato alla distruzione dei partiti sui quali era fondata la Costituzione, hanno solo rimosso il passato aprendo la porta al Potere dell’Ignoranza e dell’Utilitarismo personale.

In tutto il periodo della Prima Repubblica – la Repubblica fondata sulla democrazia dei partiti – seppure all’interno di uno scontro sociale e politico che l’Assemblea Costituente non aveva risolto e tra molte contraddizioni, si realizzò una crescita del benessere storicamente riservato solo ai ceti privilegiati, furono conquistati i diritti fondamentali dei lavoratori, si progredì nei diritti civili e della famiglia, crebbe il diritto alla salute, si affermò il diritto allo studio per tutti, si conservò l’equilibrio tra i poteri dello Stato, quello tra la Magistratura e il Parlamento, si garantì la libera espressione della stampa.

Un grande passato scolpito in una serie infinita di lapidi volutamente dimenticate: Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, Benedetto Croce e Lelio Basso, le 21 madri costituenti, Umberto Terracini, Giuseppe Saragat, Leonetto Amadei, Aldo Bozzi, Giorgio Amendola, Giulio Andreotti, Piero Calamandrei, Aldo Moro, Giuseppe Dossetti, Luigi Einaudi… e poi Amintore Fanfani, Pietro Nenni, Luigi Longo, Giorgio Almirante… Enrico Berlinguer, Bettino Craxi, Arnaldo Forlani… Ciascuno con la propria identità e diversità, ma con il tratto comune della politica come cultura della conoscenza, del sapere, e dell’azione.

In Italia, dopo la ghigliottina acclamata dal popolo festante, sono rimasti i nani nella stanze diffuse del Potere. Il nano nella storia non rappresenta il complesso di Edipo: non si tratta della liberazione dal peso del “padre” per conquistare la propria maturità, ma della rimozione. Anziché misurarsi con il passato, si è preferito l’oblio, l’Anno Zero della presunta nuova Seconda Repubblica che non ha rappresentato l’evoluzione della Prima, bensì la sua cancellazione e rimozione. La Costituzione è stata rimossa nella sua pratica quotidiana.

La retorica rende simili i due opposti, la memoria e l’oblio. La memoria, quando dimentica la differenza “tra un Robespierre che si è presentato una volta nella storia e un Robespierre che torna eternamente a tagliare la testa dei francesi”; e quando l’enfasi tronfia dei monumenti cade puntuale sul calendario come le feste comandate per assolvere la miseria dei contemporanei.

La Festa del 2 Giugno in Italia è diventata come la Messa della Domenica: un atto dovuto, con l’illusione di salvarsi la coscienza. Sepolcri imbiancati. E’ stata distrutta l’Italia Repubblicana fondata sulla Costituzione nata dall’Assemblea Costituente: la repubblica in cui viviamo è ormai il regime di uno Stato retto da un’Oligarchia dell’Ignoranza e dell’Utilità personale. Per chi ancora crede in quella Croce laica costata il sangue degli italiani e degli Alleati per la liberazione nazionale, quello di oggi è un 2 Giugno che non ci appartiene: se non come celebrazione di un lutto civile, di fronte al quale altro non possiamo fare che mantenere viva la voce di coloro che posero le fondamenta per fare dell’Italia una repubblica democratica fondata sul lavoro, sull’uguaglianza, e sul rispetto delle leggi.