VERSILIA NOIR. LA MORTE SUL LAVORO DI UN FEDELE SERVITORE DELLO STATO

Si chiamava Antonio Colasanti, aveva 52 anni, era un maresciallo dei carabinieri, comandante della stazione dell’Arma di Seravezza. Morì la sera del 3 dicembre di 38 anni fa, colpito da un infarto mentre stava inseguendo a piedi, con i suoi uomini alcuni ladri che avevano tentato un furto nella scuola di via 24 Maggio. Un morto sul lavoro, servendo lo Stato, per difendere l’interesse collettivo e i cittadini. Un carabiniere amato dalla sua famiglia, dai suoi colleghi, dalla gente, che vedeva in lui una figura rassicurante. Un uomo che – nel rispetto dei ruoli e delle dinamiche dell’Arma – aveva anche un bel rapporto con i cronisti, soprattutto con i più giovani (citazione personale) ‘che avevano l’Arma in famiglia’. Insomma una di quelle persone che fa piacere incontrare nella vita. PERO’ quella sera, il cuore del maresciallo Colasanti cedette di schianto, nel pieno di un intervento per difendere il bene pubblico e assicurare alla giustizia i responsabili del furto: inutile fu la corsa verso l’ospedale ‘Campana’. Fu uno choc collettivo. Tra l’altro – la ricordano le cronache dell’epoca – Colasanti intervenne con i suoi uomini in via 24 Maggio dopo avere concluso gli atti di un altro drammatico episodio avvenuto nel territorio di competenza dell’Arma di Seravezza, il suicidio di una donna che aveva ferito gravemente il marito (probabilmente pensava di averlo ucciso) durante una furiosa lite.