Il presidente Mario Draghi

Mario Draghi e le sue pene

di ALDO BELLI – Se poi gli italiani continueranno a dare il voto nelle urne al Partito dei Cazzi Propri, non ce la rifacciamo con Draghi.

Io sono un sostenitore di Mario Draghi, fosse solo per il motivo che proviene dalla Prima Repubblica alla quale anche io ho appartenuto. Credo di conoscerlo a sufficienza, nel chiaro e nello scuro fin dai tempi del Britannia, per ritenere che in Italia a guidare il governo non sia stato catapultato per caso. Probabilmente, nonostante la sua lunga esperienza maturata frequentando da protagonista i palazzi del potere – quello vero – non immaginava il pantano nel quale si sarebbe ritrovato salendo l’ascensore di Palazzo Chigi. Ma tant’è, là dove si decidono le sorti dell’Europa pare che non vi fossero grandi possibilità di scelta. E così il dado è caduto su Mario.

Dire che il suo, sia un governo il quale ha dimostrato una rottura con il recente passato nel governare il caos nazionale esploso con la pandemia, sarebbe azzardato. Del resto, invito chiunque ad immaginarsi improvvisamente lì, al timone del Paese, con una barca che perde acqua da tutti i buchi: dalla sanità alla scuola, all’economia e all’assetto istituzionale. Gli è toccato pure tenersi Roberto Speranza come ministro della Sanità, quello che in tutta fretta fu costretto a ritirare il suo (mancato) best seller da tutte le librerie perché dichiarava soddisfatto di avere sconfitto il covid e l’epidemia.

Dell’importo che l’Europa ha stanziato per la rinascita post-covid del nostro Paese, confesso di avere perso il conto. Ma non il presupposto: l’allineamento dell’Italia agli altri paesi della comunità europea nella legislazione fiscale e della giustizia, in primo luogo. Poi la corretta gestione delle procedure per l’utilizzo dei fondi europei. E aggiungo: nel marasma generale di una nazione nella quale sfido a decidere se il caos burocratico e finanziario sia superiore a livello centrale o delle Regioni. Un tempo dell’inefficienza italiana si dava la colpa ai sindacati: adesso che i sindacati e le associazioni di categoria sono ridotti al lumicino, a chi dobbiamo attribuire la colpa? Qualcuno ha eccepito- solo un esempio – le centinaia di milioni di euro che il ministro Franceschini in due anni ha sparso nelle Fondazioni Liriche per tappare i buchi dei bilanci fallimentari con la scusa dell’emergenza covid? E tutti quei soldi dove li ha presi? Non certo dall’Europa. Ma dalle tasche degli italiani, perché se il deficit pubblico c’era prima del covid non si capisce dopo l’arrivo della pandemia.

L’esempio più eclatante della colpa è rappresentato dal Green Pass. Concordo con chi sostiene – e senza bisogno di ricorrere ai complotti giudaico-massoni internazionali – che l’obbligatorietà è stata fondamentalmente il grimaldello – anticostituzionale – per spingere gli italiani a fare il vaccino. Panem et circenses in Italia ha sempre funzionato. Se Draghi avesse imposto il Green Pass per leggere i libri, sicuramente gli italiani si sarebbero altamente fottuti del vaccino.

D’altronde, il nostro Sistema Sanitario è stato spolpato fino all’osso, e tra il collasso delle cure ospedaliere e la speranza sull’effetto vaccinale, probabilmente Mario Draghi ha scelto la soluzione più pratica.

Ciò non toglie che il buon Draghi ha sbagliato. Perché la Costituzione è una cosa seria, e i diritti individuali rappresentano un sacro principio degli Stati di diritto moderni. Ma pensate veramente che l’Italia sia uno Stato moderno e di diritto? Diciamoci la verità! L’Italia è un paese dove il primo diritto riconosciuto dalla Costituzione materiale è quello di ciascuno di farsi i cazzi propri alla faccia del prossimo (PS: leggo quotidianamente i giornali stranieri, e non mi pare che in nessun altro paese il vaccino e il Green Pass abbiano assunto i toni apocalittici che ho visto in Italia: ci sarà pure un motivo).

Questo è il vero pericolo per Draghi e gli italiani per bene che ancora esistono. Per cui – per quello che posso – proseguo a tenere barra dritta sulla difesa della Costituzione, e spero che arrivi presto il nuovo settennato sul colle più alto di Roma. Se poi gli italiani continueranno a dare il voto nelle urne al Partito dei Cazzi Propri, non ce la rifacciamo con Draghi.

2\