di ALDO BELLI – In difesa della Ragione, senza antiamericanismo, senza simpatia per lo Zar di Mosca, fuori dal pacifismo scarlatto.
1 – Tacete! Il nemico vi ascolta. E’ un manifesto fascista durante la guerra dell’Italia al fianco di Hitler. Dopo oltre mezzo secolo, trovo drammatica l’accusa di traditori e collaborazionisti per quanti riflettono fuori dal coro sulla guerra in Ucraina. Questa guerra è una vera stronzata, e lo scrivo da militante dell’Occidente, non da anti-americano, senza alcuna simpatia per lo Zar di Mosca, e fuori dal pacifismo scarlatto che confonde i popoli con la realtà della storia.
2 – “Putin è un dittatore”. Boris Johnson, primo ministro inglese, l’ha scoperto il 24 febbraio. I politici nostrani e l’informazione italiana, anche. Compresi coloro che compaiono sorridenti al Cremlino in tutte le foto di questi decenni. Nessuno, naturalmente, direbbe altrettanto del primo ministro cinese: “La Repubblica Popolare Cinese è uno stato socialista sotto la dittatura democratica popolare diretta dalla classe operaia e basata sull’alleanza degli operai e dei contadini” (articolo 1 della Costituzione). E non lo dicono, perché se la Cina chiudesse le frontiere ci troveremmo tutti in mutande, essendo ormai l’Italia e l’Occidente alla mercé dei suoi prodotti anche per fare funzionare una lavatrice. Per il Potere il concetto di libertà funziona sempre a giorni alterni.
3 – L’indipendenza dell’Ucraina. Sfido a dimostrare che fino a poche settimane fa in Italia ci fosse qualcuno che si preoccupasse del popolo ucraino e della sua libertà. Non si preoccupò neppure il G7 riunito a Roma nell’ottobre scorso: l’assenza fisica di Putin giustificata dal Covid non mosse nessuno a pensare che forse il Covid non c’entrava nulla. Chissà, forse, più tragicamente a Roma si gettarono le basi per quello che sarebbe accaduto ai confini della Russia solo pochi mesi più tardi. Ma, appunto: “Tacete! Il nemico vi ascolta”.
4 – Il nemico Putin. “L’Italia è un grande partner della Russia in Europa”. Era il 10 giugno 2015 e lo diceva Putin all’Expo di Milano, peccato che TOSCANA TODAY non può pubblicare le foto festose dell’accoglienza italiana, non avendo i soldi per acquistare i copyright. Possiamo però pubblicare ciò che fu detto proprio sull’Ucraina: PUTIN: “Non c’è alternativa” all’accordo di Minsk II e la Russia come l’Italia punta al rispetto integrale degli accordi del febbraio scorso sull’Ucraina”. RENZI: “C’è una linea condivisa che vede tutti sulla stessa posizione” dall’Italia all’Unione Europea, e con cui si punta al fatto che il protocollo sia rispettato integralmente.
5 – Una guerra voluta. Esiste sempre un modo per evitare la guerra. Nell’Accordo di Minsk (Europa, Ucraina, Russia, Repubblica Popolare di Doneck e Repubblica Popolare di Lugansk) l’Europa riconosceva lo status speciale delle aree autonome delle regioni di Donetsk e Lugansk: l’autonomia dei popoli può essere materia di trattativa e ricatto per le dittature, ma non per le nazioni libere. Se così è, perché l’Europa non ha preteso unilateralmente che il popolo di quelle due province decidesse liberamente con il voto democratico la forma di stato e di governo in cui vivere?
6 – La protezione dell’Ucraina anche senza la Nato. Putin non ha negato il diritto dell’Ucraina di entrare nell’Unione Europea, era un buon motivo per salire sull’onda: a Bruxelles e a Washington si è voluto, invece, condizionare all’entrata dell’Ucraina anche l’ingresso contemporaneo nella NATO, con i missili (del tutto inutili, poi) sotto le mura del Cremlino. La bandiera EU che sventola su Kiev avrebbe protetto i bambini ucraini da Mosca assai più di cento missili.
7 – La ragione e la forza. Non esiste umana giustificazione alle atrocità dell’aggressione di Putin. E’ vero: a fare la guerra occorre essere in due, ma ne basta uno per dichiararla. Tuttavia, nell’epoca storica contemporanea, la forza della ragione sta sì nel non fare la guerra, ma anche nel determinare le condizioni che dissuadano e impediscano agli altri di farla. A Putin, l’Occidente l’ha servita su un piatto d’argento. Lascia che un agnello stia a contatto con il lupo, e poi vedi come finisce.
Solo i sepolcri imbiancati possono capovolgere questa verità facendola suonare come una vile dichiarazione di responsabilità occidentale nella guerra. La verità di una guerra che la Russia di Putin ha cercato e che l’Occidente gli ha lasciato cercare resuscitando la vecchia illusione del confronto delle armi come soluzione degli interessi economici e politici internazionali. In quelle strade di Kiev, del Donbas, di Mariupol, insieme agli innocenti e ai bambini rischia di morire anche la Ragione.
