Coronavirus. “La gente sta dando di matto senza motivo per colpa di questi media che stanno facendo del terrorismo psicologico da panico”
Nel caos mediatico di trasmissioni tv fiume, atte a conquistarsi audience a colpi bassi di notizie allarmanti, e di giornali che usano titoli cubitali per seminare panico e terrore tra la gente di fronte a quella che viene già chiamata la pandemia da coronavirus, noi abbiamo scelto di dare spazio e voce ad un esperto di fama internazionale, l’infettivologo Matteo Bassetti, di cui mi è arrivato, tramite vie traverse, un audio che ho deciso di trascrivere in questo articolo per ridare alla stampa, ed all’Ordine dei Giornalisti di cui mi onoro di far parte dal 1985, la dignità del ruolo. Fare informazione corretta al servizio della verità e per renderci utili ai nostri lettori.
Il professor Matteo Bassetti, presidente sella Società Italiana di Terapia Antinfettiva
Trascrivo l’audio, registrato dal professor Matteo Bassetti, presidente della Società Italiana di Terapia Antiinfettiva (SITA) e presidente del gruppo di studio delle infezioni nel paziente critico della European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases (ESCMID). Il messaggio audio riveste un’importanza scientifica di alto livello perché è rivolto al personale sanitario, medico e paramedico, che ha o avrà a che fare con il problema coronavirus. Il professor Bassetti invita i riceventi a diffondere il messaggio audio ai vari colleghi per frenare il dilagare di “una frenesia ed un panico abbastanza irrazionale e poco centrato con quello che sta accadendo”.
Il coronavirus non deve fare paura
“Il coronavirus è un virus che in realtà già noi conosciamo perché alcune sue varianti possono causare delle sindromi parainfluenzali. In questo caso, invece, parliamo di un virus che è cugino della Sars e che in Cina sta facendo abbastanza danni. Ha una virulenza paragonabile a quella dell’influenza, in realtà poco più dell’influenza, ma una mortalità estremamente bassa fuori dalla Cina, parliamo dello 0,3 per cento. In Cina, invece, i dati sono un pò più preoccupanti. Questo vuol dire che su 100 persone che vengono a contatto con il coronavirus solamente pochissime rischiano veramente qualcosa da un punto di vista della salute e proprio della vita. Si stima che circa il 20 per cento delle persone che vengono in contatto con il coronavirus sviluppano una forma pneumonica di polmonite e di queste solamente un 25 per cento, quindi diciamo che su 20 persone 4 persone, 5 persone al massimo, rischiano veramente di finire in terapia intensiva. Quindi vuol dire che sostanzialmente il 95 per cento delle persone che vengono in contatto con questo coronavirus ne usciranno in maniera sostanzialmente benigna. Questo, un primo dato per rassicurarvi tutti. Quindi, non è che “oddio prendo il coronavirus e finirò in terapia intensiva e moriamo domani!”. No, non è così.
L’importante è avere un sistema immunitario in salute
“La maggior parte di noi che verrà in contatto con il coronavirus, soprattutto noi che abbiamo un sistema immunitario ancora forte ed in salute rispetto ad esempio agli ospiti in Casa di riposo, svilupperemo probabilmente quello che ci sembrerà un raffreddore o un’influenza, ma poco più. Quelli che sono un po’ più a rischio sono i soggetti immunodepressi o comunque con malattie che hanno delle ripercussioni sull’efficienza del sistema immunitario e ovviamente le persone anziane”.
I bambini sono più al sicuro
“Ad oggi non c’è un caso di bambino finito in terapia intensiva. Questo perché i bambini, esattamente come succede per le malattie esantematiche ed altre malattie che si sviluppano durante l’infanzia, reagiscono in maniera diversa. In loro queste malattie hanno delle manifestazioni che sono un po’ più blande. Pensate banalmente al morbillo. Lo prende un bambino di due anni e non dico che sia completamente una passeggiata ma ci fanno un giro abbastanza facilmente, lo prende un adulto e rischia di finire in ospedale con conseguenze anche importanti. Quindi, qui la situazione è analoga, i bambini sembrano essere al sicuro per questo momento e sono già 2 mesi e più che il virus circola”.
Come si è diffuso il virus nel nord Italia
“Considerando il primo caso che è stato trovato a Codogno in provincia di Lodi, direi che è molto probabile che il virus, dato il tempo di incubazione che si pensava essere di 14 giorni ma è più probabile che sia di 21 giorni, o forse qualcosina di più, circoli già da almeno un mesetto in tutto il nord Italia. Quindi è molto probabile che gente che arriva dalla Lombardia, dal Veneto anche solamente per farsi una settimana bianca o il’weekend in montagna, siano già venuti a contatto con il virus e lo abbiano già portato in Trentino senza che questo, però, come si è visto, abbia scatenato una moria di persone qui nelle nostre valli. Questo perché il virus per la maggior parte dei casi sviluppa una malattia benigna, fortunatamente. Questo vale per ora. I virus a RNA come il coronavirus possono mutare in qualsiasi momento e tendono a creare delle malattie più blande rispetto a quelle iniziali, quindi è probabile che tra un mesetto o due, superato il picco che l’OMS prevede esserci il mese prossimo, la malattia possa in qualche modo stabilizzarsi e dare un quadro un po’ più blando di quello attuale”.
Cosa possiamo fare: consigli pratici
“Usare le mascherine? Quelle classiche che abbiamo nelle strutture sanitarie non servono assolutamente a nulla per impedire di prendere il virus perché il virus è più piccolo della rete con cui sono fatte queste mascherine. Le uniche che potrebbero proteggere sono quelle con denominazione FTP3 che noi non abbiamo in dotazione ma in questo momento non vedo neanche, vista la nostra realtà, un’indicazione assoluta a portarle. E’ vero che le mascherine che abbiamo noi a disposizione possono in qualche modo ridurre il rischio che una persona che in questo momento abbia il virus (ma questo vale per questo virus e per molti altri) lo possa trasmettere agli altri, perché viene in qualche modo schermato per la maggior parte.
“Quello che noi possiamo fare è aumentare al massimo quelle che sono le norme igienico sanitarie: soluzioni alcoliche per lavare qualsiasi superficie, buona igiene delle mani, utilizziamo tutti i presidi sanitari come ci dice l’OMS per l’igiene. Non facciamoci prendere dal panico! Non esiste in questo momento una terapia di routine per trattare questo tipo di malattia anche se ci sono dei protocolli sperimentali di cui almeno uno che sembra avere degli ottimi risultati, quindi speriamo in bene. Quello che possiamo fare ulteriormente noi, oltre a questo, è cercare di rafforzarci il più possibile utilizzando degli integratori a base di vitamine A, C e D. Questo perché, aumentando quelle che sono le nostre difese immunitarie, è molto probabile che, almeno noi, per quanto riguarda la nostra persona, potremmo supportare e sopportare le infezioni da coronavirus in maniera più ottimale. Questo perché, molto probabilmente, data la virulenza che è simile anche un pochino di più di quello dell’influenza, è molto, molto, probabile che tutti ne verremo in qualche modo toccati. Ma non c’è da allarmarsi.
Visite agli ammalati in ospedale/ Case di riposo
“Per quanto riguarda i parenti che vengono a trovare gli ospiti, vi consiglierei di chiedere loro, intanto, se non sono completamente in salute, di ritornare a casa onde evitare che ci sia un contagio maggiore ma questo vale sia per il coronavirus che per l’influenza stagionale e per qualsiasi altra malattia che in questo periodo c’è sul territorio. Non scatenerei allarmismi particolari”.
“Se qualcuno si presenta con un po’ di raffreddore o un po’ di tosse, chiedetegli, se è possibile, di andare a casa per evitare che anche solamente la banale influenza che c’è in periodo invernale si propaghi nuovamente in Casa di riposo”.
“Per quanto riguarda le persone che vengono da fuori provincia, dalla Lombardia o dal Veneto, il consiglio è che sarebbe opportuno che non entrassero in struttura per ridurre il rischio ulteriore di contagio. La possibilità, visto che il virus è in giro da un po’ di tempo, che qualcuno di noi ne sia venuto in contatto e non abbia sviluppato alcun sintomo purtroppo c’è, ma questo non ci deve in questo momento allarmare perché fuori dalla Cina questo virus sembra avere un comportamento diverso da quello che abbiamo imparato a conoscere a Wuhan. Sembra che per via di una proteasi che noi abbiamo a livello polmonare, noi europei siamo un po’ più protetti rispetto agli asiatici. Si stima, ad esempio, che il maschio asiatico abbia un rischio di sviluppare una polmonite da coronavirus 5 volte superiore agli altri. Quindi, siamo abbastanza tranquilli per il momento. Mi raccomando, se vi venisse anche solamente un raffreddore non andate al Pronto Soccorso, non pensate di avere il coronavirus: siamo razionali per favore! Già la gente sta dando di matto senza motivo per colpa di questi media che stanno facendo del terrorismo psicologico da panico. Almeno noi, che siamo dei profili sanitari, facciamo il nostro dovere, fatto bene e utilizzando la ragione”.
- Matteo Bassetti (Genova, 1970), un diploma di specializzazione con lode in Malattie Infettive e un dottorato di ricerca in Malattie Infettive e Trapianti d’Organo, è reduce da una brillante esperienza presso l’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine, dove ha diretto la Clinica Malattie Infettive dal 2011. È Presidente della Società Italiana di Terapia Antiinfettiva (SITA) e Presidente del gruppo di studio delle infezioni nel paziente critico della European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases (ESCMID). Attualmente è il nuovo Direttore dell’Unità Operativa Clinica Malattie Infettive, ubicata presso il Padiglione Patologie Complesse, dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova.
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Beatrice Bardelli, giornalista, vive a Pisa dove si è laureata alla Facoltà di Lettere in Lingua e Letteratura tedesca (indirizzo europeo). Iscritta all’O.d.g. della Toscana dal 1985, ha collaborato con numerose testate tra le quali Il Tirreno, Paese Sera, Il Secolo XIX, La Nazione e L’Unione Sarda. Si è occupata di cultura, spettacoli – teatro e cinema, ambiente, politica, società e salute. Dal 2000 attivamente impegnata nelle lotte dei vari movimenti e comitati a difesa dell’ambiente e della salute, dell’acqua pubblica e contro il nucleare, collabora con la Rete per la Costituzione.
