A Cascina offrono le baracche per il disagio sociale

di FRANCO M.ALLEGRETTI – Il progetto del sindaco Michelangelo Betti con il protettorato del presidente del Consiglio Regionale Mazzeo.

Dopo la pubblicazione del dossier sul pasticciaccio brutto di via Tosco Romagnola 1060, il “Pinqua” di Cascina, il silenzio ha avvolto l’intera vicenda. Una cortina muta si è abbattuta su i quesiti contenuti nel dossier. Poi, ad un tratto, come fulmini a ciel sereno, a seguito del secondo articolo pubblicato da Toscanatoday, sono apparse le dichiarazioni di Eugenio Giani (PD) presidente della Giunta Regionale e di Antonio Mazzeo (PD) presidente Consiglio Regionale, accompagnati dagli assessori Stefano Baccelli (PD) e Serena Spinelli, infine una nuova conferenza stampa della Giunta Betti.

Il Pinqua di Cascina è un progetto di qualità e dovrà essere finanziato: questa è la sostanza delle autorevoli dichiarazioni. Il primo intervento di rilievo è stato quello di Mazzeo, che ringrazia i Comuni aderenti al progetto di Cascina e che hanno costruito una “proposta molto innovativa”, si compiace per la “creazione di una comunità d’area e servizi di cooperazione intercomunale per un nuovo abitare”. Il presidente Mazzeo arriva a definire il progetto, “un’idea molto suggestiva perché pone risposte molto avanzate che sono state rese più impellenti dalla pandemia”. Oltre alla sua soddisfazione per il risultato, dichiara che “dentro a questo progetto vediamo infatti emergere una risposta che guarda al futuro, perché usa la riconversione sociale, oltreché urbanistica come filo logico” e afferma di essere convinto di avere “inviato un progetto di qualità”.

Sono solo valutazioni di un politico, di carattere molto superficiale, che non si addentrano nella proposta. Sono solo ovvietà: come se la definizione stessa di “progetto”, belli e brutti che siano, non riguardasse il futuro! Francamente, non conosco “pro-getti” destinati a determinare il passato.

La proposta del Comune di Cascina è quella di costruire 31 monolocali in legno ed altri 10 appartamenti, sempre in legno, in una zona periferica nell’area del Peep di S.Frediano: come dicono loro, per circa 110 persone con gravi problemi di disagio sociale, alle quali offrono abitazioni in legno per uso temporaneo. Non bastasse già la situazione di precarietà nella quale si trovano persone affette da ‘disagio sociale, Mazzeo gli tende la mano per offrire loro pure un ambiente di vita precario. Sarebbe più onesto usare la lingua italiana correttamente: in italiano, soluzioni di questo tipo, si chiamano ‘baracche’.

Una proposta indecente. Forse, quello che la rende appetitosa è la costituzione di una cooperativa che dovrà gestire il flusso dei disagiati?

E’ vero come afferma Mazzeo, la proposta ha un filo logico. Quello di sancire e aggravare le disuguaglianze sociali. I disagiati devono vivere nelle baracche e in zone periferiche. Anche il richiamo alla pandemia associato a queste “baracche” suona come una campana a morto. Alcuni osservatori che lavorano davvero nel disagio in Italia, come Gino Strada, hanno allertato che la pandemia aumenterà i disagi e le diseguaglianze: ma non per costruire “baracche” come nel secondo dopoguerra, piuttosto per investire nell’edilizia residenziale pubblica di vera qualità e per dimore fisse.

Suggerirei ai sapienti cascinesi di Firenze la lettura dell’enciclica del 2015 di Papa Francesco Laudato sì: “Per questa stessa ragione, sia nell’ambiente urbano sia in quello rurale, è opportuno preservare alcuni spazi nei quali si evitino interventi umani che li modifichino continuamente”

Appunto, l’opposto di quello che vuole fare Cascina sia sulla Tosco Romagnola che a S.Frediano.

L’art 13 dello Statuto della Regione Toscana non assegna al presidente del Consiglio la funzione di “validare” il progetto. Avendo letto il contrario nelle parole di Antonio Mazzeo, la sensazione è quella di un’operazione che sa molto di protettorato.

A suo tempo ho inviato il dossier al presidente Mazzeo, e agli assessori regionali Bacelli e Spinelli, non ho ricevuto alcun riscontro. Di questi, appare evidente, la posizione più imbarazzante è quella dell’assessore Spinelli: eletta nella lista di Toscana Sinistra Civica ed Ecologista. E’ consapevole di avere approvato un progetto che prevede un “bosco urbano” di 19 alberelli, motivato come necessario per la lotta contro l’anidride carbonica ?

L’unico a rispondere alle domande sollevate pubblicamente, è stato il sindaco di Cascina, Michelangelo Betti (PD), nella conferenza stampa del 14 marzo: “Se qualcuno vuole fare polemica la faccia pure: saranno i fatti a parlare”. Peccato, che dopo avere rispedito a casa la Lega dal governo di Cascina, il nuovo volto alternativo si dimostri quello del tanto me ne frego, confondendo la polemica con l’anima della democrazia – e della buona amministrazione – che è proprio la critica e il confronto.

(foto: hifijohn – licenza pixabay https://pixabay.com/it/photos/cabine-tettoie-baracche-cabanas-255705/ )