Alberto Sughi "Tramonto romano"
OPINIONI, OPINIONI - di Niclo Vitelli

A destra o a sinistra dopo Draghi? Che succederà?

di NICLO VITELLI – Spaventa la miscela esplosiva che si sta creando nel paese, nel tutto e contrario di tutto della politica e nella società.

Le società si sono sempre definite e caratterizzate sulla base di numerose spinte e di rapporti complessi tra l’economia, l’articolazione civile, le stratificazioni sociali, le istituzioni, la cultura, le superstizioni. Non sempre sono prevedibili e definibili gli approdi e le direzioni di marcia, soprattutto in epoche di grandi sommovimenti come questa. Tantissime, ad esempio, sono state le idee e le suggestioni anche innovative e di libertà che però non hanno lasciato tracce visibili nei processi storici

Gramsci nei suoi Quaderni aveva annotato che in una situazione di interregno bisognava stare molto attenti poiché quando c’è un equilibrio tra le forze in campo che non si sbocca, quando il vecchio muore e il nuovo non può nascere, non riesce ad evolvere a verso sintesi più avanzate e possono verificarsi i fenomeni morbosi più svariati.

Oggi l’umanità, alla fine di una fase suprema di capitalismo finanziario, si trova a fare i conti con una gravissima pandemia e con incredibili povertà, contraddizioni e miserie: quelle di prima, compresa la questione ambientale e quelle causate da due anni di emergenza sanitaria tutt’altro che risolta, che ha colpito in Italia alcune categorie e in maniera particolare le donne e i giovani e nel mondo in particolare i paesi più poveri e arretrati.

L’economia finanziaria ha disseminato diaboliche mine ovunque, durante un cammino che pareva incontrastato e unico e che pure tantissime forze di sinistra hanno finito, se non per innamorarsene perdutamente, per utilizzarlo ampiamente, lasciando filtrare una cultura consumistica e individualistica fin nelle loro radici.

In Italia negli ultimi anni la politica si è indebolita e si è ridotta a tatticismo in un’ottica elettoralistica e di brevissimo periodo lasciando un’eredità alquanto inquietante: una destra divisa che oscilla e si rincorre tra fughe estremiste e populiste e una sinistra frantumata, litigiosa e senza progetto. E’ una situazione alquanto pericolosa che, ove non riuscisse ad evolvere positivamente nel giro di poco tempo, potrebbe riservare sorprese drammatiche. Meloni e Salvini si contendono i voti di categorie e di un’area alquanto eterogenea e nebulosa, di persone che si sono sentite umiliate, sono entrate in difficoltà e non vedono nessuna possibilità di futuro davanti a loro: molte di queste persone nel passato erano elettoralmente a sinistra. E’ cresciuta l’area di chi, in questo ribollire delle passioni, della disperazione e delle preoccupazioni, pensa esclusivamente a se stesso e ritrova una sua soggettività nel gridare contro tutto e contro tutti, dando sfogo al rancore verso qualsiasi forma di governo e nei confronti delle istituzioni e della scienza. Libertà a prescindere dagli altri: dalle regole, dal sentirsi parte di una società e di una comunità. Libertà di fare come si vuole, liberi da lacci e lacciuoli, da impedimenti di qualsiasi genere: anche da quello di sacrificare qualcosa per il bene di tutti, di altre categorie, di altre esigenze, di altre situazioni. Ed ognuno vede solo il suo problema che, così isolato, produce assieme frustrazione, rabbia e in alcuni casi ribellismo. Quando nelle società si è formata una miscela così esplosiva è bastato un detonatore qualsiasi per far esplodere la situazione e in diversi casi storici a creare effetti gravi e drammatici.

Oggi sono così sorprendentemente fluide e liquide le situazioni che si può essere leader di un partito sostenendo in piena pandemia le aperture illimitate e poi, dopo poco, chiusure rigide e poi, ancora, di non utilizzare le protezioni salvo poi sostenere l’esatto contrario senza che questo incida più di tanto, porti a quelli che si sarebbero detti gli esami di coscienza o faccia emergere una coscienza nuova tra gli elettori.

Oggi si può stare al governo e al tempo stesso dare vigore alle opposizioni più estreme nella società. Si può stare in un corteo dove si fa il saluto fascista e gridare al golpe per il green pass, si può stare con Draghi al governo e con Orban l’ungherese, con Ordine Nuovo e i no vax e dire che si è a favore dei vaccini, che il green pass è la dittatura quando mesi prima si era addirittura richiesto un green pass europeo. Non che a sinistra si stia meglio, sia pure con altri problemi: la situazione è di assenza di progetti e di lotte per correggere le deformazioni della società tardo capitalistica, per sostenere uno sviluppo diverso, per aggredire le sacche di emarginazione, di privazione di futuro, di malessere e di miseria. Sarebbe necessario un moderno progetto di democrazia progressiva, di una democrazia da allargare e da portare ancora più avanti rispetto alla società attuale, attraverso un nuovo agire sociale: movimenti, presenza nella società e costruzione di convergenze ed alleanze sociali, battaglie culturali e difesa dei lavoratori, dei giovani e delle donne.

I lavoratori non sono più nella grande fabbrica ma sono organizzati variamente nelle imprese, nei piccoli laboratori, nei campi a raccogliere pomodori e altri prodotti, a portare oggetti e cibo nelle case degli italiani, a casa da remoto al computer, negli uffici, in prima linea oggi negli ospedali e nella sanità, o lavorano per conto di multinazionali, di aziende innovative o di realtà tipiche del primo novecento dove si muore facilmente ogni giorno per infortuni, sono italiani storici e nuovi italiani dopo matrimoni misti e integrazione. Lavoro e lavori cambiati compreso l’area di chi un lavoro non ce l’ha nemmeno, quelli meno tutelati ma tutti questi, nel loro complesso sono e dovrebbero rimanere il fulcro e il riferimento principale di un progetto di società dell’eguaglianza, dei diritti e della solidarietà sociale, di una società-comunità e di integrazione.

A me spaventa la miscela esplosiva che si sta creando, ma non ho perso la fiducia che la sinistra torni ad essere sinistra e, pure con le innovazioni che una società cambiata radicalmente anche dal punto di vista sociale e culturale impone, che sappia ridefinire la sua missione e un progetto preciso. Ci sono moltissime forze, che spesso isolate e in solitudine, continuano a spendersi per gli altri, a costruire occasioni di miglioramento per chi soffre, per chi ha bisogno di assistenza e di servizi, di lavoro, per una economia solidale e socialmente equilibrata: dall’associazionismo al volontariato, dal sindacato alle cooperative, alle associazioni religiose. Senza un progetto di cambiamento visibile e di forte ancoraggio ideale e valoriale non ci sarà un’evoluzione positiva ma si potranno creare le condizioni di una involuzione pericolosa.

Sinistra numerosa se ci sei batti un colpo! E ciascuno cominci a rompere la simmetria dei posizionamenti e delle diverse bandierine piantate su superfici ormai talmente piccole da somigliare più a orticelli che non a riserve indiane. Il tempo stringe e chiama ad uno scatto in avanti. Ci vuole una rinnovata consapevolezza e un serio e coerente impegno per costruire un futuro diverso, perché come diceva il massimo esponente dell’economia civile Antonio Genovesi: “E’ legge dell’universo che non si può far la nostra felicità senza far quella degli altri”. Ed oggi, purtroppo, sono tantissimi gli infelici e potrebbero diventare ancora molti di più!

(foto: “Tramonto romano” di Alberto Sughi)