Tribunale di Lucca
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A GDG un giudice finalmente l’ha detto: offendere è reato

di MATILDE TORRE – Il GIP del Tribunale di Lucca ha ordinato di formulare l’imputazione per diffamazione entro dieci giorni.

Nel Paesotto della Bellezza, come è stata ribattezzata la Perla del Tirreno, ormai da sette anni risuona una sola voce. Stavo per dire: echeggia lungo le vie; ma questo sarebbe ardito, giacché il Nobile di Capannori – come del resto ogni vero aristocratico – non si mescola col volgo: ai sudditi egli comunica con il distacco fisico di Facebook, o se proprio il momento lo richiede inviando nelle sue terre di conquista il fidato scudiero: con le spalle incurvate dal peso del lavoro e il capo desolato come erba sradicata dal buio dei cunicoli dove il Potere si anima, per incutere obbedienza al suo signore.

Il distacco del Nobile di Capannori non è superbia, è una forma di igiene della persona. Ciò che più lo atterrisce, dell’aria aperta, è trovarsi di fronte qualcuno che lo guardi negli occhi e non si genufletta al bacio dell’anello. Un virus letale per le sue difese immunitarie: quello di venire contraddetto. Per questo comunica con Facebook, o si mette in posa in sermoni video solitari: lì a parlare è solo lui. Non corre rischi di contagio. In questo modo può offrirsi spesso anche in esercizi poetici citando i raggi di sole e la Bellezza, che la sua ascesa al trono ha recato al Paesotto: anche il mare che lambisce la spiaggia è opera sua, le architetture liberty, il cielo azzurro della Primavera, e i sudditi esultano. Non potendo avvicinarlo per toccarne la veste immacolata, spingono l’indice sul like. Per gli eretici c’è il rogo: seguendo le sue forme dell’igiene personale, naturalmente. Ovverosia, bannadoli da Facebook – giacché i virus possono assumere anche il subdolo aspetto informatico – o dando incarico ad un legale del reame di presentare querela in vece sua per lesa maestà dinanzi al Tribunale.

Il 1 giugno 2021, viceversa, un Tribunale ha stabilito che non è igienico adoperare espressioni come quelle usate su Facebook dal Nobile di Capannori che travalichino la critica politica: in quanto l’indagato, definendosi “intralcio alle basse clientele, ai giochetti, ai favori, al dispetto delle regole, alla scorrettezza amministrativa, alla distruzione dei conti, allo sperpero di denaro pubblico[ … ] alle scorrerie delle bande di delinquenti affamati di poltrone, di incarichi, di piccoli squallidi poteri”, non si limita a criticare, anche aspramente, l’operato della precedente amministrazione locale, e dunque anche del querelante, che vi si colloca politicamente, ma accredita tali amministratori, e dunque anche il querelente che lo aveva criticato dando la stura alla reazione dileggiante, come autori di reati ( corruzioni, abusi di ufficio, peculati, ecc.).

Per tutto questo, il Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Lucca ha ordinato “al Pubblico Ministero di formulare l’imputazione entro dieci giorni” a carico di Giorgio Del Ghingaro.

Il Nobile di Capannori, Signore del Paesotto della Bellezza, aveva eccepito che non di diffamazione si trattava, bensì di normale dialettica politica nei confronti della trascorsa amministrazione, e l’ex amministratore non se l’era sentita di tacere: il quale, poverello, ignaro dell’igiene personale di cui sopra, si era morigeratamente espresso, durante una trasmissione televisiva, con queste parole: “la candidatura a sindaco di Giorgio Del Ghingaro è un intralcio alla riconquista dell’amministrazione della città da parte delle forze progressiste”. Morigerate sì, ma sufficienti per screpolare l’igiene personale, ricevendo quella valanga di improperi pesanti come le palle di fuoco lanciate dai becchi del castello.

Io propendo per la tesi secondo la quale nella dialettica politica può capitare che volino parole grosse, e se dovessimo considerarle ciascuna un reato perseguibile dalla legge, occorrerebbe in Italia un nuovo Tribunale Speciale. Ciò che non comprendo è perché il Nobile di Capannori consideri le proprie opinioni (anche se in questo caso si va un po’ oltre) “diritto di critica politica”, ma non le opinioni altrui: fino ad infierire anche sul diritto di informazione giornalistica e con tanto di querele quando viene criticato.

Ci sarebbe da aggiungere, in verità, anche un’altra domanda al sindaco GDG, per misurare la sua sincerità: perché se è questo che pensava e pensa delle trascorse amministrazioni comunali di Viareggio (“favori, scorrettezza amministrativa, distruzione dei conti, sperpero di denaro pubblico scorrerie delle bande di delinquenti affamati di poltrone, di incarichi, di piccoli squallidi poteri), mise il veto in Consiglio Comunale alla nomina di una commissione d’indagine per appurare le cause e le responsabilità del dissesto comunale?

Gli eretici del Paesotto della Bellezza sono, comunque, grati al querelante. Perché chi usa il turpiloquio e l’offesa gratuita in politica e nella vita pubblica, chi si mostra velenosamente intollerante verso chiunque la pensi diversamente, non ha diritto di indossare la fascia tricolore della Repubblica Italiana (ma questo è un problema che non dovrebbe riguardare la legge, bensì l’etica pubblica e la morale privata.)

Nel dubbio del diritto, che gli serva almeno da lezione. Con buona pace dei sudditi felici e gaudenti.