A Livorno il voto utile è Pezone sindaco

di ALDO BELLI – Rappresenta lo scontento e la delusione dei cittadini, e se vince avrà come unico padrone il mandato degli elettori.

Si chiude oggi la campagna elettorale. Quella per il rinnovo del Parlamento europeo, per l’elezione dei sindaci e dei consigli comunali. Due dimensioni della democrazia e della sovranità popolare che ai comuni mortali appaiono distanti anni luce. I sindaci, almeno, sanno cosa fanno, e i cittadini potranno continuare a vederli nei prossimi cinque anni; volendo, anche tirarli per la giacca quando le cose non vanno; i parlamentari europei, viceversa, come meteore domani svaniranno dopo avere acquistato con il voto dei cittadini il solo biglietto di andata per Bruxelles. La distanza siderale la percepisce chiunque. A Bruxelles per fare che cosa? “Boh!” è la risposta più ricorrente. Indicativa per comprendere e giustificare quella vasta opinione pubblica che da anni ha scelto di disertare le urne elettorali. E chi mai, con un po’ di sale nella zucca, andrebbe a votare per il Partito del Boh?

Nelle città, invece è diverso. Qui l’errore che fa quella parte di elettori che sono andati gonfiando la bolla dell’astensionismo confonde il voto politico al partito con la scelta della persona dalla quale dipenderà anche la propria qualità della vita, l’efficienza dei servizi, la sicurezza dei quartieri e così via per i prossimi cinque anni. Nelle elezioni comunali dovrebbe prevalere il “voto utile”.

Il “voto utile” significa dare forza al candidato sindaco che più di altri, che vinca o che perda, può essere influente, spesso determinante, per cambiare le cose e migliorarle.

A Livorno il “voto utile” è quello per Giovanni Pezone. Bene ha fatto, fin dall’inizio del suo peregrinaggio nei quartieri iniziato a febbraio, a rivolgersi proprio ai livornesi astensionisti: perché la loro decisione di recarsi alle urne potrebbe fare la differenza, e Pezone nel momento in cui ha dichiarato la sua aspirazione di rappresentare il loro scontento e la loro delusione si è assunto una bella responsabilità. Dalla quale non potrebbe tornare mai indietro, se non a scapito di perdere la faccia.

I candidati sindaco a Livorno sono tutte persone per bene. Ma il punto è quanto ciascuno di loro, o per il già visto come nel caso del sindaco uscente, o per l’essere fortemente caratterizzati da una bandiera politica, potrebbe rappresentare lo scontento e la delusione superando le barriere usuali di “destra” e “sinistra” (il “centro” è un’invenzione ormai seppellita nei cimiteri della politica) ed essere unicamente portavoce dei cittadini livornesi che tengono al bene della propria città. E il bene comune non ha colore.

Pezone in questi mesi ha dimostrato di essere questo. Quindi, è lui il vero “voto utile”. Utile perché se i livornesi gli riconosceranno questo merito, questa sua diversità, se vince avrà come unico padrone il mandato degli elettori, e se arrivasse al ballottaggio sarebbe l’ago della bilancia, lo scontento e la delusione al potere che condizionerebbero inevitabilmente la rotta dei prossimi cinque anni per il bene comune di Livorno.