Viareggio Carnevale a ottobre e Natale a febbraio
CAMPO DI MARTE - Editoriale di Aldo Belli

A Viareggio il Natale quest’anno si festeggerà il 13 febbraio

di ALDO BELLI – Dopo che il Carnevale di Viareggio-Carnevale Universale è stato spostato ad ottobre senza pubblico e bambini sui viali.

In altri tempi, quelli in cui l’informazione non si faceva con il copia-e-incolla, la notizia non sarebbe passata inosservata. Notizia di colore, si sarebbe scritto. Oppure, ennesima beffa italiana alla faccia della miseria delle casse comunali. “Viareggio Carnevale Universale” si legge nella grande pubblicità sui viali a mare.

Le manie di grandezza, si sa, sono un po’ come certi virus: crescono modificandosi strada facendo. Prima era Carnevale di Viareggio, poi Carnevale d’Italia, quindi Carnevale d’Europa, poi Carnevale mondiale, adesso è diventato Universale. A Siena, dove la cultura non ha niente da invidiare alle passioni, Palio di Siena è nato e tale è rimasto; a Venezia, Carnevale di Venezia è ritenuto sufficiente per essere ammirato oltre frontiera. E così via dicendo.

“Universale” forse, si addice al Carnevale di Viareggio per avere – ormai da anni – sostituito la cartapesta che rendeva unici i carri allegorici e l’arte carnevalesca viareggina nel mondo, con qualsiasi materiale in primis la vetroresina. Come se a Siena si decidesse di sostituire i cavalli con gli scooter, o a Venezia le gondole con le moto d’acqua.

Insieme ai Giganti di Carta, la caratteristica del Carnevale di Viareggio è sempre stata quella di essere festa popolare. I grandi maestri viareggini sostenevano che un Carro per essere riuscito doveva – oltre alla sua qualità estetica – essere in grado di comunicare sia ai grandi che ai piccini. Perché a Venezia un Carnevale senza i bambini forse è possibile, a Viareggio senza i bambini chiassosi e agitati lungo i viali no. Anche se basterebbe dire che non è mai esistito il Carnevale senza gente, sarebbe come dire una processione senza fedeli dietro il santo.

Ovunque, nel mondo, il Carnevale è stato costretto a rimanere in letargo a causa della pandemia: da Venezia a Rio de Janeiro. A Viareggio no: i Corsi Mascherati sono stati spostati a settembre-ottobre, e due già svolti: senza bambini festosi e con i Carri esuberanti la più falsa spensieratezza lungo i viali a mare vuoti, perché il pubblico pagante è stato relegato seduto sulle tribune. Niente di più triste si poteva vedere, come celebrare un matrimonio senza gli sposi.

La motivazione pubblica resa dal sindaco della città e dalla presidente della Fondazione Carnevale, di far svolgere i Corsi Mascherati a settembre-ottobre, nel tempo della vendemmia, è stata che altrimenti sarebbero andate perse le sovvenzioni dello Stato, della Regione e del Comune. Come se tutti gli altri luoghi di spettacolo in Italia finanziati da contributi pubblici – e che hanno mantenuto l’ordine del calendario – chissà per quale magica ragione non fossero nelle medesime condizioni: non risulta che nessuno abbia subito penalizzazioni finanziarie, ovviamente. Stante le cause di forza maggiore dettate dalla pandemia.

La domanda che verrebbe spontanea in un paese civile, è quanto questa bravata viareggina – il confondere il carnevale con la vendemmia – sia costata ai cittadini. Non era sufficiente il danno economico provocato dal Covid. Considerato che il bilancio di questo “Carnevale Universale” sarà inevitabilmente un debito grande. Insomma, come dire: io comando e fo’ come mi pare, siamo o non siamo in democrazia!

Corre voce che quest’anno a Viareggio il Natale si festeggerà il 13 febbraio 2022 (pare che la scelta fosse caduta sulla data del 25 gennaio, ma poi è stata ritenuta troppo vicina all’Epifania). Come dice la storica colonna musicale: “Viva Viareggio Viva il foxt-trot!”. Tanto poi ci pensa Totò: “E io pago!”.