Aborto. Il Parlamento Europeo boccia la Corte S. USA

di ALDO BELLI – Il testo integrale della risoluzione contro il verdetto della Corte Suprema americana e l’invito tutti gli Stati membri.

Materia indubbiamente controversa quella dell’aborto, ogni volta che il diritto dell’individuo intreccia la religione e la scienza. Non ha torto Papa Francesco che ha detto “E’ come affittare un sicario per risolvere il problema”. Ma non ha torto neppure chi sostiene che l’aborto è un diritto fondato sul valore della vita non pregiudicata nella sua dignità prima ancora di vivere. Tutto dipende, quindi, non già dai punti di vista: ma dalle diverse responsabilità, della religione e della scienza.

La Chiesa non potrebbe esprimersi diversamente. Per essa la vita inizia con il suo concepimento. Tale è il dogma, che si applica anche quando il concepimento avviene con la violenza contro la donna: ricordo la inumana razzia consumata nella guerra jugoslava, e mi permetto il dubbio di un credente: dubito che Dio abbia voluto soffiare la vita nel grembo di una madre attraverso le fiamme del demonio, generando vittime destinate alla solitudine dell’abbandono come figli di una madre stuprata.

Papa Francesco, tuttavia, ha ripetuto l’esistenza di un problema che dovrebbe essere risolto con strumenti diversi da quello dell’aborto. Chi potrebbe non essere d’accordo?

La legge sull’aborto – oggi pare dimenticato – nasce prima di tutto per una ragione di civiltà e di salute: estirpare l’aborto clandestino. In Italia l’aborto è legale dal 1978 con la legge 194 (l’interruzione volontaria di gravidanza è consentita entro 90 giorni dal concepimento). Molti, probabilmente, hanno dimenticato cosa significasse abortire clandestinamente. E l’aborto clandestino esiste ancora in Italia.

Quel “risolvere il problema” di Francesco, tradotto con semplicità significa un dramma umano: poiché per una donna ricorrere all’aborto è sempre un dramma umano, personale e familiare, che lascia i segni nell’anima. Abortire non è andare al Luna Park.

Esiste un problema di educazione alla vita che le nostre scuole non assolvono (il tasso di abortività cresce nella fascia di chi possiede bassi titoli di studio, elementare o media): ma su questo non si fa niente da decenni (mentre le italiane registrano il tasso più alto tra i 25 e i 34 anni, le straniere hanno il tasso più alto tra le giovanissime, di età compresa tra i 20 e i 24 anni).

Ed esiste anche il problema di una gravidanza non voluta: per impossibilità di mantenere economicamente la prole, o anche solo per incapacità di affrontare una maternità consapevole. A chi appare una mostruosità, vale la lezione cristiana che la perfezione non è di questa terra. Nella vita si può avere anche la sfortuna di essere una madre single e per giunta senza lavoro, proviamo a metterci nei suoi panni.

Nel 2016/2017 in Italia (prendo i primi dati che trovo, la sostanza non cambia) sono state registrate circa 84.000 interruzioni volontarie della gravidanza: di queste 55.000 nel centro nord; su 1.000 donne residenti in Italia, circa il 6% sono italiane mentre il 15% straniere. Si dovrebbe cercare di capire cosa sta dietro questi numeri-esseri umani, e per chi vorrebbe abolire la legge 194 chiedersi dove finirebbero.

Un ultimo dato: nel 2018 i ginecologici obiettori (che non praticano l’aborto) nella sanità pubblica sono il 69%, il 46,3% degli anestesisti e il 42,2% del personale non medico. Sarebbe interessante sapere se tutti questi camici bianchi siano effettivamente sinceri credenti fedeli alla parola della Chiesa: il dubbio è legittimo.

Il Parlamento Europeo il 7 luglio (seguita a quella del 9 giugno) ha approvato una risoluzione che boccia il verdetto della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America: “condanna il fatto che molte donne nell’UE non possano ancora accedere ai servizi di aborto a causa delle rimanenti restrizioni giuridiche, finanziarie, sociali e pratiche in alcuni Stati membri; esorta gli Stati membri a depenalizzare l’aborto e a eliminare e combattere gli ostacoli all’aborto sicuro e legale e all’accesso alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti; invita gli Stati membri a garantire l’accesso a servizi di aborto sicuri, legali e gratuiti, a servizi e forniture di assistenza sanitaria prenatale e materna, alla pianificazione familiare volontaria, alla contraccezione e a servizi adatti ai giovani”. (qui pubblicata integralmente)

La risoluzione non ha ricevuto la stessa eco sull’informazione italiana riservato alla Corte Suprema degli Stati Uniti, è stata approvata con 324 voti favorevoli (Socialisti e Democratici, i liberali di Renew, Verdi, Sinistra unitaria e M5s) 155 voti contrari (la massima parte dei Conservatori tra cui Fratelli d’Italia, la destra tra cui la Lega, Forza Italia), e 38 astenuti (il Ppe si è spaccato in due).

L’aborto è uno di quei temi riguardanti la vita degli individui e l’ordine di uno Stato che tutela la vita umana: chi governa dovrebbe risolverlo rimuovendo le sue cause economiche e culturali. Ma esistono anche cause appartenenti esclusivamente alla coscienza dell’individuo, alle sue contraddizioni psichiche e materiali, impossibili da ricondurre alle leggi: per questo uno Stato di diritto riconosce il diritto di abortire alla donna, poiché nell’irrisolto conflitto tra la religione e la scienza l’ultima scelta spetta sempre all’individuo che porta la responsabilità delle proprie azioni e cioè alla donna. Esiste una differenza profonda tra il diritto e la libertà: la libertà presuppone l’assoluta libera scelta senza condizioni se non il rispetto dell’altro, alla donna che decide di abortire viceversa questa libertà non è concessa poiché altrimenti deciderebbe di non abortire.

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