Da settembre aboliti i test d’ingresso a Medicina zimbello italiano, il semestre libero, gli esami e i crediti al posto dei quiz demenziali.
Da settembre si parte con le nuove regole di accesso a Medicina e Chururgia. Tutti gli studenti potranno iscriversi al primo semestre del corso di laurea senza dover sostenere un test d’ingresso, il “Semestre filtro”: la selezione, infatti, è posticipata all’inizio del secondo semestre sulla base del voto d’esame nelle materie seguite nel corso del primo semestre e di una graduatoria nazionale formulata sulla base dei crediti ottenuti. Il semestre potrà essere ripetuto tre volte. Al momento dell’iscrizione gli studenti dovranno indicare almeno cinque sedi in cui desiderano immatricolarsi a gennaio, nel caso in cui rientrino in graduatoria. Un semestre aperto, quindi, con esami in Chimica e propedeutica biochimica, Fisica e Biologia, massimo due appelli per ciascuno, sei crediti a materia, 31 domande a cui rispondere entro 45 minuti di tempo per ogni insegnamento.
Si contina a parlare di “numero chiuso”, ma ha ragione il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini: “Per troppo tempo il sogno di diventare medico è stato ostacolato da quiz, costosi corsi privati e trasferimenti all’estero. Questo è stato il ‘numero chiuso’: un meccanismo che ha escluso più che valorizzato talenti, vocazioni e speranze. Oggi scriviamo una pagina nuova. Con la riforma approvata in Consiglio dei Ministri, l’accesso a Medicina sarà finalmente aperto: niente test d’ingresso, ma un primo semestre libero, durante il quale si farà vera formazione universitaria”. Dice il ministro Bernini: “Ampliamo le opportunità, valorizziamo i talenti. Questo è diritto allo studio, questo è credere nelle ambizioni e nei talenti degli studenti”.
Il “numero chiuso”, poiché le parole hanno un significato (o meglio, dovrebbero avere) significava dover sostenere un test per essere ammessi al corso di laurea, un test che per decenni ha sucitato l’ilarità in tutte le università del mondo per la sua stupidità di fatto corrispondente alla legalizzazione del tiro della monetina. Tipo: “Domanda di cultura generale: Nei pressi del liceo Tacito di Roma si trova la grattachecca di Sora Maria, molto nota tra i giovani romani. Sapresti indicare quali sono i gusti tipici serviti?. Seguiva risposta multipla. Immaginate gli studenti alla Sapienza di Roma provenienti da Bari o da Napoli? La grattacecca!
“Numero chiuso” in un paese normale corrisponde al principio di un sistema sanitario basato sulla programmazione degli ingressi secondo le priorità del fabbisogno di medici e infermieri, aggiornato annualmente e organizzato secondo le disponibilità finanziare. Ma la programmazione, si sa, non è mai stata un forte nella cultura della pubblica amministrazione in Italia.
Secondo la Banca d’Italia, in dieci anni serviranno il 30% dei medici in più, compresi medici di famiglia e pediatri, in cifre: 40.000 medici e altrettanti infermieri. E qui subentra un altro aspetto della creatività italiana, l’invenzione della “competenza concorrente tra Stato e Regioni” con il risultato di un Sistema Sanitario frantumato tra governo centrale e venti parlamenti e governi regionali – la cui fragilità ed inefficienza abbiamo toccato durante la pandemia Covid19.
Cito un commento di Sky: “Da non dimenticare, poi, il problema degli spazi: le professioni oggetto della riforma attirano molti studenti ed è prevedibile che a ‘provar’ il primo semestre saranno in tanti: c’è chi stima anche 70mila aspiranti camici bianchi ogni anno. Ma dove andranno a fare lezione e studiare? Le università non sono attrezzate per reggere questo tipo di impatto. Per questo il primo semestre non prevederà frequenza obbligatoria”.
Sono due esempi che ripropongono il tema della riforma dello Stato della quale non si parla. Il Ministero dell’Università si occupa dell’organizzazione formativa, le singole università sono dotate di autonomia in materia di didattica, ricerca, organizzazione, finanza e gestione, e il Ministero dei Lavori Pubblici per l’edilizia universitaria, quando non entra anche il Ministero della Cultura con quel residuato monarchico (1904) delle Soprintendenze alle Belle Arti, e poi ovviamente i Comuni e le Regioni. E’ facile spiegare perché le nostre università siano allo sfascio anche fisicamente.
Nota a margine. Per chi crede che la parola “Sinistra”, nella sua accezione culturale e politica, conservi ancora un significato, è dura constatare che ad avere il coraggio di cancellare almeno l’inefficienza e l’umiliazione di associare l’aspirazione di diventare medico con la grattachecca, sia stato un governo di destra dopo decenni di governi rossirosabianchigialli; ma la politica si misura sui fatti. Adesso ci vorrebbe il coraggio del ministro Bernini di porre all’ordine del giorno anche l’asfaltatura di questo sistema di organizzazione statale obsoleto, riunendo tutte le competenze sulle Università nel Ministero dell’Università e della Ricerca. (AB)
