Afghanistan (Robert Couse-Baker)
DA BERLINO - di Federico Quadrelli, OPINIONI

Afghanistan, il cinismo di Biden e dell’Occidente

di FEDERICO QUADRELLI – Avevamo promesso uno stato democratico al popolo afghano e invece l’abbiamo consegnato agli assassini.

La decisione di portare avanti il progetto di ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan, e di conseguenza di tutte le truppe dell’alleanza che ha sostenuto e portato avanti per quasi 20 anni la guerra, avrà delle ripercussioni politiche di notevole portata, per tutti.

Il Presidente Joe Biden ha fatto un discorso alla nazione che non può che essere definito cinico, ma anche scorretto. Ci ha detto, infatti, che questa guerra aveva il solo scopo di stroncare il terrorismo di matrice islamica autore dell’attentato alle torri gemelle del 2001 ed afferma che questo obiettivo sarebbe stato raggiunto con l’omicidio di Osama Bin Laden. Poi, aggiunge che “la costruzione di uno Stato” non era nei programmi e quindi, pazienza in sostanza. Gli afgani, se vogliono uno Stato libero, facciano da soli.

Iniziamo con l’evidenziare l’errore: il terrorismo di matrice islamica non è per niente sconfitto. Osama Bin Laden è stato ucciso in Pakistan e non in Afghanistan e la ritirata degli Stati Uniti certifica essenzialmente tre cose: (1) il fallimento totale di una guerra inutile, voluta come vendetta da parte di Bush Jr – uno dei peggiori presidenti che gli Stati Uniti abbiano mai avuto – e per interessi geopolitici ed economici; (2) la fine della logica imperialista ed espansionistica statunitense – e questo è un bene – , ma segna anche la fine dell’egemonia militare della super potenza, che si ritira sempre di più sul proprio continente; infine (3) che gli equilibri globali del potere si sono ancora di più spostati ad est, verso la Cina.

Arriviamo ora alla componete cinica dell’intervento di Biden, ossia il fatto che la costruzione di uno Stato non fosse nei programmi. Ma come? ci si chiede: se con la morte di Osama Bin Laden l’operazione era da ritenersi conclusa, perché rimanerci altri 10 anni? Perché investire miliardi per addestrare l’esercito afgano – che poi non ha nemmeno combattuto – se non c’era intenzione di costruire uno Stato democratico? Una bugia e un atto di de-responsabilizzazione vergognoso.

Con gli accordi di Doha l’amministrazione Trump ha di fatto incontrato e legittimato – implicitamente – la controparte, ossia i talebani. A seguito di quegli accordi sono stati anche scarcerati numerosi talebani, tra cui il co-fondatore e attuale capo. Non si tratta di informazioni inventate, sono documentabili e riportate da The Economist, che certo non è un giornale di pericolosi bolscevichi.

Davanti a tutto questo si resta sconcertati: 20 anni di inutile guerra, il cinismo dell’aver dato l’illusione a un popolo di poter vivere come in occidente, di avere uno Stato democratico e di avere quindi la speranza di vivere una vita in tranquillità e di progresso. Tutto questo cancellato in un attimo: l’Occidente si ritira e in pochi giorni i Talebani riconquistano il paese. Accade tutto ad una velocità e con una semplicità disarmanti. Dubbi e domande quindi fioccano.

Mentre gli equilibri del mondo si spostano sempre di più verso est si pone il problema di come gestire ora la situazione prodotta – again – dagli americani in loco: per salvare vite occorre quindi dialogare. Questo ha affermato l’ex Premier Giuseppe Conte, e subito si sono scatenate le reazioni sconvolte dei soliti che sono liberali e amanti dei diritti umani solo al bisogno, dopotutto ci sono, pare, dittature in cui sarebbe in corso il Rinascimento. Ma se la guerra è finita, se quelli che dovevano essere sconfitti sono invece stati rimessi letteralmente al loro posto, quale altro modo abbiamo, ora, per salvare vite, per avere una qualche forma di controllo su quel territorio e garantire che donne, oppositori e minoranze siano in qualche modo tutelati, se non quello del dialogo? Cosa che già accade per la realizzazione dei corridoi umanitari.

Ci troviamo in una situazione complessa e deprimente. A nessuno sfugge, infatti, che i talebani siano assassini, macellai, infingardi. E allora, sorge la domanda: perché gli abbiamo consentito di riprendere il controllo di un intero paese? Ai posteri l’ardua sentenza, quella morale ed etica, nel presente dobbiamo invece salvare vite ed impedire che oscurantismo, violenza, soprusi ed oppressione tornino ad essere la normalità, in altre parole che l’Afghanistan torni l’inferno che volevamo sconfiggere 20 anni fa.

(foto: Robert Couse-Baker – licenza pxhere https://pxhere.com/it/photo/288310 )