OLTRE LA LINEA - di Giovanni Lorenzini

Versilia Noir, agosto di 25 anni fa una ragazza nuda senza vita sulla spiaggia

PER TRE SERE, dal 19 al 21 agosto di venticinque anni fa, un tragico fatto datato Viareggio fu la prima notizia del Tg 1 e delle più importante testate giornalistiche non solo televisive: il ritrovamento del corpo senza vita di una ragazza, completamente nuda, sulla spiaggia di Torre del Lago, fece lievitare una morbosa attenzione. Della vittima non si sapeva niente. Non aveva documenti. Tanti pensavano di conoscerla ma nessuno riusciva a darle un nome certo. Così in mancanza di certezze (gli inquirenti erano coordinati dall’allora sostituto procuratore della Repubblica di Lucca, Domenico Manzione) l’unica certezza è che Viareggio e la Versilia avrebbero avuto i riflettori nazionali puntati addosso, con un crescente moltiplicatore di interesse (Viareggio & Versilia fanno sempre notizia), almeno fino a quando i contorni del mistero non avessero incominciato ad delinearsi.

La ragazza non presentava segni di violenza, aveva mani e un corpo ben curato, ma il medico legale accertò che la giovane non era morta per annegamento. Così le ipotesi dei giornalisti ‘indigeni’ e degli inviati delle principali testate nazionali cominciarono a sbizzarrirsi, cavalcando anche ricostruzioni fantasiose come quella del festino a luci rosse su uno yacht di proprietà di qualche magnate che finisce male e il corpo viene abbandonato in mare e poi le onde lo ‘straccano’ sulla spiaggia della Marina di Torre del Lago. Mano a mano che i giorni passavano e che tutte le segnalazioni (una studentessa danese di Perugia; una turista dell’Est avvistata a Pisa; una ragazza di Torino in vacanza on the road in Toscana) finivano per naufragare, cominciò a serpeggiare un po’ di pessimismo. Ma all’improvviso, dieci giorni dopo il ritrovamento del corpo, alla Questura di Lucca si presentò un giovane proveniente dalla Repubblica Ceka. ‘Quella ragazza è mia sorella: si chiama Hana Kindlova’. Ma chi era Hana Kindlova? Semplicemente una ragazza che negli anni successivi alla caduta del Muro di Berlino, era stata attratta dalla speranza di una vita diversa in Italia, lavorando nel mondo dello spettacolo. Ma ben presto – stando a quanto emerse nelle indagini -, le persone che l’avevano convinta a lasciare il suo paese, si erano rivelate di un’altra pasta: altro che spettacolo, ragazza immagine nei night e poi incontri a pagamento.

Sta di fatto che Hana – figlia di un alto ufficiale dell’Esercito del suo paese – aveva ben presto fatto carriera all’interno dell’organizzazione, diventando la compagna del capo, di colui che gestiva il traffico e lo smistamento delle ragazze dell’Est sulle strade della provincia di Lucca e di Pisa. E questo suo repentina crescita aveva scatenato le invidie di altre ragazze che avevano condiviso con lei sogni, speranze e anche ‘lavoro’. Furono proprio l’invidia e la gelosia ad armare le mani di due coetanee che dopo averla attirata con una scusa a Torre del Lago la uccisero sulla spiaggia, soffocandola per la pressione della faccia nella sabbia con una rabbiosa ferocia. Il medico legale aveva accertato la presenza di frammenti di granelli di sabbia negli alveoli polmonari.Quello che il 19 agosto e nei giorni immediatamente successivi avrebbe potuto essere un bel giallo all’insegna delle ‘tre esse’ (sesso, soldi e sangue), che nei vecchi giornali erano sinonimo di aumento di tirature e di vendite in edicola, si rivelò quindi non una bufala – la povera Hana aveva perso la vita – ma non un moltiplicatore di attenzione: una volta che venne svelato il nome della ragazza, le indagini trovarono subito il bandolo per arrivare all’identificazione delle due responsabili del delitto e contestualmente almeno sulla stampa nazionale il giallo della Versilia dell’estate 1993 finì in 10-15 righe dopo avere conquistato prima pagina e locandine per diversi giorni. Verrebbe voglia di dire, prendendo in prestito una celebre battuta cinematografica , ‘questa è la stampa, bellezza’.

[give_form id="42701"]