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Aiuti alle imprese: non contateci, è un’illusione

by Alberto Pisanelli
Coronavirus, aiuti alle imprese, un'illusione

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La verità è questa purtroppo, anche se tutti fingono che sia diversa. Ancora una volta, tra le parole e i fatti la distanza rimane abissale

Ho spiegato nel precedente articolo perché non dobbiamo farci illusioni sulla manovra finanziaria del Governo a favore delle imprese e dei professionisti nel contesto dell’emergenza Coronavirus.

La crisi di liquidità è sintomatica, e non certo da ora, della maggior parte delle piccole e medie imprese perché affette da una genetica carenza di mezzi propri rispetto al livello necessario per perseguire in maniera ottimale gli obiettivi aziendali. E’ realistico supporre che non molte riusciranno ad utilizzare il Decreto Liquidità, e che le poche fortunate dovranno sudare le fatidiche sette camicie prima che la liquidità sia disponibile.    

Le aziende, i professionisti, e le banche.

Non si può escludere che le banche, prima di erogare il finanziamento annunciato dal Governo, vorranno conoscere, oltre alla solita documentazione, lo scenario di riferimento e le prospettive dell’impresa: se l’impresa riparta e sopravviva. Ed è probabile che nella maggior parte dei casi vorranno acquisire business plan da cui emerga la sostenibilità del finanziamento: che, salvo modifiche, dovrà essere rimborsato in sei anni, compresi due di preammortamento.

Più che finanziamenti, si tratta semplicemente di nuovi indebitamenti

La ripartenza di un’impresa non è paragonabile a quella di un’autovettura appena lasciata in sosta, e neppure immediata com’è stata la chiusura: il tempo per restituire il finanziamento è breve anche per quei beneficiari che, avvalendosi del pre-ammortamento, per i primi due anni pagheranno soltanto interessi. Considerando che un’impresa, specialmente se piccola o media, impiegherà mediamente tre anni per tornare ai fatturati ante emergenza sanitaria è evidente la brevità della tempistica di restituzione.

Anche in questo caso dobbiamo sperare nell’Unione Europea che, derogando alle regole in materia di aiuti di Stato, potrebbe prolungare i tempi ad almeno dieci anni. Se così non fosse, è consigliabile limitare il tetto delle richieste perché il tempo pas sa in fretta ed i nodi, rate da pagare (comprensive di capitale e interessi), verranno prontamente al pettine.

I 25.000 euro annunciati, uno specchietto per le allodole

Un’altra precisazione riguarda i finanziamenti fino a 25 mila Euro a favore delle pic-cole e medie imprese che, come da certificazione sostitutiva di atto notorio, sono state danneggiate dall’emergenza COVD-19.  

Molti hanno erroneamente creduto che i 25.000 euro possano essere chiesti ed ottenuti a prescindere e senza condizioni: non è vero! Ferme restando l’istruttoria bancaria e la garanzia statale, il finanziamento di 25.000 euro potrà infatti essere accordato solo se l’impresa ha conseguito un ammontare di ricavi non inferiore a 100 mila euro, come risultante dall’ultimo bilancio depositato o dall’ultima dichiarazione fiscale presentata alla data della domanda di garanzia; ovvero, per i soggetti costituiti dopo il 1° gennaio 2019, da altra idonea documenta-zione o da dichiarazione sostitutiva di atto notorio.   

In altre parole, se i ricavi risultanti da tali documenti sono almeno pari a 10.000 euro, l’impresa potrà chiedere un finanziamento nella misura massima consentita. Poiché la soglia dei 25.000 Euro è raggiungibile soltanto da chi certifica documentalmente di aver conseguito ricavi pari o superiori ad euro 100.000, molti piccoli e piccolissimi imprenditori, anche per ottenere un finanziamento d’importo tutto sommato modesto, dovranno fare i conti con l’insidia dei ricavi e con la facoltà della banca di erogarlo o meno.   

Il Decreto Liquidità è complicato come un labirinto

Le complicatissime misure previste dal Decreto Liquidità (che qualcuno ha ironicamente ribattezzato Decreto per liquidare le imprese) meriterebbero approfondimenti molto più ampi. Tutte dovranno però fare i conti con il tempo, e confidare nella capacità del sistema bancario di cambiare pelle per semplificarne le modalità applicative, mettendo in campo risorse umane  ed informatiche adeguate per gestire la mole di richieste di finanziamento che riceverà e le relative istruttorie.

In tale ottica, le banche, a seconda dell’atteggiamento tenuto, riusciranno a fidelizzare di più la propria clientela oppure ad incentivarne la dispersione, possibile anche nel mercato del credito dove, come in altri, la libera concorrenza è di casa.      

Ai piccoli e medi imprenditori occorre dare fiducia

Bisogna quindi andare incontro alle aspettative degli imprenditori, compresi quelli piccoli e piccolissimi che, seppure con tutte le loro fragilità, hanno fin qui contribuito a mantenere in vita il sistema economico del Paese; proprio ora vanno incoraggiati e supportati perché ripartano e sopravvivano, magari anticipando una somma a valere sul prestito richiesto ed in attesa del suo formale perfezionamento.

Come ha dichiarato Renato Ancorotti (presidente e amministratore delegato di Ancorotti Cosmetics Srl, riferendosi, per tutte, alla filiera delle cosmetica che conosce bene): “Le imprese solide non hanno problemi a reperire finanziamenti anche per le vie ordinarie. La difficoltà maggiore, e non va sottovalutata da tutto il sistema, è dei piccolissimi, degli artigiani“. Ha poi auspicato l’accesso ai 25.000 euro senza procedura e sul modello svizzero: un formulario, una richiesta via mail alla propria banca e l’accredito immediato della somma sul conto corrente.

Che il Decreto Liquidità sia lastricato di buone intenzioni è indubbio ma i vincoli e le procedure per disinnescare i finanziamenti bancari sono tali e tanti da renderne più o meno impraticabile l’immediata operatività e questo fa tornare alla mente l’antico proverbio “campa cavallo che l’erba cresce“.

(foto: gerhalt – licenza pixabay – https://pixabay.com/it/photos/bolla-di-sapone-globo-terra-mondo-3527306/ )

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