Alessandro Bolognesi, Forza Italia Viareggio

Alessandro Bolognesi, quando muore un amico

di ALDO BELLI – Abbiamo fatto parte della razza in via di estinzione, di coloro che con la politica non si sono arricchiti.

“Buongiorno Aldo, il nostro amico Alessandro Bolognesi ci ha lasciati stamani alle tre”. E’ il primo messaggio che trovo appena sveglio su What’s App. Ci eravamo conosciuti nel 1980 sui banchi del Consiglio Comunale di Viareggio. Quando la malattia improvvisamente piombò come un macigno sulla sua vita, non se l’aspettava: ha provato a farci confidenza, ma il male è stato più cattivo della sua rassegnazione. Per alcuni anni, condivisi con Alessandro anche un piccolo appartamento, vicino al canale nella vecchia Viareggio, lui assicuratore ed io giovane commercialista. Era un uomo buono e generoso, generalmente con tutti.

Alessandro fu uno dei pochi amici che dopo la mia condanna alla morte civile dei dirigenti versiliesi del Partito Comunista Italiano, reo di essermi dimesso dal partito in polemica con la democrazia interna, mi aiutò per sopravvivere: ospitandomi e trovando qualche cliente, piccoli commercianti e artigiani, ai quali tenere la contabilità. Non mi chiese mai niente in cambio, neppure il voto alle elezioni. Allora esistevano ancora le preferenze. Lui era socialdemocratico, del PSDI.

La vita, poi, corre sempre complicando le cose, e spesso dilatando le strade, quasi sempre dimenticando. Il tempo brucia la terra sotto ai piedi. Ho vissuto quasi vent’anni in giro per l’Italia. Ci incontravamo casualmente per strada, solitamente nei fine settimana. La politica, ormai, era lontana. E nelle poche battute sul tempo che corre, la nostalgia trovava sempre un piccolo fiato: con tutti i difetti possibili e immaginabili, su quei banchi del Consiglio Comunale noi sedevamo con l’ansia costante di sentirci all’altezza della fiducia che che ci avevano dato.

Alessandro appartiene a quella grande categoria di italiani che con la politica non si sono arricchiti. Non ci garantirà nessuna medaglia, ma ci ha sempre resi sereni nel vivere e nel rivendicare l’orgoglio della nostra razza in via di estinzione.

La vita corre rimescolando le carte, eppure rimango convinto che chi nasce quadrato non muore tondo. E Alessandro era rimasto quadrato. L’uomo buono e generoso che si spendeva sui banchi del Consiglio Comunale era rimasto tale e quale, con la differenza che stavolta l’ansia di dover essere all’altezza si rivolgeva nei confronti del ruolo che lo scorrere del tempo gli aveva assegnato. Quello di nonno in servizio permanente. Il sorriso che teneva stampato nel faccione era il suo marchio di fabbrica.

Anche adesso che di anni ne erano trascorsi, chiedevo dei suoi figli. Luca era un bambino tranquillo, ma Barbara decisamente una simpatica peste. Questa settimana che abbiamo di nuovo? E ci ridevamo sopra, con Alessandro che scuoteva la testa. Questo è un altro piccolo quadro della nostra razza in via di estinzione: stavamo sui banchi opposti della politica, eppure eravamo tutti legati da una forma di rispetto che si faceva amicizia, talvolta confidenza. In tanti anni, non ho mai sentito una sola volta Alessandro – è stato anche vicesindaco e assessore a Viareggio – rivolgersi a chicchessia rivestendo di offesa le proprie opinioni; e neppure distinguere tra sodali e avversari politici se poteva tendere una mano.

Tanta parte della sua serenità – anche nei momenti peggiori che nella vita ciascuno di noi incontra – sicuramente Alessandro l’ha dovuta a Maria. Sua moglie. Non solo nel declino fisico e morale provocato dalla malattia e dal suo verdetto inappellabile. Io credo, purtroppo me ne rendo conto, che a poco valgano le parole nel momento del buio totale, eppure – poiché credo nell’eternità degli esseri umani – sono convinto che Alessandro lo sappia anche adesso che non può dirlo a Maria.

“Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”. Si tolga pure la grazia per chi non ha fede. I giornali e le televisioni traboccano di parole, ma quanti ricordano che questo è il fondamento concreto, e unico, insostituibile, della famiglia?

Non c’è consolazione alla morte quando a scomparire è una parte di te, esiste però una lezione della morte che spesso, purtroppo, ignoriamo: quella di apprezzare la vita sempre, non venire travolti dall’abitudine che rende tutto scontato, cercare di trovare il sole anche nel cielo coperto di nuvole perché non esiste giorno sulla Terra senza che il sole si levi dall’alba. Non essere soli nella futile illusione utilitaria che il mondo inizi dai propri capelli e termini ai propri piedi. Alessandro non ha vissuto con questa illusione. E neppure Maria con Alessandro.

Per anni – e questo è l’ultimo pensiero – potrei dire da sempre almeno per quelli della nostra generazione vissuta nell’epoca di Viareggio che non esiste più, era spontaneo parlando di Alessandro Bolognesi pensare a Massimo Baldini e viceversa. Provenivano dalle stesse origini politiche. Ma in questo pensiero appaiato, che oggi la morte ha spezzato, oltre la dimensione pubblica esisteva quella privata: un amicizia vera lunga più di mezzo secolo, fondata sui sentimenti e non sull’utilità, trasferita all’interno delle proprie famiglie. L’amicizia prosegue nei loro figli. Ecco allora che mi chiedo quanto e in che modo l’amicizia vera si presenti nella vita di chi oggi è giovane, quanto noi padri e madri abbiamo saputo educare i nostri figli a come si affronta la vita non da soli, appaiando la vita non secondo l’utilità del momento ma sulla base dei sentimenti. E’ una domanda alla quale non so rispondere.

“Buongiorno Aldo…”. Non poteva essere che Massimo ad inviarmi il messaggio su What’s App. Insieme fino all’ultimo.