Home SPORT DALLA TV - di Tommaso Gardella Alla 12h di Bathurst, doppietta inglese

Alla 12h di Bathurst, doppietta inglese

by Tommaso Gardella

La Bentley Continental GT3 si è imposta davanti a Mclaren e Mercedes, quarta la Porsche partita in pole di Matt Campbell. Non bene gli italiani, bloccati da sfortune e incidenti.

Nella classifica australiana, che apre l’International GT Challenge, succede di tutto: dai lampi in pista all’ invasione di canguri (uno di questi, purtroppo, centrato dalla BMW M6), passando da incredibili incidenti al nuovo record di distanza: ben 314 tornate. La gara, con al via 35 vetture e più di 140 piloti, combattuta da cinque di queste fino alla sesta ora, ha preso una piega inaspettata dopo che la testa della corsa è stata presa dalla Bentley Continental GT3 #7 di M-sport  guidata da Jules Gounon, Maxime Soulet e Jordan Pepper, dopo aver avuto ragione in un lungo ed estenuante duello con la Mercedes-AMG GT3 del nostro Raffaele Marciello.

Da quel momento la lotta per la 1° posizione è stata negata agli avversari, annichiliti dal ritmo imposto dal trio, capace anche di vincere la sfortuna abbattutasi nella parte conclusiva di gara in veste di foratura. Prova di forza sottolineata quando il gruppo, ricompattatosi all’ingresso dell’ultima safety car, a circa 3 ore dal termine, è stato nuovamente distanziato dalla #7, a più di 30 secondi in meno di 1 ora. Distacco che ha permesso, così, alla Bentley, col senno di poi, la sosta di emergenza.

Seconda, a più di 40”, la Mclaren 720S GT3 #60 del 59Racing guidata da Alvaro Parente, Ben Bernicoat e Tom Blomqvist, quest’ ultimo autore di un inizio gara travolgente, conquistando autorevolmente la leadership della gara, nella prima ora, con un ruvido sorpasso alla Chase ai danni della Mercedes #999. Per la casa di Woking è il miglior risultato in una prestigiosa competizione dopo le belle prestazioni nel 2019 del GT Open e SuperGT.

Gradino basso del podio occupato dalla Mercedes-AMG GT3 #888 del Triple Eight Race Engineering Team, con al volante Shane van Gisbergen, Maximilian Gotz e il 7 volte campione del Virgin Australian Supercars Challenge Jamie Whincup, vincitore una volta della 12h, che deve ringraziare la sorella #999 del Gruppen Racing, penalizzata per un irregolarità durante l’ultimo pit stop, dovuto a una foratura a 10 min dalla fine della gara, e retrocessa fino al 6 posto assoluto perché le ruote posteriori hanno iniziato a girare prima di toccare terra infrangendo, così, il regolamento.

Fuori dal podio la Porsche 911 GT3 #911 dell’Absolute Racing Team di Patrick Pilet, Mathieu Jaminet e del vincitore della scorsa edizione Matt Campbell #911. Nonostante la pole del sabato (in 2’03”555) e una gestione del carburante inarrivabile per chiunque, che gli permetteva di posticipare i pit stop anche di 3 giri, sfortune e inghippi tecnici hanno attardato l’equipaggio del team cinese chiudendo al 4° posto, davanti alla Mercedes GT3 #77 del Craft-Bamboo Team con Marco Engel, Luca Stolz e Yelmen Buurman che completano la top 5.

Sfortuna per Lamborghini, al debutto in campionato.

La #63 dell’ Orange 1 FFF Racing Team, supportato da Lamborghini Squadra Corse e guidata da Marco Mapelli, Andrea Caldarelli e Dennis Lind, si è dovuta arrendere per problemi tecnici quando era in lotta per un posto sul podio. La buona notizia per la casa di Sant’ Agata Bolognese (o meglio, per noi) arriva dalle parole di Giorgio Sanna, capo di Lamborghini Motorsport, che ha confermato l’impegno ufficiale del toro nel campionato, supportando appunto l’FFF Racing Team.

Gli italiani

Parlando degli altri italiani in pista: 7° posto per Matteo Cairoli a bordo della seconda Porsche 911 GT3 dell’ Absolute Racing Team, 12° Edoardo Liberati a bordo della Nissan GT-R Nismo GT3 del KCMG e 14° Michele Beretta sulla Mercedes-AMG GT3 del Black Falcon.

Male Aston Martin che perde una vettura già sabato durante le qualifiche, quando la Vantage  AMR GT3 #62 dell’ R-Motorsport (che tra l’altro ha fatto sapere che l’anno prossimo non prenderà parte al DTM), guidata in quel momento da Marvin Kirchhöfer e condivisa con il nostro Luca Ghiotto e Oliver Caldwell, va a sbattere violentemente contro le barriere, disintegrandosi, e non potendo prendere il via alla corsa. Da segnalare qui la sportività di Renger van Der Zarde che non ci pensa su un attimo, fermandosi e aiutando Kirchhöfer a uscire dall’abitacolo dell’Aston. Chiude 16° l’altra Aston #76, guidata da Rick Kelly, Scott Dixon e Jake Dennis. Chi deve completamente cancellare il weekend australiano è Audi, presentatasi con tre equipaggi al via, sotto il Valvoline Team, e arrivata alla fine con una sola vettura.

L’incubo inizia dopo 2 ore e mezzo di gara quando la #22, del nostro Mirko Bortolotti, va a sbattere contro le barriere dopo che Tender, alla guida in quel momento, viene distratto dal lungo della sorella #2 davanti a lui. A circa metà gara tocca proprio alla #2, guidata da Vanthoor, Haase e Vervish, costretta al ritiro per il cedimento della sospensione posteriore destra. Chiude, infine, 18° la terza Audi #222 del nostro Mattia Drudi insieme a Kelvin Van der Linde e Marcu Winkelhock.

Le altre classi

Per quanto riguarda le altre classi, vittoria in Silver Class per la Mclaren 720S GT3 #59 del 59Racing di Dominic Storey, Fraser Ross e Martin Kodric; in Pro-am vince la Porsche 911 GT3 #4 dell’ Australia Grove Racing Team con al volante Ben Barker e i fratelli Stephen e Benton Grove; nell’Invitational Class vincono Nick Percat, Broc Feeney e Aaron Cameron sulla Marc II #91 dello Scandia Racing Team; chiudiamo con la Classe C, vinta dalla BMW M4 GT4 #13 dell’ RHC Jorgensen/Strom guidata da Daren E. Jorgensen, Brett Strom e Danny van Dongen, al comando praticamente per tutta la gara.

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