Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti

E ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!»

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.

Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».

I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». 

Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.

Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.  Gv 2,13-22

Oggi la Chiesa celebra la Dedicazione della Basilica Lateranense, “Madre di tutte le chiese del mondo”. Essendo una solennità cristocentrica e cadendo di domenica, prende il posto della XXXII Domenica del Tempo Ordinario. Non celebriamo un edificio, ma Cristo stesso, capo del corpo che è la Chiesa: Egli è il vero tempio, presenza viva di Dio tra gli uomini.

Nel 312, l’imperatore Costantino, convertitosi al cristianesimo, donò al papa Milziade il palazzo del Laterano. Pochi anni dopo, intorno al 320, vi fu edificata la prima basilica cristiana dell’Occidente, simbolo della libertà della fede e della sua visibilità nel mondo.

Il Vangelo di oggi ci invita a custodire il tempio più intimo e sacro: il nostro corpo, dimora dello Spirito e segno dell’amore infinito di Dio rivelato in Cristo. Le nostre comunità, allora, sono chiamate a diventare sempre più luoghi di autentica comunione con Dio e tra fratelli.

Questa festa è anche la nostra festa, perché Dio desidera abitare in noi. Le nostre parole e le nostre azioni siano segno di una fede viva, capace di testimoniare la fedeltà del Signore che ci trasforma, ci guarisce e ci libera da ogni egoismo.

La nostra vita parla davvero di Dio?

BUONA DOMENICA

IL SIGNORE VI BENEDICA

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