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Anche in democrazia (non solo in Cina) esistono le regole

by redazionetoscanatoday

Idiozie del coronavirus, incluso quella che in Cina era tutto più semplice essendo una dittatura, i democratici restano in casa

Credo anche a voi, a me di sicuro. Sì, a me, in questi giorni, è capitato sovente di leggere e sentire idiozie assai robuste sul Coronavirus e dintorni.

Non vi sarà sfuggita, all’inizio, la balla dell’influenza fuori stagione: quella del virus selettivo che predilige i vecchi (come se questo fosse un male minore); quella che il vaccino fosse alle porte dopo l’eroico (per carità, meritorio) isolamento del virus da parte di medici non solo italiani ma (udite, udite) donne e (udite, udite, udite) meridionali, dall’impiego ospedaliero precario (ma questa era proprio l’ultima delle news).

Certo avrete letto (non so dire se si trattava di una teoria scientifica dei ‘novax’ i quali, bontà loro, in queste settimane sono meritoriamente silenti) che, a parte il solito, prossimo vaccino, la lotta vittoriosa al Corona era facile come bere un bicchiere d’acqua, calda. Già, perché secondo questa sofisticatissima scuola di pensiero, un buon bicchiere di H2O caldo al mattino (detta così è cosa obiettivamente più seria e convincente) toglie il medico di torno (senza nemmeno il bisogno della rima).

E son sicuro che pure voi avrete letto che anche questo Corona, come ogni malanno di stagione, vuole una cosa sola e semplice: una dose equina di vitamina C. Insomma, succhi di frutta a gogò (magari da bere caldi per non contraddire gli scienziati dell’H2O), ed è fatta.

Altre belle novelle sono state dette e scritte e il mondo fantastico del Web ne è stato il megafono, dando diffusione virale a tutte le numerose e generose sciocchezze del popolo allarmato ma non per questo meno fantasioso. E nella selezione dei sistemi terapeutici non è mancata la musica, quella popolare, buona sempre a scaldare il cuore e alleggerire i pensieri. E già, non so se qualcuno ha detto che cantare in coro dai balconi di casa mortifica il virus; certo è che gli italiani, che di scienza sanno oggi come di calcio ieri e sempre, hanno cantato. E può essere pure che abbiano fatto bene, sicuramente all’umore e poi, chissà, tutto fa, davanti al virus, nemico insolente e infingardo.

Ma tra le bestialità che ho sentito, una mi è sembrata formidabile.

Ero con la radio accesa ad ascoltare, come ogni mattina da anni, la rassegna stampa dei giornali. Dopo la loro lettura, la trasmissione ospita le domande e le considerazioni degli ascoltatori, alle quali risponde un giornalista. E quindi.

 L’ascoltatore: "Volevo dire che in Cina è bastato poco perché il virus si indebolisse; i cinesi sono rimasti chiusi nelle loro case e in pochi giorni le infezioni sono cessate. Dobbiamo farlo anche noi!". 
Il giornalista: "Lei, caro ascoltatore, ha ragione, ma trascura di considerare una cosa di non poco conto".

Breve pausa, poi il giornalista aggiunge:

"La Cina è una dittatura, quindi lì è più facile dettare le regole e imporne il rispetto; noi, sa, siamo una democrazia, quindi…"

Così: una breve domanda, una risposta veloce come una intramuscolare, e in un attimo l’ennesima idiozia sul Coronavirus e i suoi addendi era stata bell’e detta. Perché? Ve lo dico io.

Tutti, anche la Meloni infiammata di tricolore e il Salvini dei (non dai, dei) pieni poteri, sanno cos’è una dittatura. Come dirlo in tre parole? Be, la dittatura è il potere pubblico in mano ad un solo uomo e ai suoi servi sciocchi; è quel sistema balordo (spesso violento e cruento) nel quale uno decide per tutti, il più delle volte più per consolidare il suo ruolo e il suo potere che per perseguire il bene comune. La dittatura è quel vigliacco sistema imposto al popolo nel quale un dittatore impone il suo volere, senza le limitazioni della costituzione, delle leggi e di altri fattori politici e culturali interni o esterni allo stato.

La democrazia, all’opposto, è il governo del popolo; è il sistema in cui la sovranità è esercitata dai cittadini, direttamente (nelle consultazioni referendarie) o tramite l’elezione dei propri rappresentanti negli organi parlamentari. Nei sistemi democratici ogni decisione, sia legislativa, sia di governo, promana dal popolo, la cui rappresentanza è omogeneamente diffusa in tutti i gangli del sistema politico (perciò detto rappresentativo).

Quindi, sia perdonata la sintesi, mentre nelle dittature decide uno, nelle democrazie decide il popolo. Questo vale anche con riferimento alla emanazione delle norme di legge. Nelle dittature, le regole le detta il capo (o il capetto che sia); nelle democrazie la emanazione delle norme è il frutto di un procedimento complesso, al quale partecipano tutte le forze politiche rappresentative del popolo sovrano.

Ora, al netto dei gusti personali (che nelle democrazie sono rispettati tutti, nelle dittature, no), una cosa è sicura: le norme sono le regole generali che prescrivono la condotta da tenere in determinati casi o per raggiungere determinati obiettivi; e, quale che sia il modo di formularle e imporle, una volta emanate sono portatrici di obblighi per tutti i loro destinatari.

Il giornalista aveva ragione: in Cina vige la dittatura, ‘qui da noi’ la democrazia. Ma, dopo aver diffuso questa verità da prima pagina, l’homo sapiens alla radio, non è che ha solo perso il filo, ha proprio detto una sciocchezza. E sì, perché le norme sull’isolamento anti Coronavirus non è che se sono emanate dal dittatore cinese sono più cogenti di quanto siano quelle adottate in un sistema democratico, fosse pure quello d’Italia.

Le norme sono precetti, obblighi, disposizioni, obbligatorie sempre. Quando le norme sono espressione della sovranità popolare sono democratiche ed esprimono la volontà della comunità e, invece, quando vengono imposte dall’uomo dai pieni poteri sono odiose perché inficiate dall’interesse personale: ma, a parte questo, esse sono sempre, tutte, indistintamente obbligatorie.

Lo Stato italiano ha adottato norme straordinarie e d’urgenza antivirus , tra le quali quella di isolarsi ognuno nella propria casa, così da evitare contatti interpersonali e quindi, il rischio di una diffusione del contagio. Questa disposizione è (democraticamente) obbligatoria. Punto. Siamo una democrazia (e vantiamocene, con buona pace dei capi e dei capetti sparsi per il mondo e di coloro che, in Italia, invocano i pieni poteri) ma non lasciamoci confondere dal giornalista disaccorto. Anche in democrazia le regole si rispettano, le prescrizioni si adempiono.

Credo sia stato Cicerone ad ammonire così: siamo schiavi delle leggi, per poter essere liberi. Le norme esprimono la sintesi del patto sociale, perché dettano la condotta alla quale la comunità decide di attenersi, e violarle vuol dire non rispettare quel patto, sottrarsi alla relazione democratica. E allora, le norme che ci siamo dati per contenere i contagi, rispettiamole.

Non è un fatto di democrazia o di dittatura, è una questione di civiltà.

Liberiamoci del virus, innanzitutto obbedendo alle regole di comportamento stabilite dalle leggi; poi, se vogliamo, cantiamo, beviamo acqua calda, rimpinziamoci di vitamina C. Ma, contemporaneamente, e più di tutto, restiamo a casa.

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