Panchina Rossa, Viareggio 2020
Cronaca della Versilia, IN TOSCANA

Anche Viareggio ha la sua Panchina Rossa, adesso avanti

Per iniziativa del Coordinamento Donne SPI CGIL, sulla targa i nomi di Chiara e Vanessa, versiliesi vittime della violenza contro le donne

I fatti significativi non si esauriscono con il giorno della cronaca, la Panchina Rossa finalmente arrivata anche a Viareggio è uno di questi: sabato 17 ottobre per iniziativa del Coordinamento Donne SPI CGIL. Per chi non lo sapesse, esistono anche le donne pensionate che continuano a dare un senso alla tessera del sindacato oltre i luoghi di lavoro. Un’inaugurazione partecipata, preparata coinvolgendo degli studenti, “il primo atto di un percorso che porta i giovani alla consapevolezza, perché crediamo che nelle scuole si possa gettare le fondamenta di una società responsabile, consapevole e non violenta” hanno dichiarato gli organizzatori. La Panchina Rossa nasce da un lungo percorso di lavoro sulla violenza di genere all’interno di CGIL, una scelta voluta e portata avanti dal coordinamento donne Sindacato Pensionati Cgil insieme a tutto lo Spi di Viareggio.

Hanno parlato Ersilia Raffaelli presidente della Casa delle Donne, poi la mamma di Vanessa, giovane donna  uccisa da un amico a Gallicano, gli studenti ISI Piaggia, accompagnato dalla prof.ssa Isabella Ferrara, hanno letto il brano di una sentenza. A concludere è stata la segretaria toscana CGIL Dalida Angelini. Tra coloro che hanno voluto testimoniare la loro sensibilità, Federica Maineri vicesindaco di Viareggio, Maria Rosaria Costabile segretaria CGIL Lucca, Carabinieri e Polizia di Stato. Gli organizzatori hanno voluto ringraziare Giovanni Lucchesi responsabile SPI CGIL Viareggio, Nicoletti Gasparini, Giovanna Buffoni e Stella Del Carlo del coordinamento donne.

La Panchina Rossa è il simbolo del posto occupato nel mondo da una donna che non c’è più, portata via dalla violenza maschile: amico, fratello, compagno, marito e anche padre. Sulla targa hanno scelto di scrivere due nomi di donna, Chiare e Vanessa. Chiara ammazzata dal compagno con un colpo di mazza e abbandonata in una roulotte a Torre del Lago, Vanessa strangolata dall’amico e abbandonata sul greto del fiume per avere detto di no alla richiesta di un rapporto. Di questa giovane donna ce ne parlerà la mamma che è con noi e che ringraziamo per la sua testimonianza.

“Abbiamo scelto Chiara e Vanessa perché sono femminicidi avvenuti nella nostra provincia, questi fatti purtroppo non sono lontani dalle nostre realtà, sono vicini a noi più di quel che si pensa.  La violenza di genere perpetrata sul corpo delle donne da parte di uomini che picchiano, violentano, umiliano fino al femminicidio è trasversale, non è geografica, non è ambientale, da nord a sud, dal disoccupato al dirigente d’azienda è un modo di pensare di essere, è la cultura maschilista del sopruso dell’uomo sulla donna. Questi soprusi li ritroviamo anche nel vivere civile, la donna ha lo stipendio più basso dell’uomo a parità di mansione, difficolta ad accedere alla carriera, con  lavori considerati poco qualificanti per gli uomini come il lavoro di cura alle persone che spesso deve supplire alle carenze strutturali della società. La cura che mettiamo giornalmente in tutto ciò facciamo è un valore aggiunto e non una debolezza femminile!.

“Sulla PANCHINA ROSSA abbiamo apposto una targa che riporta il numero di telefono del centro antiviolenza L’UNA PER L’ALTRA gestito dalla Casa delle Donne di Viareggio e il numero nazionale 1522, in modo da offrire non solo un luogo, uno strumento di riflessione ma anche un’utile informazione per chi passa e ha bisogno di aiuto o vuole aiutare. Aiuto che non ha ricevuto la donna ottantenne di Firenze che per 50 anni ha subito dal marito botte, vessazioni, minacce di morte fino a diventare un dramma della normalità. E’ questa normalità che non va accettata non è assolutamente normale vivere in luoghi di violenza qualunque essi siano ancora meno nella propria casa. Ma questa donna, anche se anziana, anche se per anni ha vissuto nel terrore, ha finalmente  denunciato il marito. e  termino ringraziandola per essersi ripresa la sua vita, è un grido di speranza per tutte quelle donne che pensano sia troppo tardi per reagire e denunciare”.