ARCHITETTURA - di Franco Allegretti, ARTE, COMMENTI E CULTURA, LA CULTURA

ARCHITETTURA – L’orientamento nel Medioevo

di FRANCO MARIA ALLEGRETTI – Il richiamo ai segni zodiacali non ha nulla di esoterico, è solo un modo di “calcolare” l’orientamento.

Con questo articolo riprendo la serie di scritti sull’architettura dei primi tre secoli del secondo millennio. Come annunciato nell’ultimo articolo, questa serie è dedicata all’architettura vera e propria. Nelle precedenti abbiamo parlato di come la critica della storia dell’arte e dell’architettura aveva forzato, piegato e falsamente interpretato, le testimonianze di questo vasto periodo consegnandoci una visione errata e non corrispondente alla realtà.

Rappresentazione dei cieli / sfere (BnF fr143, XV sec.)

Un vero e proprio insabbiamento, depistaggio, oscuramento di un periodo, invece, particolarmente vivo e pieno di creatività.

Il grande storico Jacques Le Goff ha definito il XII ° il grande secolo creatore.

Anche la sezione dedicata alla scultura ha cercato di evidenziare come in quei secoli architettura e scultura erano strettamente legate. Ma soprattutto grazie a questa unità (che gli storici dell’arte hanno separato), esisteva un nesso tra “immagini” delle opere e “immagini” degli edifici, e una vasta articolazione della ideologie delle immagini stesse: un’ideologia che parlava agli artigiani, ai contadini, ai soldati, in altre parole a quel variegato popolo di donne ed uomini liberi che è stata la più grande novità dalla fine della cosidedtta tarda antichità.

Le pubblicazioni, gli scritti,  i libri sull’architettura dei primi tre secoli del secondo millennio, sono tantissimi. Ma la stragrande maggioranza di questa vastissima cultura si basa essenzialmente sull’immagine stereotipata delle categorie prive di fondamento come “romanico”, “gotico”, ecc.. Per comprendere fino a fondo quanto “oscurantismo” è stato prodotto, basta riandare ad un libro che ancora oggi è il fondamento dei critici dell’arte e cioè “L’arte Italiana” di Mario Salmi del ,953. Lo storico a proposito del Duomo di Pisa, evidenzia: “l’affrancamento della terreste gravitas dei romanici e l’elevazione dell’uomo a Dio, congiungendosi all’ampia spazialità delle cinque navi folti di colonnati che trae origine dalle basiliche paleocristiane, tipo San Paolo di Roma. All’esterno Buscheto, con un interessante ripetere di arcate cieche di origine ravveniate e di lesene cinte da cornici, ma con un ritmo decorativo connesso a quello uniforme degli arabi, cercò una lieve animazione chiaroscurale e, accanto alle membrature classicheggianti e agli archi falcati sui piedritti di ricordo mussulmano, creò effetti pittoreschi nei rombi adorni di rosoni che s’iscrivono entro le arcate, e nei tondi intarsiati di marmi policromi. Il rivestimento prende un tono più gagliardo nell’abside maggiore e nella facciata attraverso il forte chiaroscuro delle logge lombarde che si sovrappongono secondo lo lo stesso ritmo.

Tra i richiami alle basiliche paleocristiane, le arcate cieche di origine ravveniate, le lesene con ritmo uniforme agli arabi, nonché le membrature classicheggianti e gli archi su piedritti (le basi) di ricordo mussulmano, e le logge lombarde dell’abside, il portato di questa architettura appare come un’operazione eclettica: cioè, una somma di altre invenzioni architettoniche, lasciando al “romanico” una semplice funzione di architettura derivata. In realtà, le analisi delle superfici delle immagini comporta che l’analisi dell’architettura sia appunto superficiale, e non chiarisce come si è potuto realizzare questo fenomeno che ebbe inizio nel primo secolo del secondo millennio ma esplose nel  secondo secolo. Per comprendere l’architettura di questo ampio periodo occorre quindi partire dalle fondamenta. Proprio dalle fondamenta.

Nel IX Libro di “De Architettura”, Vitruvio espone le regole “Gnomoniche” trovate tramite la pratica dell’ombra dello gnomone. Questa modalità è alquanto semplice e molto nota: si conficca nel terreno un palo, nel corso di una giornata (possibilmente senza nuvole) è possibile segnare l’ombra di questo palo dal primo raggio di sole all’ultimo del tramonto. Come è facile capire, l’ombra del palo (gnomone) si allungherà per ridursi con l’ascesa del sole, per poi allungarsi di nuovo in prossimità del tramonto.

Seguendo questo andamento, è facile disegnare sul terreno un arco più o meno accentuato a seconda della stagione. Unendo i due punti del mattino e del tramonto abbiamo una linea. Questa retta indicherà l’Est e l’Ovest. Con una semplice operazione geometrica e muniti di un compasso si può individuare la perpendicolare della retta. Questa nuova retta indicherà il Nord ed il Sud e si chiama meridiano. L’operazione serviva per tracciare nel sito della nuova costruzione l’orientamento. Con una corda, facendo centro nello gnomone e passando da i due punti collocati sulla prima retta che congiungeva il punto dell’ombra del mattino e della sera, si tracciava un cerchio chiamato cerchio generatore.

Sogno del Monaco Gunzo . L’ Abate Ugo di Cluny, San Pietro e San Paolo con la fune per la costruzione di Cluny III (1089-1135). XII secolo

In questo cerchio generatore si svolgeranno le principal operazioni di progettazione della nuova costruzione. L’operazione però ha degli inconvenienti. Per segnare il primo raggio dell’alba o l’ultimo del tramonto occorre non avere ostacoli all’orizzonte (montagne, colline, foreste, ecc..) perché vi sarebbe un’alterazione della misurazione. Per ovviare a questo inconveniente, era necessario che il procedimento per determinare l’orientamento contemplasse ulteriori procedure, che comportavano una conoscenza più approfondita della geometria terreste e della rotazione del sole dei pianeti e soprattutto delle stelle.

Vitruvio afferma, ad esempio, che colui si professa architetto sui sia esercitato (..) anche nell’ “astrologia e dei computi celesti“. Per il motivo che “Dall’astrologia poi si conosce l’oriente, l’occidente, il mezzogiorno, il settentrione e la disposizione del cielo, l’equinozio, il solstizio e il corso degli astri: delle quali cose chi non ha cognizione non potrà mai sapere il calcolo degli orologi a sole”. (Libro I cp.I par. 10)” Sappiamo anche che Vitruvio, citando gli architetti greci (che a loro volta sicuramente avevano attinto dalle conoscenze egiziane), individua nel IX Libro del suo De Architettura il nesso tra transito nel Sole nello zodiaco e l’avvicinarsi degli equinozi, nonché dei solstizi. Quindi, una conoscenza delle costellazioni, la capacità di individuarle nel cielo stellato l’avvicinarsi dei quattro momenti principali del percorso solare.

L’importanza degli scritti di Vitruvio risiede nella loro unicità. Infatti, risulta una sola copia che Alcuino (maestro della scuola palatina) portò dall’Inghilterra alla corte di Carlo Magno. Il suo carattere enciclopedico e di raccolta di molte conoscenze degli “architetti romani” ci permette di conoscere come si svolgeva l’attività edificatoria e le conoscenze costruttive intorno al XV a.c. Questo manuale ebbe un enorme successo a partire dal 1414 presso l’abbazia di Montecassino. Ma quello che ci preme evidenziare è che le conoscenze della scienza edificatoria rimasero vive attraverso tutto il periodo della classicità romana e nei secoli del secondo millennio. In particolare nel IX Libro vi è una dettagliata spiegazione di come si deve procedere alla definizione dei meridiani e dei paralleli. L’aiuto viene dalla conoscenza dell’apparizione delle costellazioni nello zodiaco. L’equinozio primaverile avviene nel momento del passaggio in Ariete, e quello autunnale nella Libra.

Astronomers”, illumination from the “Illustrations for Mandeville’s Travels”, ms. Additional 24189, f. 15r,
1st quarter of the 15th century, British Library, London

In quel momento Vitruvio rileva che se lo gnomone posto a Roma è composto di nove parti produrrà un ombra di otto. Mentre in Atene l’ombra sarà composta di tre parti e lo gnomone di quattro. A Rodi l’ombra di cinque e lo gnomone di sette, e così via dicendo. Conclude che le “ombre negli equinozi si trovano, secondo le leggi della natura, diverse, alcune brevi ed altre lunghe”.

E’ la latitudine, che in ragione dell’inclinazione dell’asse terrestre, produce effetti e conseguenze geometriche diverse. Quindi come poter calcolare l’orientamento? Si riparte dallo gnomone e dalla sua ombra, ed invece di aspettare la mattina o la sera, si procede ad una costruzione ingegnosa. Come abbiamo visto, lo gnomone suddiviso in nove parti (unità di misura) a mezzogiorno dovrebbe proiettare un’ombra in otto parti. Utilizzando il compasso con il centro nella punta dello gnomone e come raggio lo gnomone stesso, si costruisce un cerchio. E’ chiaro che questa costruzione geometrica non può avvenire a terra con le corde e le canne: occorre trasferire le proporzioni su un disegno. A questo punto, la circonferenza deve essere suddivisa i 15 parti uguali equivalenti a i 24° gradi dell’inclinazione eclittica terreste. La suddivisione di una circonferenza in 15 parti è abbastanza facile. Trovato il lato di questo poligono si individua il punto sulla circonferenza che collegato con la punta dello gnomone determina il raggio equinoziale sul piano.

Vitruvio P. “De architettura” pubblicato da G.Amati 1830 parola Milano Fig. 4.

La costruzione continua con l’individuazione dell’asse dell’orizzonte,  l’asse inclinato  che i greci definivano pros orthas che permette di individuare  il cerchio con un proprio centro sul raggio equinoziale.

Vitruvio P. “De architettura” pubblicato da G.Amati 1830 parola Milano Fig. 5.

Questo cerchio è l’obiettivo di tutta la costruzione: serve per individuare i mesi (chiamato da Vitruvio “mestruale” perché ciclico), conosciuto come “manaco” dal greco minas cioè mese. Ed infatti la seconda costruzione avviene su il cerchio manaco, e anche qui si procede alla suddivisione della sua circonferenza in 12 parti. Il poligono (cosiddetto: dodecagono) ha la proprietà che i punti dei lati siano opposti e quindi possono essere uniti a intersecare sul diametro dell’asse pros orthas. Dal punto in cima allo gnomone si tracciano linee che passano dalle precedenti intersezioni e portate sul piano possono definire “a terra” un preciso calendario stellare. Con queste costruzioni geometriche e la loro traslazione nell’area del cantiere la verifica dell’orientamento arriva a livelli di precisione particolarmente alti. Nell’architettura di cui ci occupiamo, lo zodiaco appare in molti luoghi. Forse il più conosciuto lo abbiamo alla Sacra di San Michele e denominato appunto il Portale dello Zodiaco (1128-30) del Maestro Nicolao.

Questa necessità di raccontare il tempo sarà una caratteristica che ritroviamo in moltissime costruzioni. Nel S.Martino di Lucca abbiamo la rappresentazione dei mesi collegati ai lavori dei campi e i simboli dello zodiaco.

Possiamo, quindi, affermare che il richiamo ai segni zodiacali non ha nulla di esoterico o di misterioso. E’ semplicemente un modo di “calcolare” con esattezza l’orientamento del futuro edificio. E grazie all’unica conoscenza utilizzabile le costruzioni geometriche, le ombre dello gnomone sul terreno garantivano una perfetta conoscenza dell’orientamento. Ma la domanda è anche un’altra: Perché queste costruzioni dovevano rispettare un preciso orientamento ?

Continua.