Dario Carbone, musicista
Operazione Spartito

Arena di Verona, poteri forti senza lungimiranza

di DARIO CARBONE – Chi doveva vigilare sulla gestione perché non l’ha fatto? 34 Milioni di debiti non si creano dalla sera alla mattina.

Il prof. Dario Carbone è segretario FIALS/CISAL di Verona.


Il teatro Fondazione Arena di Verona è un’anomalia nel gruppo delle 14 Fondazioni liriche. Anzitutto, ha sede in un capoluogo di provincia che per numero di abitanti corrisponde ad un quartiere delle grandi città metropolitane. Tuttavia, grazie alla storia che la città offre naturalmente, alla posizione geografica crocevia tra gli assi est-ovest e nord-sud, attrae centinaia di migliaia di turisti ogni anno. Di ciò ne beneficia soprattutto il famoso Festival Estivo della Lirica che tradizionalmente dal 1913 ha sede nell’Anfiteatro romano. Conseguentemente tutto il territorio, il cui indotto prodotto dal solo Festival è calcolato in 500ML di euro annui.

Questo incredibile business ha ingolosito nel tempo i poteri forti cittadini fuorviati esclusivamente dall’aspetto utilitaristico a scapito del progetto culturale-istituzionale da offrire ai cittadini. Parafrasando la Traviata: “croce e delizia” di un Teatro.

La Fondazione non è solo Festival estivo anzi la sua più estesa attività si svolge al Teatro Filarmonico sede delle stagioni d’opera e sinfoniche per tutto l’anno. Ma ecco un’altra anomalia: il Teatro Filarmonico non è del Comune, ma è proprietà della privata Accademia Filarmonica, affittato dal Comune di Verona e concesso in uso, come prevede la L.800/67, alla Fondazione. Purtroppo nessuna amministrazione comunale ha mai previsto la costruzione di un nuovo efficiente Teatro Comunale che abbasserebbe notevolmente i costi di gestione aumentando le alzate di sipario. Proviamo a capire perché.

Verona manca di un cronico collegamento fra le diverse istituzioni culturali, economiche e amministrative, insomma un “sistema” per mancanza di una concezione politica del “bene comune”. Inoltre per i motivi di cui sopra, Verona ha sempre vissuto di rendita senza mai confrontarsi con l’esterno e con la concorrenza che altre realtà anche minori hanno saputo creare. Quando nel 2020 l’emergenza sanitaria ha costretto a rimandare la Stagione lirica estiva, tutti sono andati nel panico perché non avvezzi ad affrontare le situazioni emergenziali, abituati com’erano alla loro rendita di posizione snobbando un doveroso congruo sostegno economico, rispettoso dell’enorme indotto a loro garantito.

Il tema vero però della gestione della Fondazione, come in tutte le altre, sta nel ginepraio di leggi e decretazioni d’urgenza che l’hanno ridotta ad un apparato burocratico senza progettualità artistica e culturale a medio termine, ma semplicemente sempre in affanno per il “pareggio di bilancio”.

La visione aziendalistica dei Teatri, la cui origine sta nella legge Veltroni, ha fallito nel concreto ma ha dato l’alibi per infarcire i Teatri di consulenti, manager, avvocati che nulla capiscono, bontà loro, di produzione musicale. Gli stessi Direttori artistici, che dovrebbero produrre progetti, devono sottostare a veti burocratici, economici e legislativi riducendosi quasi sempre a mere pedine lautamente pagate.

La Cultura di qualità costa e quindi va congruamente sovvenzionata senza sprechi ma va sovvenzionata, così come esprime l’art.9 della nostra Costituzione. Non è accettabile che il Comune di Verona contribuisca alla Fondazione con appena 300mila euro annui, pur essendo un socio fondatore e indirizzandone le scelte con il Presidente Sindaco e altri 2 consiglieri. L’errore fondamentale è stato quello di legare la gestione dei Teatri d’Opera alla figura del Sindaco che per legge ne è il Presidente, pur non avendone alcuna competenza e, diciamolo pure per la nostra esperienza, alcuna voglia.

Ma se ciò è giustificabile in città capoluoghi dove l’impatto del Teatro sulle vicende politiche cittadine è relativo, a Verona è da sempre argomento elettorale di grande impatto per i candidati Sindaci salvo poi, finite le elezioni, dimenticarne le promesse fatte quali ad esempio il ripristino del Corpo di Ballo del Teatro, licenziato per “convenienze politiche” nel 2016. Non dimentichiamo che il Sindaco guida la scelta per la nomina del Sovrintendente per la quale la gestione del gioiello cittadino ha necessità di competenza, coordinamento e idee.

Le varie amministrazioni degli ultimi decenni hanno portato la Fondazione sull’orlo del fallimento con gestioni economiche scellerate (basti pensare che dal 2008 sino al 2016 il Sovrintendente era un perito agrario), pagate dai lavoratori con i propri stipendi e con il licenziamento dell’intero storico Corpo di Ballo per soddisfare interessi politici locali.

La domanda sorge spontanea: chi doveva vigilare sulla gestione perché non l’ha fatto per tempo e con immediatezza?  34 Milioni di debiti non si creano dalla sera alla mattina e FIALS li aveva segnalati per tempo, ad esempio denunciando operazioni antieconomiche come il Museo dell’Opera e la gestione degli “eventi rock” nell’Anfiteatro, confermate dal Ministero anni dopo come le principali fonti di diseconomia. Abbiamo sfiorato la liquidazione per una gestione che paradossalmente è stata gestita dallo stesso Ministero che doveva per tempo controllarla, salvo poi obbligare i lavoratori ad accettare tagli ai loro stipendi e licenziamenti collettivi.

Le potenzialità inespresse della Fondazione Arena di Verona si rivelano dall’ennesima anomalia: mentre la biglietteria risulta la migliore tra tutte le fondazioni (pareggiando da sola il costo annuo di tutto il personale), il numero delle alzate di sipario il più basso. E ciò in contrasto con lo scopo statutario di diffusione dell’arte musicale. Nonostante i 15 milioni di contributi incassati, oltre alla biglietteria, resta il costante affanno nella ricerca del pareggio del bilancio d’esercizio, sintomo evidente di scelte gestionali approssimative.

Il personale stabile, necessario per portare avanti l’attività ordinaria, è diminuito negli ultimi 5 anni del 20% e non è stato mai ripristinato tanto che alcune scelte artistiche vengono fatte in funzione del personale a disposizione e non viceversa come dovrebbe essere in un Teatro “normale”.  A ciò è legato lo storico problema del personale precario “ a vita”, altra anomalia tutta veronese, che è costretto a rivolgersi ai tribunali per aver riconosciuto il proprio diritto. Questa ingiustizia continua a bloccare sul Fondo Rischi della Fondazione una cifra corrispondente al 20% del Bilancio.  L’unica legge che ne avrebbe attenuato le conseguenze (L.81/2019 Bonisoli) resta bloccata da allora in attesa dei decreti attuativi.

In attesa di una svolta legislativa che, facendo pulizia di retaggi normativi approvati d’urgenza, garantisca le giuste sovvenzioni e controlli, le corrette competenze di chi ha l’onore di governare i Teatri d’Opera, i lavoratori dell’Arena di Verona vogliono tornare a far sognare il pubblico con la loro professionalità e passione per la convinzione che solo l’arte e la cultura possano salvare dall’imbarbarimento morale a cui stiamo progressivamente assistendo.