New York, New York. Back to the 80’s

ARTE CORTINA – New York, New York Back to the 80’s

La mostra di Farsettiarte a Cortina d’Ampezzo, gli artisti a New York a cavallo degli anni Ottanta tra mondanità, trasgressione ed eccesso.

Farsetti significa un ponte dell’arte contemporanea tra la Toscana e l’Italia prima di tutto, ma poi il mondo. Un lungo periodo storico dell’arte e del mercato d’arte italiani che non esiste più, e del quale, invece, Farsetti ancora onora il nome. Lo dimostra “New York, New York. Back to the 80’s” proposta a Cortina d’Ampezzo dal 2 agosto al 14 settembre 2025.

La mostra è dedicata agli artisti italiani e stranieri che hanno vissuto nella New York a cavallo degli anni Ottanta, quando l’East Village newyorkese – spiega Farsetti – era il loro luogo di elezione con i suoi night club frequentati da cantanti e tycoon dell’economia, dove le serate scorrevano al limite tra l’immaginario underground e la trasgressione, e da zona malfamata l’East Village si riqualifica in quartiere di artisti, poeti e scrittori.

Farsettiarte parla toscano, nasce a Prato nel 1955 da Frediano e Franco Farsetti: si dice sia stato il fiorentino Ottone Rosai a consigliarli di aprire l’attività proprio lì, per la presenza di industriali economicamente robusti e interessati ad investire nell’arte. I due fratelli, praticamente, iniziano come corniciai. La loro passione unita al talento li rende in breve tempo un punto di riferimento sul mercato del Novecento. Una garanzia per la loro autorevolezza, nei confronti degli artisti, dei critici e dei collezionisti. Nel 1964 aprono una Galleria a Cortina d’Ampezzo, cinque anni dopo in Versilia, a Focette, e nel 1982 a Milano. La sede di Prato in viale della Repubblica inaugurata nel 1991, progetto dell’architetto Gamberini, si trova a fianco del Museo per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci.

Può essere che l’apertura su Milano si realizzò sulla scia del sommovimento artistico proveniente da oltre Oceano. Il 1982, infatti, è anche “l’anno del miracolo, dove l’East Village è ufficialmente il quartiere della nuova creatività. Le sue gallerie sono aperte straordinariamente anche il sabato e la domenica attirando un gran numero di pubblico e curiosi, e non è insolito vedere passeggiare insieme Ileana Sonnabend e Leo Castelli. Punto di riferimento primario è proprio la Leo Castelli Gallery, ma non da meno è Patt Hearn, avvenente gallerista che diviene simbolo della donna di successo e che propone artisti promettenti come George Condo e Dan Flavin, molto lontani dall’arte presentata dal più quotato Julian Schnabel, in quel momento conteso dai più grandi galleristi. A Leo Castelli si deve il primato di aver introdotto sul mercato gli artisti della cultura Pop e averli proposti a illuminati collezionisti fino ad averli istituzionalizzati nelle collezioni dei più grandi musei come il MoMA”.

Prosegue la presentazione della mostra di Cortina d’Ampezzo. “A questi nomi internazionali si affianca anche un gruppo di italiani tra cui primeggia Francesco Clemente, napoletano invitato a decorare una delle sale dello Studio 54. È proprio la New York degli anni Ottanta a decretare il trionfo della Transavanguardia italiana, lanciata da Achille Bonito Oliva dalle pagine della rivista Flash Arte, di cui Clemente è protagonista e che nel 1985 per primo espone in una mostra con tre sedi contemporanee eguagliando Sandro Chia, che aveva ottenuto già un grandissimo successo esponendo nel 1983 al Guggenheim Museum e l’anno successivo al Metropolitan Museum of Modern Art. Tuttavia, già nell’ottobre 1980, il maestro Mimmo Paladino è presente a New York con due mostre personali in contemporanea e tra il 1980 e il 1984 partecipa a quattro collettive al Museum of Modern Art. La Transavanguardia italiana diviene così una sorta di ambasciatrice dell’Italia a New York, aiutando a promuovere il made in Italy nel mondo, includendo anche altri settori, tra cui la moda e il food. Nei primi anni Ottanta tutte le gallerie vogliono esporre Cucchi, Clemente, Chia e Paladino”.

L’idea di questa mostra coglie un duplice interesse: nel proporre l’esplorazione dell’arte a cavallo degli anni Ottanta richiama anche un decennio “in cui essere artista in Italia poteva significare pranzare a Napoli con Warhol, conversare con Basquiat a Modena e trasferirsi con estrema semplicità da una città di provincia alla cosmopolita New York per diventare protagonisti della scena artistica internazionale”. Possiamo dire di provare una certa nostalgia?

(foto: https://www.farsettiarte.it/it/mostre/new-york-new-york-back-to-the-80)