ARTE VIAREGGIO – Sofia Verucci

di ALDO BELLI – Sogno, inconscio, realtà parallele. Il valore reale dell’arte in funzione del suo potere di rivelazione liberatrice.

La Via dell’Arte si anima durante l’estate nel centro storico di Camaiore, l’incontro è casuale, nel senso che entriamo nell’esposizione come visitatori qualsiasi, solo alla fine le diciamo che siamo stati attirati dalla luce bianca dei neon passeggiando sul corso senza una meta precisa, sotto l’afa ferragostana per niente attenuata dal crepuscolo e con l’idea improvvisata di pubblicarle un articolo.

Sofia Verucci ha fatto l’Accademia di Belle Arti a Carrara, vive a Viareggio, è giovane, sulla trentina, e definisce la sua pittura “surrealista”. Sogno, inconscio, realtà parallele. Si vede dalla mano: tuttavia, c’è qualcosa che deroga a quel difetto tipico dell’accademia, il marchio di fabbrica che lascia raramente spazio all’irregolarità dell’istinto. Probabilmente – lo scopriamo poi – a Sofia deriva dall’altra sua grande passione: la musica. Sofia canta in una band amatoriale, suona la chitarra, e scrive testi. Si sente la musica in “The sleep of the poppies”, il sonno dei papaveri, o in “Lune rosse”.

The sleep of the poppies (cm.40×80)
Lune rosse (cm.50×100)

Sofia Verucci ha iniziato a dipingere tardi. L’esposizione dei quadri lo denota, nel senso che si sovrappongono accenti diversi: rappresentano lo specchio di una ricerca verso un’espressione “surrealista” che dia forma compiuta alla sua personalità; le opere che potremmo definire decorative, di design, appaiono decisamente finalizzate, ma rimangono un’appendice, qualcosa di occasionale (e comunque mai banali) rispetto alla pittura dove sogno inconscio e realtà parallela assumono un tratto artistico bruciante.

Il Mongolfiori (cm.60×120)

Il surrealismo si affermò dalla Francia (Aragon, Breton, Éluard) in Europa tra la prima e la seconda guerra mondiale, il suo tratto dominante si basò sulla rivalutazione dell’inconscio, dell’immaginazione, del meraviglioso e del magico, come vera realtà e verità umana, contro la logica, il razionalismo, i valori estetici e morali tradizionali; c’era l’influenza de L’Interepretazione dei sogni di Freud, ma anche quella di Marx, cambiare il mondo e cambiare la vita delle persone.

Non sempre nella versione pittorica del movimento che si annunciò con il Manifeste du surréalisme di André Breton nel 1924, e in quello scritto nel 1930, la leggibilità dell’opera d’arte corrisponde ad un facile dialogo con chi la osserva; tra il sogno e l’inconscio trasmutano i linguaggi, geometrie variabili nelle quali la libertà dell’autore si trasferisce alla libertà emotiva del pubblico. E’ un dialogo di libertà, se così si può dire. Ad esempio, in Sofia ne “Il flaneur dentro al suono”, ripreso anche ne “Il viale del suono”.

Il flaneur dentro al suono” (cm.80×80)
Il viale del suono (cm.100×100)

Se il sogno si mostra in un’aria sospesa in “Wine not?”, “Il risveglio” diventa aggressivo; perturbante come in “Penas”.

Whine not (cm.70×100)
Il risveglio (cm.50×70)
Penas (cm.70×70)

La mano, infine, si libera completamente nella fusione di colore di “Vuelo en elcalentamiento global” e in “Clouds”…

Vuelo en elcalentamiento global (cm.40×80)
Clouds (cm.40×80)

... Piombando, infine, nell’onirico con “I Flauti dolci”.

I flauti dolci (cm.50×100)

Nei quadri di Sofia c’è, dunque, lo svolgersi di un movimento di idee che ha radici lontane, ma soprattutto la ricerca – la sfida sofferta sul limite di forme espressive apparentemente vicine e rischiose da maneggiare – tesa ad ottenere nelle pieghe del già vissuto qualcosa di proprio da aggiungere. Del resto, citando un grande surrealista, il valore reale dell’arte è proprio in funzione del suo potere di rivelazione liberatrice.