Daniela Maccheroni_Cascina 2025

ARTETOSCANI – Daniela Maccheroni

INTERVISTA di Arianna Lamonica- Daniela Maccheroni, colori che stridono, i volti orrifici e sfigurati dall’angoscia esistenziale.


di ARIANNA LAMONICA *

Varcare la soglia della casa-studio di un artista è come essere catapultati in una dimensione parallela, dove hai la possibilità di immergerti nell’intimità di una persona e nel cuore pulsante della sua attività. Questo spazio, intriso di arte e vita, viene inaugurato all’ingresso da due grandi tele espressioniste, realizzate dall’artista stessa. L’odore dei colori a olio richiama l’energia del lavoro – anche se lei non ama definirlo così -, concentrata in un’ampia stanza colma di opere pittoriche e sculture, un microcosmo di intuizioni, ricerca e passione.

Daniela Maccheroni mi mostra le sue realizzazioni: appoggiato sul cavalletto c’è un paesaggio della campagna di Lari, da poco terminato; molti altri, tratti dal vero oppure di fantasia, sono stati dipinti su tele di varie dimensioni.

Daniela Maccheroni_Crocifissione
Crocifissione

La composizione di ogni quadro è armonica e ben strutturata, nulla è lasciato al caso. La sua maestria tecnica è chiara e lo si osserva anche nella sapienza anatomica degli autoritratti: l’ultimo realizzato la vede nuda, vestita solo di una giacca militare e di un cappello da aviatore, affiancata da una gatta bianca. Il tema della guerra è ricorrente nelle sue opere: la pittrice ironizza sui militari, non sopporta la guerra e ricerca costantemente la pace. I ritratti e gli autoritratti non presentano pennellate divisioniste, ma sono realizzati attraverso stesure di colore più classiche, ma che rientrano sempre nel “suo” espressionismo, come lo chiama lei.

Lo specchio è il mezzo attraverso il quale si osserva e si scruta e che utilizza per mettere in scena una pièce teatrale sempre nuova, caratterizzata da gioco e autoironia. I suoi lavori grafici, realizzati con il pennino e la china su fogli grandi 50×70 cm, la rappresentano mentre personifica tante parti del Sé, indossa suggestivi cappelli da lei assemblati e le espressioni del suo volto prendono forma a seconda dell’emozione provata.

Daniela Maccheroni_La donna del violino
La donna del Violino

In un autoritratto beve il liquore e lei, sostenendo di essere astemia, mi suggerisce che «negli autoritratti diventi chi vuoi» e che la sua pittura «è tutta teatro».

Mentre mi mostra la collezione dei cento autoritratti a china, prendo atto di avere davanti a me una donna di grande talento e sensibilità: poetessa, drammaturga, scenografa, scultrice e pittrice, Daniela Maccheroni (1949) è nata e vissuta a Pisa, conclude gli studi presso l’Istituto d’Arte “F. Russoli” della città, per poi iscriversi al corso di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, senza però portarlo avanti.

Ammette che, da un lato, le sarebbe piaciuto continuare gli studi, ma confessa anche un certo anti-accademismo: “l’Accademia ti insegna, è vero, ma ti leva la creatività, ciò che è tuo”.

Daniela Maccheroni_L'accusa
L’accusa

La sua arte evoca sentimenti umani universali e senza filtri coinvolge, quasi costringe il fruitore in questa presa di coscienza sul mondo, toccando tematiche cruente e terribili come la sofferenza dei ricoverati nei manicomi, la guerra, la Follia, l’amore perduto, la libertà desiderata, ma irraggiungibile, la Passione di Cristo, la solitudine.

Per questi temi, lo stile adoperato (su tele che raggiungono anche i due metri) è violento e si differenzia dalla ritrattistica: i colori stridono, le pennellate sono rapide e vibranti, i volti sono orrifici e sfigurati dall’angoscia esistenziale, quasi da non sembrare più umani.

La tecnica preferita da Maccheroni è l’olio su tela e il disegno sottostante a carbonella ne costituisce la base; l’artista è dunque vicina ai metodi pittorici classici, memore dell’insegnamento del mentore e compagno di una vita, il maestro scomparso Piero Bernardini (che ricorda sempre con grande affetto). Per quanto riguarda la sua arte più “espressionista”, potremmo provare ad avvicinarla a grandi nomi del passato – sicuramente a Vincent van Gogh e Lorenzo Viani, suoi artisti del cuore –, ma associare un certo tipo d’arte a un altro rimane sempre un rischio: meglio, a volte, lasciar parlare i quadri.

Daniela Maccheroni_Libertà
Libertà

La Mostra Personale di Daniela Maccheroni si è svolta dal 19 al 30 maggio presso la Gipsoteca della Biblioteca Comunale di Cascina (PI). L’esposizione è volutamente senza titolo: infatti, Maccheroni presenta diversi suoi lavori senza una tematica precisa, offrendo al pubblico una panoramica della sua produzione artistica e permettendo di esplorare la varietà del suo stile e delle sue tecniche. Per l’occasione, le ho rivolto alcune domande.

Quando hai capito che volevi diventare pittrice?
“Ho sempre dipinto, a nove anni ho fatto il primo quadretto a olio. Non è un mestiere, non è un lavoro, fa parte di me”.
Quanto tempo impieghi per completare un dipinto?
“Settimane, non so precisamente quanto. Non lo calcoli il tempo quando sei lì”.
C’è un messaggio che cerchi di trasmettere attraverso la tua arte?
“La Pace”.
Tra le tue opere, ne hai una preferita e perché?
“Autoritratto con colapasta. Perché mi rappresenta. Gioco con me stessa, sono ironica”.
Quanto è importante per te il colore?
“Il colore per me è tutto, lo sento molto; è la base della mia pittura, insieme al disegno”.
Se dovessi descrivere la tua arte a qualcuno che non l’ha mai vista, cosa diresti?
“Di leggerci la propria anima”.
Che emozioni speri di trasmettere con i tuoi lavori?
“Pugni nello stomaco (non con gli autoritratti)2.
Che ragazza eri da giovane?
“Ero molto bella. Ho fatto la comparsa in molti film, ho conosciuto Al Pacino, Virna Lisi. A un certo punto mi sono ribellata però… ero ribelle. Se leggerai la mia autobiografia, capirai”.
Cosa pensi mentre dipingi o disegni?
“Mi concentro su quello che devo fare. Non posso divagare il pensiero su altre cose, la mano deve seguire il cervello”.
Hai avuto delle ispirazioni o sono idee spontanee?
“Sono idee spontanee, creatività mie. Ogni volta che faccio un quadro faccio prima i bozzetti e ne scelgo uno. Di solito il primo va già bene. Per farli uso foglietti, penne biro…”.
Cosa significa per te dipingere?
“Io faccio figurativo, non astrattismo. Faccio il mio: il vero artista deve avere un suo mondo, poi bisogna vedere se questo mondo è artisticamente valido e se la maniera in cui lo esprime è artisticamente valida. Se un pittore ha tutto questo, è un vero artista”.
Ti senti un’artista?
“Mi sento una pittrice. Artista vedremo, lo diranno i posteri”.
Ma cos’è un artista per te?
“Artista è colui che crea per mezzo dell’anima e del cuore. Io lo faccio, però appunto è come una grande muraglia. C’è chi scavalca il muro: è quello l’artista”.
Come vorresti essere ricordata?
“Come una pittrice pisana. Sono modesta. È la mia arte che deve parlare per me. L’arte fatta con l’anima lascia un messaggio”.
Raccontami un ricordo legato alla tua vita, artistica e no.
“L’incontro con Piero. Avevo 37 anni. Ero dal collezionista Giulio Carrani, che aveva un negozio d’arte sul Lungarno Galilei; io andai lì e gli portai un mio quadro in cambio di tele. Vidi arrivare un signore con un fiocchino (il papillon) di velluto nero, con sotto il braccio un quadro dipinto. Il Carrani mi presentò a Piero, il quale rispose di conoscere già il mio nome – il figlio veniva alla scuola d’arte dove andavo io, abbiamo la stessa età. Io lo chiamai Maestro, lo conoscevo perchè era un pittore famoso. Lui aveva 66 anni”.
Cosa ti ha dato questa conoscenza?
“Mi ha dato tanto, come maestro di vita e maestro d’arte. Amore, affetto, stima. Ci siamo aiutati. Mi invitò a dipingere in Garfagnana; lui portò la merenda, dei panini e il vino nero. Facemmo un quadro per uno, lui un acquerello e io un piccolo olio. Da lì partì la nostra storia”.

Daniela Maccheroni_Villa Azzurra - Il manicomio dei bambini
Il manicomio dei bambini

Ringraziando Daniela Maccheroni per la sua cordialità e ospitalità, voglio riportare ciò che ha condiviso più volte durante il nostro incontro: nonostante la crudezza e la violenza dei temi che attraversano la sua arte, lei ribadisce con forza un pensiero che va oltre l’oscurità… finché ci sono la vita e l’amore, ci sarà sempre la speranza.

* Arianna Lamonica è dottoressa magistrale in Storia dell’Arte Contemporanea.