ATTUALITA', OLTRE LA LINEA - di Giovanni Lorenzini

Aspettando Tokio – Versiliesi alle Olimpiadi 2

di GIOVANNI LORENZINI – Nel 1956 a Melbourne il fortemarmino Livio Tesconi, aveva 21 anni e faceva parte dell’armo della Marina Militare.

ASPETTANDO Tokio, lo sguardo sulle Olimpiadi – dopo essere arrivati con il nostro cammino al 1936 – si incupisce: gli anni successivi sono quelli in cui rullano i tamburi di guerra. Il conflitto mondiale metterà in ginocchio non solo il movimento olimpico, quello sarebbe stato il meno. Milioni di morti e rovine. C’era dunque altro a cui pensare. Ma una volta finita la guerra, con la sconfitta della follia nazista, lo sport cominciò a rimettersi in moto nonostante certe divisioni fra Est e Ovest fossero bene evidenti e ciclicamente esplodessero in crisi internazionali di vasta portata.

LE PRIME Olimpiadi post belliche si svolsero a Londra. Nessun atleta viareggino e versiliese fu comunque presente. Non erano anni facili. Lo sport era importante ma c’erano altre priorità. Anche quattro anni dopo, quando i giochi a cinque cerchi si svolsero a Helsinki in Finlandia. Così per ritrovare un atleta locale alle Olimpiadi bisognerà attendere altri quattro anni, nel 1956 a Melbourne in Austrialia. Toccò al fortemarmino Livio Tesconi – che all’epoca aveva 21 anni e faceva parte dell’armo della Marina Militare – riportare i giochi a cinque cerchi in Versilia. Tesconi amava il canottaggio. E in quello sport dava il meglio tanto da entrare subito a far parte dell’equipaggio dell’otto con che rappresentò l’Italia. Non arrivarono né medaglie né la finale ma rimane la grande impresa. Tesconi avrebbe potuto ‘raddoppiare’ quattro anni dopo a Roma ma in quella occasione pur avendo in tasca la convocazione preferì… la fede nuziale: aveva programmato il matrimonio proprio nel periodo in cui si svolgevano le Olimpiadi . Messo di fronte a ‘o il matrimonio o i giochi Olimpici’ fece la scelta del cuore accompagnando la futura sposa all’altare. Alle Olimpiadi di Roma, dunque, nessun atleta ma un addetto ai lavori, nel senso che dello staff azzurro della Nazionale olimpica di calcio faceva parte l’allora massaggiatore del Viareggio, Aristide Cupisti, un personaggio indimenticabile per saggezza, umanità, competenza professionale. Che finita l’esperienza olimpica tornò al suo lavoro e al ‘suo’ Viareggio allo stadio dei Pini e dintorni.

NESSUN atleta viareggino o versiliese venne convocato per le Olimpiadi di Tokio nel 1964 mentre quattro anni dopo irrompe con tutta la sua carica e il suo straripante entusiasmo Giacomo Puosi, un quattrocentista strappato al calcio, cresciuto nella sezione atletica del Cgc Viareggio ma in seguito approdato alla squadra sportiva del Fiat Torino. Puosi prese parte alla finale della staffetta 4×400 della quale facevano parte anche Ottolina Fusi e Bello. Non arrivò la medaglia ma era pur sempre un risultato di prestigio. Puosi e la staffetta 4×400 sarebbero stati presenti – ma senza brillare come quattro anni prima – alle Olimpiadi di Monaco di Baviera, passati alla storia non per i risultati ma piuttosto per il sangue che venne versato nell’assalto, sequestro e tentativo di liberazione degli atleti israeliani presi in ostaggio da un commando palestinese.

Olimpiadi sangue indimenticabili, come lo saranno quelle successive – senza atleti viareggini e versiliesi – di Montreal nel 1976 e di Mosca nel 1980, caratterizzate dal boicottaggio: in Canada parte di molti paesi africani e in Russia degli americani per protestare contro l’invasione dell’Afghanistan da parte dei soldati dell’Armata Rossa. Ma il tempo dei boicottaggi non era ancora finito….
(2 – continua)


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