Astrolabio di San Zeno: montatura giornalistica?

di GIOVANNI VILLANI – L’astrolabio veronese è rispuntato a Maastricht durante Telaf, la più nota fiera d’arte e antiquariato internazionale.

L’astrolabio della basilica di San Zeno a Verona era un calendario astronomico con cui i frati benedettini, insediatisi nell’attiguo monastero alla basilica, scandivano il proprio tempo e le attività della regola, tenendo in conto le ore del giorno, del mese, dell’anno, osservando altresì le fasi lunari e dello zodiaco, le feste liturgiche e le commemorazioni dei santi. Una sorta di orologio, risalente al 1455, oggi non più a Verona, ma in vendita alla galleria Daniel Crouch Rare Books a Londra, alla modica cifra di 1 milione e 275 mila sterline, pari ad un milione e mezzo di euro.

Chi di recente ha fatto la scoperta del prezioso pezzo non è un cittadino veronese, ma ha amicizie in quel di Verona che hanno provveduto subito a dare notizie del ritrovamento. La storia ha fatto il giro della città in un batti baleno, richiamando le attenzioni della stampa locale che da giorni sta ormai cavalcando l’evento come si trattasse del ritrovamento di un celebre dipinto venuto improvvisamente alla luce.

In effetti il ritrovamento potrebbe anche essere rilevante, dal momento che in Europa di astrolabi pare ne esistano solo altri due esemplari: l’orologio astronomico di Praga del 1490, molto rimaneggiato in epoche recenti e quello di Santa Maria di Danzica, databile al 1460, pure danneggiato nel 1945 e in seguito restaurato radicalmente.

L’astrolabio veronese è rispuntato a Maastricht circa un mese fa, durante la fiera Telaf, la più nota fiera d’arte e antiquariato internazionale, dove selezionati mercanti d’arte e galleristi di tutto il mondo hanno presentato a collezionisti privati, curatori, direttori di musei e professionisti del settore, un “florilegio di opere” che coprono un arco di tempo di svariate migliaia di anni, con pezzi di archeologia, avanguardie, design, fotografie e alta gioielleria, dove anche la galleria Daniel Crouch Rare Books non ha perso tempo per proporre il suo pezzo forte proveniente da San Zeno.

Ma come è finito a Londra l’astrolabio? Se lo si stanno chiedendo i veronesi. Dall’abazia di San Zeno figura essere sparito nel Settecento, durante le spoliazioni napoleoniche che requisirono anche la celebre Pala del Mantegna con le tre predelle oggi giacenti al Louvre e a Tours. Una notizia questa però non suffragata da prove. Difatti ricomparve a Verona tra fine Ottocento e i primi decenni del Novecento nelle collezioni dei nobili Cartolari. Poi se ne persero nuovamente le tracce per riapparire negli anni Novanta a seguito di alcuni tentativi di messa all’asta a Londra, come riportarono sia il quotidiano The Indipendent che quello locale, L’Arena di Verona.   

Secondo lo storico settecentesco Giovanni Battista Biancolini l’astrolabio si trovava nel chiostro dell’abbazia (“curioso calendario si sta annicchiato nella parete della Loggia che dal dormitorio del monastero conduce al coro e alla sagristia di quella chiesa”, 1757). Ma secondo altre testimonianze, anche recenti, il posto del segnatempo monastico era a fianco dell’altare maggiore, a sinistra, dove sopra ancora si trova oggi dipinto un quadrante murale delle medesime dimensioni, nelle vicinanze della Pala mantegnesca.

Del ritrovamento londinese è stata ovviamente informata la Soprintendenza all’archeologia e pare persino il ministro Franceschini in persona. Certamente anche il critico Vittorio Sgarbi, per altra occasione in quel di Verona, che ha fatto sentire le sue impressioni, fra cui quella relativa al prezzo, giudicato troppo elevato per il valore dell’astrolabio.

Naturalmente da più parti si invocano gli interventi degli sponsor (a Verona non mancano di certo) per l’acquisizione del pezzo, già molto chiacchierato, per non dire ormai famoso. E pare che in proposito ci sia più di un interesse al caso, in grado di sostenerne subito il prezzo di acquisto. Se ciò accadesse, sarebbe un vero controsenso, dal momento che la basilica di San Zeno ha ben altre priorità a cui far fronte, iniziando dalla grande torre abaziale, posta di fianco alla basilica di San Zeno, che da un anno sta attendendo i dovuti finanziamenti (specialmente dei veronesi), per la sua messa in sicurezza, dove i cadenti merli ghibellini stanno creando grossi problemi di stabilità al monumento.

Una torre del 1169, che ha tutta una sua storia, avendo ospitato più volte nell’alto medioevo alcuni imperatori tedeschi, fra cui Federico II, raffigurato pure in grande affresco murale al secondo piano, che proprio a San Zeno diede in sposa la figlia Selvaggia ad Ezzelino III da Romano.