L’email del nipote di Elena, Lorenzo Guadagnucci, inviata alla redazione di Toscana Today a seguito dei nostri articoli sul parco dedicata alla sua memoria
“Gentile redazione, copio qui sotto il messaggio che ho scritto in fondo a un vostro post del 4 ottobre scorso riguardante Avenza (Carrara), senza la minima intenzione polemica, ma al fine di precisare la nuova denominazione del luogo e ricordarne le ragioni
(https://www.toscanatoday.it/carrara-parco-della-grotta-di-avenza-approvato-il-progetto-esecutivo-ent…). Scrivo da Firenze ma ho letto con interesse la notizia sul progetto riguardante Avenza, perché il giardino in questione, indicato come “parco della Grotta”, ha in realtà un altro nome. Due anni fa è stato infatti intitolato a Elena Guadagnucci, mia nonna, con una cerimonia alla quale partecipò lo stesso sindaco De Pasquale. Elena Guadagnucci, cittadina di Avenza, fu fra le vittime della strage di Sant’Anna di Stazzema, il 12 agosto 1944. Il Comune di Carrara ha deciso di intitolarle il giardino affinché non si perda la memoria delle stragi né la testimonianza di rifiuto della violenza che viene da chi perse la vita in quei frangenti, persone ridotte a non-persone, eliminate quasi con noncuranza. Elena Guadagnucci, nel suo piccolo, è una donna che può essere ricordata anche per come visse: ragazza-madre che affrontò l’isolamento e la messa al bando familiare pur di non perdere suo figlio. Non è frequente che un Comune scelga di intitolare uno spazio pubblico a persone “normali”, finite però nel gorgo della storia e in qualche modo esemplari e quindi da ricordare: per queste ragioni credo cha sia importante chiamare il giardino con il suo nuovo nome. Negli atti pubblici il parco della Grotta è già indicato come Giardino Elena Guadagnucci e spero che di qui in avanti anche nei media se ne prenda atto. Cordialmente, Lorenzo Guadagnucci”.

Ringrazio il signor Guadagnucci, e mi scuso per l’errore. L’articolo citato si basava sul comunicato stampa ricevuto dal Comune di Carrara, ma poco conta, nel senso che i colleghi dell’Ufficio stampa sicuramente hanno usato involontariamente, come dire: per forza dell’abitudine, il vecchio nome del parco, conoscendo la loro sensibilità. Tuttavia, il nostro lettore bene ha fatto a scriverci, non solo per onor del vero ma anche per quell’osservazione che merita una riflessione. Chiamare le cose con il loro nome.
l nome delle vie e delle piazze è divenuto un mero quotidiano esercizio toponomastico. I bambini alle scuole elementari ripetono il nome delle vie dove abitano e che attraversano frequentemente, ma non sanno cosa dicono, non conoscono cosa c’è dietro quei nomi, potrebbero essere geroglifici o algide sequenze di lettere dell’alfabeto. E purtroppo non solo i bambini.
E’ una forma di enorme anonimato che contribuisce a generare individui anonimi. Che l’anonimato dei luoghi in cui viviamo sia il prodotto dell’espansione moderna delle nostre città è riduttivo: piuttosto è l’amaro sintomo di chi cresce fino a diventare uomo e donna senza che nessuno l’abbia educato a vivere dove vive; è il completo abbandono educativo delle radici che determina il primo grado di spossessamento della personalità; è l’esclusione della microstoria dai nostri programmi didattici. In fondo, potremmo dire che è il declino morale di una civiltà che ha smarrito la presenza del padre e della madre, della Storia e di Dio, di coloro che ci hanno preceduto e che hanno determinato ciò che noi oggi siamo. Solo il presente rimane, un tempo da consumare senza passato e senza futuro. E allora, che spazio rimane per Elena Guadagnucci? moltiplicato per dieci, per cento, per mille?
Con poche parole il nipote di Elena Guadagnucci ha offerto non il ricordo di sua nonna: ha dipinto una donna in carne ed ossa (“una ragazza-madre”), una storia di vita come molte altre vissute (“la messa al bando familiare pur di non perdere suo figlio), la vittima innocente del male che il genere umano spesso è capace di ordire (“fu tra le vittime della strage di S.Anna di Stazzema”). Non si tratta, forse, di una autentica lezione civica? Quante di queste lezioni nascoste nel nome di una strada o di una piazza contribuirebbero a renderci tutti più istruiti sulla nostra vita, più consapevoli, migliori?

Sono andato a ricercare il comunicato stampa del Comune di Carrara del 7 novembre 2017 e voglio trascriverlo.
“L’Amministrazione comunale ricorda venerdì 10 novembre, il 73° Anniversario dell’eccidio di Avenza. Nell’occasione sarà inaugurato il giardino intitolato alla carrarese Elena Guadagnucci, che perse la vita nell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema. La manifestazione si aprirà alle ore 9.30 con la deposizione di corone al monumento dedicato ai Partigiani nel Parco a loro dedicato, di seguito il saluto del Sindaco Francesco De Pasquale e gli interventi delle Autorità. L’orazione ufficiale sarà affidata a Alessandro Conti, Presidente provinciale di ANPI. La cerimonia, che si svolge con il patrocinio della Provincia di Massa-Carrara e l’adesione delle Associazioni Partigiane, Combattentistiche, d’Arma e Civili, prevede, quindi, la deposizione di una corona al cippo in ricordo delle vittime dell’eccidio, in via Argine Destro- Martiri di Avenza: il 10 novembre 1944, per mano dei tedeschi, persero la vita undici persone che vennero rastrellate e fucilate sul ponte e l’allora Parroco Don Frediano Moni chiese il recupero dei cadaveri per darne degna sepoltura. La manifestazione commemorativa proseguirà, alle ore 11.00, con l’inaugurazione del giardino in località Grotta che sarà intitolato ad Elena Guadagnucci, originaria di Avenza e vittima dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, dove era sfollata con il figlio Alberto. Sono previsti gli interventi del Sindaco De Pasquale, di Lorenzo Guadagnucci nipote di Elena e autore del libro “Era un giorno qualsiasi”, dell’Avvocato Claudia Buratti, promotrice dell’intitolazione e nipote di Nara Buratti anche lei morta nell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema e di Sascha Biggi Presidente della Pro Loco “Avenza sulla Francigena”, Ente sostenitore dell’iniziativa. Al termine della manifestazione sarà svelata la targa di intitolazione del giardino”.
Non nutro grandi speranze per l’Italia, però vorrei continuare a sognare. E tra i sogni che non si avvereranno c’è anche quello che un giorno nelle scuole italiane, di ogni ordine e grado, si insegni la “piccola storia” di cose e persone dei luoghi in cui siamo nati e viviamo.
Se dovesse mai accadere, sarà grazie anche a questo Giardino che porta il nome di Elena Guadagnucci: grazie a pubblici amministratori come il sindaco di Carrara Francesco De Pasquale che questo giardino ha voluto, e grazie a Lorenzo Guadagnucci che con il suo libro “Era un giorno qualsiasi” (2016) ha fermato un’immagine del tempo conservandone la voce per coloro che verranno.
(foto: gentile concessione del signor Lorenzo Guadagnucci)
