Ayrton Senna, Monaco 1992
SPORT, SPORT DALLA TV - di Tommaso Gardella

Ayrton Senna, “Sognare è necessario”

“Se una persona non ha più sogni non ha più alcuna ragione di vivere. Sognare è necessario (Ayrton Senna da Silva)

Se una persona non ha più sogni non ha più alcuna ragione di vivere. Sognare è necessario, anche se nel sogno va intravista la realtà . Per me è uno dei principi della vita

Ayrton Senna da Silva.

E’ un momento estremamente complicato quello che stiamo vivendo, distopico, quasi finto ma allo stesso tempo tremendamente vero e crudele, difficile da accettare, lo stesso (con le dovute proporzioni) che tutti gli appassionati di F1 dovettero attraversare dopo la scomparsa di Ayrton Senna.

Perché Senna? Perché rischiava la sua vita per fare ciò che amava: correre.

Ma non era solo amore, Senna era perfettamente consapevole del peso delle proprie azioni, sapeva quello che rappresentava per il suo paese e per le persone che ogni weekend si incollavano al televisore per godere delle sue gesta. A Sid Wilkins, responsabile medico della F1 in quegli anni, che gli propose di smettere di correre e di andare insieme a pescare (grande passione di Senna), Ayrton, dopo una lunga riflessione, gli rispose che non poteva, non poteva proprio deludere tutte quelle persone alle quali, anche se solo per poche ore, regalava momenti di gioia in quei weekend come nessun altro grande personaggio era in grado di fare.

Sapeva che per lui correre non era solo una passione, era un dovere. Una sorta di nemesi per tutte quelle persone che non avevano avuto la possibilità nella loro vita di costruirsi un futuro.

Ciò, ovviamente, rimanda a tutti coloro che in questi giorni, come allora in F1, mettono seriamente a rischio la loro vita per fare ciò che più amano e che il dovere impone loro: salvare le persone per restituirgli un futuro che dall’oggi al domani è stato messo in pericolo da un nemico invisibile, che sta richiedendo livelli di concentrazione estremi che, come pensava Senna, portano a non sentire la fatica, il dolore (fisico), lo stress, e che richiede un incredibile adattamento alle diverse situazioni, un’altra grandissima capacità del pilota brasiliano.

Nonostante paragonare le due situazioni possa apparire per i più critici fuori luogo, anche Senna, splendido uomo dentro (qualcuno avrebbe da ridire) e fuori la pista, ha sempre avuto un occhio di riguardo per i meno fortunati, per gli altri, le persone “comuni”, per coloro che erano in difficoltà.

Pensiero che lo ha portato nel 1994, insieme alla sorella, all’idea di aprire una fondazione per aiutare i bambini del Brasile, al fine di dare a loro un’opportunità, appunto, per il proprio futuro.

I ricchi non possono vivere su un’isola circondata da un oceano di povertà. Noi respiriamo tutti la stessa aria. Bisogna dare a tutti una possibilità”, frase che campeggia nell’home page della pagina della Fondazione Senna e che può essere tranquillamente trasportata nel tragico momento che stiamo vivendo.

Nonostante fosse visto come un eroe, Senna non si vedeva come tale, neanche quando andò a salvare Comas, un pilota belga che era svenuto nell’auto che aveva preso fuoco dopo un incidente durante il Gran Premio del Belgio del 1992.

Gli eroi sono altri diceva. Lo stesso atteggiamento che ritroviamo nei medici, gli infermieri, gli operatori sanitari e tutti coloro che, oggi, soprannominati in molti modi, talmente tanti che, oltre a finirli, ci stiamo scordando di vederli come vorrebbero essere visti oggi e domani, quando tutto sarà finito: persone comuni che stanno facendo il loro dovere, che l’hanno sempre fatto e che continueranno a farlo. Uniamoci a loro, riconoscenti senza chiamarli eroi, aiutandoli, rispettando il loro sforzo per combattere una epidemia in condizioni precarie per mancanza di sicurezza. Questo sì che li fa apparire eroi, per non chiamarli pazzi. Ma è proprio questa “pazzia” che, come loro anche i piloti di allora, visti come tali per i rischi che correvano mettendo in gioco la propria vita cercando la gloria, li fa andare avanti nel loro lavoro, nel segno del dovere e della gloria personale di pensare o immaginare, anche solo per un istante, di essere un eroe moderno.

Pur non volendolo, Senna, come del resto lo saranno i medici di oggi, passerà alla storia come eroe mitico, per questo paragonabile ad un altro eroe epico passato alla storia. Se, infatti, Achille parlava con gli Dei, Senna parlava con Dio.

Soprannominato anche “il pilota che parlava con Dio”, era convinto che il Signore gli avesse dato il Dritto di Vincere e, infatti, in più occasioni molte delle sue gesta (come l’incredibile primo giro al GP d’Europa a Donington Park nel 1993, rinominato “Lap of the Gods”) i commentatori e lui stesso (quando nel Gran Premio del Giappone, era il 1988 l’anno del suo primo titolo mondiale, disse: “ho visto Dio vicino a me alla partenza”), le attribuivano a un intervento divino. Intervento al quale in questi giorni molte persone si affidano per tornare alla normalità, per rivedere un proprio caro, poterlo riabbracciare e, chissà, magari per continuare a godersi insieme a lui le gesta dei piloti contemporanei.

Sognare il futuro. E’ un momento della nostra vita in cui la frase prendere la vita con filosofia non è mai stata così reale e incredibilmente salutare, sia da un punto di vista di benessere, mentale e soprattutto psichico, sia da un punto di vista vitale, che ci permetterà di uscire da questa pandemia più forti e sicuri di sé stessi, confidenti nelle proprie capacità.

Senna dicevaC’è qualcosa di speciale nel concentrarsi su se stessi, nel conoscere i limiti individuali, nel capire la natura della propria forza e quali siano le proprie capacità. Pensi di avere un limite, così provi a toccarlo quel limite. Accade qualcosa e improvvisamente riesci a dare di più, grazie al potere della mente, alla tua determinazione, al tuo istinto e alla tua esperienza”.

Senna esplorava le proprie capacità come nessun altro.

È una dote necessaria in questo periodo di quarantena che dev’essere preso come periodo di riflessione, periodo nel quale riorganizzare le idee, cercando di restare lucidi, di non cadere e trovando quella forza interiore e quella tenuta psicologica, che erano le capacità distintive di Senna, che ci permetteranno di superare il momento difficile che stiamo vivendo, uscendone più vigorosi di prima, capaci di farci trovare pronti per quando saremo di nuovo liberi di affrontare il domani che verrà.

Un domani che sarà molto diverso da ieri, un domani che si prospetta complicato ma che allo stesso tempo potrà presentare occasioni di riscatto per molti, per uscire da situazioni complicate e di crisi dettate dal presente.  

(foto: Autore Iwao – Tokio – licenza Creative Commons Attribuzione 2.0 Generichttps://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Ayrton_Senna_1992_Monaco.jpg )