Beatrice Venezi_Pavarotti Festival Arena di Verona

Beatrice Venezi vittima dell’Italia dell’odio e dell’astio

Il Maestro Luisi, il prof. Chiarot, i giornalisti del tiro al piccione, dimenticano che in Teatro l’unico giudice è il pubblico, e la Venezi è amata dal pubblico.

“Abbassare i toni per ritrovarsi italiani… Sentirsi comunità significa responsabilità, perché ciascuno di noi è protagonista del futuro del nostro Paese. Ma vuol dire anche essere rispettosi gli uni degli altri. Vuol dire essere consapevoli degli elementi che ci uniscono e nel battersi, come è giusto, per le proprie idee rifiutare l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore” (Presidente Mattarella).

Seguo quotidianamente la cronaca, non ho memoria recente di un tiro al piccione come quello contro Beatrice Venezi, alimentato da chi avrebbe, invece, il dovere di offrire all’opinione pubblica la realtà delle cose.

Su Open, ad esempio, (“Beatrice Venezi “non è all’altezza della Fenice. Il suo gesto è scolastico, non è matura”, 02.10.2025) non sapendo più a che santo votarsi pur di tirare al piccione, Alba Romano ripubblica un’intervista de Il Corriere (di Valerio Cappelli) a Fabio Luisi “che dirige la sua orchestra a Dallas e in passato ha lavorato al Met di New York e al Maggio Fiorentino”.

Solo in Italia è normale che un direttore d’orchestra parli male pubblicamente di una collega, e che non venga per questo stigmatizzato da un giornalista, anzi dandogli spazio come fosse una voce divina.

Nelle scorse ore, LA7 ha dedicato un servizio alla vicenda veneziana. La giornalista che intervistava (chiedo scusa, ma non ricordo il nome) era visibilmente tesa a strappare il sangue dall’intervistato contro la Venezi (non è indispensabile avere frequentato i corsi di formazione alla scuola di San Pietroburgo o a Langley… Micro-expressions, Facial Action Coding System (FACS), Emotional decoding / emotion recognition), ma il messaggio subliminale più appariscente è stato l’avere affidato l’accusa alla Venezi a un addetto alla musica (quindi credibile) Cristiano Chiarot e la difesa ad un politico (quindi di parte), Federico Mollicone, presidente (di Fratelli d’Italia) della 7ª Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Più chiaro di così il messaggio ai telespettatori!

Non ho alcuna intenzione di scendere sullo stesso terreno del Maestro Luisi e del prof. Chiarot, mi considero un giornalista anglosassone (con i miei soli 15 lettori, quindi assai meno di quelli del Manzoni), ma vorrei però ricordare una legge universale del Teatro e dello Spettacolo, in palcoscenico esiste un solo giudice: il pubblico.

Ad oggi, non risulta che il Maestro Beatrice Venezi abbia ricevuto i fischi del pubblico, e non è casuale che tutte le Sirene della Casta non abbiano mai citato la sua nomina a Direttore Principale Ospite del Teatro Colón, prima donna a ricoprire questo incarico nel teatro dove hanno diretto i più grandi da Kleiber a Toscanini, da Beecham, a Serafin, e dove è stata sommersa di applausi.

Il pubblico della Lirica, capito? Francamente, con il dovuto rispetto nei confronti di tutti, Orchestra de La Fenice inclusa, non vedo nessuno di quanti hanno aperto bocca per tirare al piccione, possedere i titoli per sostituirsi al pubblico. Quindi, come ha detto il nostro Presidente, abbassare i toni per ritrovarsi italiani… Sentirsi comunità significa responsabilità, perché ciascuno di noi è protagonista del futuro del nostro Paese. Nessuno escluso! E magari, si evita anche qualche figura barbina.