Bella Ciao. Perché Laura Pausini ha sbagliato

di ALDO BELLI – Far decantare la cronaca aiuta rimanere distaccati dall’emotività, ma quando tutte le notizie diventano vecchie cosa rimane?

Far decantare la cronaca aiuta rimanere distaccati dall’emotività. Dissento con chi sostiene che la nuova informazione scandita da Internet impone la corsa per “stare sulla palla”, per non essere declassati dai like, sebbene il “domani è un altro giorno” di Rossella O’hara sia diventato, almeno in Italia, la regola che alla lunga ha contribuito a rasare la memoria.

La notizia è di sei giorni fa, quindi per il ‘sistema’ una notizia ormai vecchia. Il sistema è quello per cui tutte le notizie diventano vecchie con la fine del giorno, una infinita catasta di vecchie notizie che si bruciano da sole. Dimenticando, purtroppo, che ciascuna di esse in realtà ci appartiene, poiché le lancette dell’orologio corrono sì, ma portandosi appresso il tempo trascorso.

Di per sé, potrebbe trattarsi di gossip. A parlare non è il capo di uno Stato e neppure un leader politico. E’ una cantante, un’artista. E’ importante per il grande numero di fans e suoi estimatori, non solo in Italia? Anche questo. Potremmo dire sotto il profilo dell’opinion maker (il personaggio della cultura, del giornalismo, della politica o dello spettacolo, che direttamente o indirettamente orienta o influisce sul senso comune, sull’opinione pubblica). Ma ciò che ha detto meriterebbe attenzione anche se fosse giunto da dietro il bancone di una panetteria. Anche la commessa del panettiere ha un suo ruolo nella formazione del pensiero di massa.

Siamo in Spagna, durante una popolare trasmissione televisiva, El Hormiguero, Laura è ospite. Viene invitata a cantare “Bella Ciao”, lei risponde di no perché “è una canzone molto politica e io non voglio cantare canzoni politiche”. A seguito della polemica che viene fuori, la cantante, replica sul profilo twitter del sito spagnolo 20minutos: “Non canto canzoni politiche, né di destra né di sinistra. Canto quello che penso della vita da 30 anni. Che il fascismo sia una vergogna assoluta sembra ovvio a tutti. Non voglio che nessuno mi usi per propaganda politica. Non inventassero ciò che non sono”.

L’errore di Laura, non diversamente da quello della commessa del panettiere, sta proprio nel fatto di essere un’artista: un artista sa sempre quello che canta e non conta il modo con il quale può essere interpretato al di là della musica e delle parole. “Bella Ciao” ha travalicato le frontiere e le lingue, ieri con Milva, Giorgio Gaber, Mercedes Sosa, Yves Montand, poi i Modena City Ramblers, “dopo la morte di Anita Lane, la tempesta fatta donna, è stato ristampato e riscoperto il suo album del 2001 “Sex O’Clock” che conteneva una versione malinconica e sexy di Bella ciao quasi sussurrata (in lingua inglese). Qui non è più una canzone di resistenza, ma d’amore” ha rivelato la rivista Rolling Stone. Tom Waits e Marc Ribot hanno suonato “Bella ciao”. Ho lasciato per ultima “La casa di Carta” di Netflix.

“E una canzone molto politica” dice Laura. Ed ha ragione. Politica nel senso storico, però. Dell’appartenenza ad una storia che è quella del suo paese, e che rinnovata di generazione in generazione ha finito per rappresentare un canto di libertà e di amore per chi alla libertà e all’amore nei confronti di tutti dedicò e sacrificò la propria vita. Ha detto una volta la faenzina Laura a Maria Rizzo de “Il Giornale” in occasione del suo invito al Circo Massimo, dove hanno suonato i Rolling Stones, i Pink Floyd e il Live Aid: “In Italia mi hanno sempre accompagnato, sia nelle canzoni che nella mia vita privata e per questo quando giro il mondo penso sempre che rappresento una nazione”, e per questa responsabilità vorrebbe essere “sempre perfetta”.

Questa volta Laura non c’è riuscita ad essere perfetta. Preferendo alla musica civile del suo paese la sempre inevitabile interpretazione di chi con la musica non ha niente a che fare. A destra o a sinistra, poco conta. E un artista sta sempre da una sola parte: quella dell’amore e della libertà. Appunto, come “Bella Ciao”.