Berlino, Panetteria, coronavirus
DA BERLINO - di Federico Quadrelli, OPINIONI

Berlino: “Per favore entrare uno alla volta”

Riprendere le attività è inevitabile, come ripartire suscita molte domande, intanto aiutiamoci strada facendo

Sono passate ormai diverse settimane da quando la pandemia Covid-19 ha sconvolto l’esistenza di ciascuna e ciascuno di noi. L’Italia ha attivato, essendo stato il primo paese europeo colpito duramente dall’infezione, le procedure di contenimento più rigide, toccando prima il nord del paese, poi l’intero territorio nazionale.

Altre nazioni hanno poi seguito, chi più chi meno, questo approccio. La Germania si è posizionata a metà tra chi voleva “tenere aperto” e chi, come l’Italia, ha deciso – e giustamente – di chiudere in modo generalizzato. Isolamento sociale, quarantena forzata per chi ha sintomi insieme alla diffusione delle comuni norme igieniche per limitare le forme di contagio: anche in Germania tutto è cambiato.

Adesso, però, è ora di tornare alla vita di sempre, dicono. Ebbene, alla vita di sempre non torneremo tanto rapidamente: questa pandemia ha già cambiato radicalmente il nostro modo di vivere la sfera pubblica come quella privata. Ma una fase 2, come viene definita giornalisticamente – in gergo tecnico sarebbe più appropriato parlare di “transizione” – deve comunque iniziare e su questo, a dispetto di quello che dicono alcuni esponenti politici o voci qua e là, è il tema su cui i governi di tutti i paesi, Italia compresa, si interrogano da tempo. La Germania sta iniziando ora con timidi passi in avanti per riaprire alcune attività: negozi e panetterie riaprono, rodando tecniche di gestione della clientela. Lo fanno un po’ goffamente, c’è da dirlo, perché è una situazione inedita per i negozianti tanto quanto lo è per i clienti.

I cartelli all’ingresso dicono “uno alla volta”, oppure “entrate SOLO muniti di carrello o cesto” – così da aiutare a tenere le distanze e limitare il numero di persone dentro i negozi – e “seguite i percorsi predefiniti”. Molte attività, soprattutto grandi centri commerciali, potranno contare sull’impiego di agenti della security, che vigileranno sugli ingressi e le distanze, altri dovranno “arrangiarsi”. E poi, disinfettare ogni volta carrelli e sanificare gli spazi: insomma, iniziano nuove forme di sperimentazione sociale per un lento, ma inevitabile ritorno alla vita “normale”, anche se “normale” acquista ora un sapore assai diverso da come eravamo abituati a pensare.

Adattare le norme seguite in quarantena nella vita “sociale” di tutti i giorni, in pubblico e nell’incontro con l’altro, sarà una sfida enorme, forse più della quarantena stessa. Saranno messe in discussione le norme di relazione sociale radicate ormai da generazioni: la stretta di mano o l’abbraccio tra conoscenti e parenti da evitare, l’autodisciplina alla cassa di un supermercato, tenendo la distanza e frenando gli impulsi tipici dell’andar di corsa, l’indossare mascherine o guanti prima di toccare cose che potranno essere poi riusate da altri. Usare disinfettanti e materiali igienizzanti in dose massicce. Cambieranno anche le norme sul trasporto, i voli? Come cambierà l’affettività? Insomma: sono tante domande. La fase due sarà la grande sfida di questo tempo: impareremo passo dopo passo, e dovremo avere tanta pazienza. Imparando anche da ciò che già sta avvenendo in altri paesi. Aiutandoci.