Berlusconi al Quirinale e l’Italia che non c’è

di ALDO BELLI – “La gente per bene si faccia sentire”, ha ragione il mio amico Brunello. Tra gatte morte che dormono o fingono di dormire.

Ho ricevuto in questi giorni un post dal mio amico Brunello: “E’ giusto indignarsi per la proposta della destra di candidare Berlusconi. La gente per bene si faccia sentire”. Brunello è un romantico della politica, che per rimanere romantico ha smesso da anni di fare politica.

Uno. Il centro-destra ha pieno titolo per un proprio candidato al Quirinale. Il titolo gli proviene dal quasi 50% degli elettori italiani che rappresenta. A chi si strappa i capelli solo all’idea, ricordo che il Partito Democratico votò entusiasta Francesco Cossiga presidente della Repubblica, il ministro degli Interni che lasciò morire Aldo Moro e il capo ispiratore di Gladio. Quando dico un candidato del “centro-destra” intendo una personalità rappresentativa del “centro-destra” e non presa in prestito nel campo avversario per passare accettabile al centro-sinistra.

Due. Si tratta di democrazia liberale. Anche in una bocciofila non è detto che la maggioranza sia migliore della minoranza: il problema nasce quando la minoranza pur avendo meno voti non si dimostra all’altezza di invertire i consensi. Per cui gli appelli tipici del folclore italiano (quelli alla Letta di questi giorni, per capirci) ad un grande abbraccio per un presidente di tutti gli italiani va contro i principi cardine della democrazia liberale: “di tutti gli italiani” il presidente diventa solo dopo essere stato eletto, non prima. Prima, è solo il candidato che ciascuno ritiene sia il migliore, poi si vota, uno vince ed uno perde, e senza che accada la fine del mondo.

Tre. Negli Stati moderni esiste un potere che i cittadini esercitano anche senza sedere nei parlamenti e oltre l’urna elettorale: è il potere dell’opinione pubblica. E’ difficile, o almeno molto complicato, prendere decisioni in Parlamento contro un rumore avverso crescente nel Paese. Di questo formidabile potere fanno parte gli organi d’informazione, i sindacati dei lavoratori e le associazioni degli imprenditori, le istituzioni pubbliche e le associazioni… e, dunque, i cittadini. Se questo potere viene meno nella vita di una nazione, significa che la dittatura è già avanzata anche senza carri armati e manganelli per le strade.

Quattro. Berlusconi è un candidato improponibile alla massima carica della Repubblica per tanti motivi. Quello principale è che è un uomo di 86 anni e malato di salute. Non meno per il fatto di essere il proprietario del principale impero dell’informazione in Italia: a Gianni Agnelli non venne mai in mente di essere candidato al Quirinale.

Cinque. Prima ancora, però, Berlusconi è improponibile per una ragione di opportunità (non significa optional) che può essere condensata nella dichiarazione resa da un primo ministro secondo la quale una ballerina era la nipote del presidente di uno Stato straniero per sottrarla alla legge in un Commissariato di Polizia. Clinton fu sottoposto all’impeachment per un pompino, che in fondo è più salutare della bugia del capo del governo resa ad un pubblico ufficiale per interessi personali. Ho visto gente che per molto meno ha subito l’interruzione della propria carriera: e così sarebbe stato per Silvio se non avesse avuto i soldi che ha, e fosse vissuto in Francia o in Germania o negli Stati Uniti, anziché in Italia.

Sei. “E’ il minimo che potrei ricevere dal paese dopo tutto quello che ho subito” ho letto che avrebbe detto Berlusconi. A Bettino Craxi in confronto dovremmo, allora, concedere un posto sull’Altare della Patria, ma in questa sua rivendicazione di ristoro delle pene ingiustamente subite, per molte Silvio potrebbe fare solo il mea culpa: e, comunque, le ingiustizie subite non cancellano le macchie del berlusconismo che in vent’anni ha trasformato il paese in una sit-com di infima qualità.

Sette. Ha ragione il mio amico Brunello. “La gente per bene si faccia sentire”. Ma questo è il punto del suo romanticismo. A parte le solite voci giornalistiche, non mi pare di udire lamenti nel gregge dedito ai “fatti propri”: un’illusione di sopravvivenza – quella di vivere pensando solo ai fatti propri – che pagheremo un giorno molto cara. Indignarsi, non rimanere indifferenti, significa essere romantici? E allora viva i romantici!

Salvini e la Meloni non si sono resi conto che candidare Berlusconi al Quirinale era non opportuno ed è squalificante per il centro-destra. O forse, si sono resi conto, invece, che in fondo agli italiani piacerebbe riavere Silvio e stavolta sul colle più alto. Intanto le gatte morte della sinistra dormono, o se non dormono fingono di dormire.