Home LA TORRE DI TATLIN - di Giovanni Bruno Bullismo di Stato: quando la legalità è solo per i potenti

Bullismo di Stato: quando la legalità è solo per i potenti

by Giovanni Bruno

L’anno che finisce è denso di lezioni esemplari da parte dello Stato per l’affermazione della legalità e per stroncare qualsiasi disubbidienza al ferreo rigore della Legge. L’inasprimento ha un padre con nome e cognome, Matteo Salvini allora ministro dell’Interno, che si è trascinato dietro un compiacente (all’epoca) governo Conte Uno e il Movimento 5 Stelle del Di Maio capo politico, indotti a votare i Decreti Sicurezza uno e bis che reintroducevano, tra l’altro, il reato di blocco stradale.

Vari episodi si sono susseguiti durante l’anno, tra cui quello dei pastori sardi accusati di blocco stradale durante le proteste per l’imposizione di prezzi troppo bassi del latte in particolare, e quello più recente emerso nelle cronache dei giorni immediatamente prima di natale delle multe di 4mila euro ai lavoratori (prevalentemente stranieri) della lavanderia Superlativa di Prato a cui non veniva pagato lo stipendio da mesi, estesa a due studentesse che avevano solidarizzato e partecipato alle proteste.

Questi episodi danno il senso della barbarie giuridica che l’ex ministro Salvini ha lasciato in eredità, introducendo una sproporzione delle pene e una rigidità della loro applicazione che andrà a colpire tutti coloro che si battono per conquistare diritti e dignità.

Il colmo, tuttavia, è stato raggiunto con l’arresto lunedì 30 dicembre di Nicoletta Dosio, irriducibile militante NoTav, per l’imperdonabile partecipazione ad una manifestazione pacifica nel 2012 (addirittura ben prima dei Decreti Sicurezza) in cui il reato inammissibile fu quello di aver bloccato i pagamenti dei pedaggi ad Autostrade per l’Italia, di cui tralasciamo di discutere la moralità, ma di cui evidenziamo come i profitti alle stelle siano macchiati dal sangue delle 43 vittime del Ponte Morandi, e la cui cura nella manutenzione delle strutture loro affidate è testimoniata dalle continue segnalazioni di ammaloramento di ponti e viadotti, fino al crollo di fine novembre sulla A6 Torino-Savona e al crollo in galleria della A26 Genova-Savona di ieri.

Di fronte a questa immoralità dilagante e criminale, lo Stato esercita la propria forza non contro i responsabili delle stragi che continuano a funestare il nostro Paese, come il Moretti dei 32 morti della Ferrovia di Viareggio il cui reato è caduto in prescrizione, o come il Castellucci di Autostrade ricompensato con 13 milioni di euro, ma contro tutti coloro che lottano per la propria dignità o per proteggere un territorio dalla devastazione in nome di interessi senza scrupoli.

Nicoletta Dosio è accusata di attività sovversiva, e per questo non le è concessa neppure la condizionale: la rigida applicazione della legge, sia nei vari gradi fino alla Cassazione sia da parte del Giudice di Sorveglianza che di fronte alla non richiesta di arresti domiciliari da parte di Nicoletta ha ordinato l’arresto, manifesta la volontà di colpire duramente la rappresentante più carismatica del movimento per piegare la resistenza di un’intera valle contro un’opera inutilmente costosa e considerevolmente dannosa.

Nel primo libro della Repubblica di Platone, un irruento e aggressivo Trasimaco sostiene la tesi che la giustizia sia semplicemente l’utile dei più forti: a questa visione Socrate replica in sostanza che la giustizia è legata alla saggezza, e che va imposta agli ingiusti, come la conoscenza agli ignoranti, non ai saggi (Platone, La Repubblica [Politéia], Libro I).

Nicoletta Dosio si esprime come Socrate, rifiutando le misure alternative e bevendo fino all’ultima goccia l’amaro calice dell’incarcerazione, per evidenziare la palese ingiustizia che deriva dalla vendicativa applicazione della legge: la Professoressa di Greco di 73 anni ha agito e si è esposta con il proprio corpo – unico bene da contrapporre ai soprusi di potenti e potentati – per difendere diritti e principi costituzionali che sono sempre più spesso celati e obliati dietro l’affermazione di interessi economici e finanziari, o di progetti megalomani privi di qualsiasi utilità, semmai dannosi per territori e ambiente, guidati solamente dal miraggio dei profitti e da una greve modernizzazione che baratta la civiltà etico-poltica di una società e il progresso economico-sociale per tutti con una falsa crescita buona solo per pochi speculatori.

Siamo agli inizi degli Anni Venti: auguriamoci che le ragioni di chi si batte per la dignità e la difesa dei diritti possano trovare spazio e ascolto, senza che chi le manifesta sia perseguitato da una concezione rigida e vuota della legalità, favorevole solo ai potenti, ai furbastri e ai furfanti.

La scarcerazione immediata della tenace e indomita Nicoletta Dosio darebbe il segnale che la giustizia non serve l’utile dell’interesse dei più forti, ma si fonda sulla saggezza civile che guarda all’intera società.

Buon anno a tutte e tutti.

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