La squadra del Bar Lencioni
ATTUALITA', LA CULTURA, OLTRE LA LINEA - di Giovanni Lorenzini, OPINIONI

CALCIO – Il Bar Lencioni, il seme della Coppa Carnevale

di GIOVANNI LORENZINI – ’Una piccola storia che è diventata mondiale, dando lustro e prestigio a Viareggio e e al calcio italiano.

C’E’ UNA STORIA di Viareggio che da piccola è diventata mondiale e che merita di essere ricostruita fin dalle sue fondamenta. Fondamenta solide all’interno delle quali – come una matrioska – si nascondono piacevolmente personaggi che a loro volta hanno prodotto altre storie, non solo di sport, che hanno dato lustro e prestigio a Viareggio e all’Italia intera.

Partiamo, in questo breve viaggio delle memoria, dall’anno di grazia 1948, quando pochi mesi dopo la nascita della società Centro Giovani Calciatori Viareggio, il club decide di organizzare la prima Coppa Carnevale riservata ai bar cittadini. E’ un torneo minimal, diremmo oggi, che sprigiona entusiasmo e voglia di divertimento: i giovani, soprattutto loro, hanno addosso il sacro fuoco del tornare a vivere dopo anni di paura, lutti, angoscia. E così che il piccolo torneo ‘Coppa Carnevale’ – che si svolge nel campo dei Pini, antenato dello stadio dei Pini – diventa qualcosa che coinvolge tutta la città, proiettando sul gradino più alto del podio la formazione del bar Lencioni (lo storico ritrovo di via Fratti, a fianco dell’ospedale ‘Tabarracci’) che nella finalissima supera per 3-0 il bar Fattore: a decidere le sfide sono i gol di Cupisti, Lencioni e Benetti, quest’ultimo capocannoniere del torneo. Ecco la formazione passata alla storia: Bonuccelli, Fiorani, Michelotti, Di Beo, Gianni, Pardini, Lencioni, Benetti, Greco, Bacci, Cupisti. Ecco: teniamo a mente questo schieramento, in particolar modo – il perché lo vedremo fra poco – coloro che indossavano la maglia numero 6 e 11 del bar Lencioni.

E COSI’ da quel piccolo seme lanciato sul terreno del campo dei Pini ha cominciato a germogliare la Coppa Carnevale, diventata – sempre sostenuta dalla forza organizzativa del Cgc Viareggio – un punto di riferimento nel panorama calcistico nazionale.

Un passo dopo l’altro, la prima edizione ufficiale è del febbraio 1949, il torneo di Viareggio non solo ha spalancato le porte alle giovani promesse provenienti da mezzo mondo ma è diventata anche una gemma della città, grazie alla quale il nome di Viareggio ha cominciato a circolare nei cinque continenti, regalando al tempo stesso all’economia turistica cittadina una bella boccata d’ossigeno in bassa stagione. La storia della Coppa Carnevale diventata sessanta anni dopo ‘Viareggio Cup’, per rispondere alle mutazioni naturali dell’universo calcistico, è straricca di episodi, aneddoti, personaggi, momenti di gloria assoluta, di riflettori accesi da mezzo mondo. Due esempi fra i tanti da estrarre dal mazzo: il debutto di una squadra cinese nel 1978 (prima volta che una squadra di calcio usciva dalle porte della Grande muraglia), la presenza contemporanea nel 2002 di squadre americane, palestinesi e israeliane, pochi mesi dopo l’attacco alle Torri Gemelle di New York che hanno segnato un’epoca. Nel 2020 la Viareggio Cup ha segnato il passo costretta alla resa come tante altre manifestazioni sportive, a cominciare dalle Olimpiadi di Tokio, dalla pandemia; per il 2021 c’è ancora speranza di riappropriarsi del torneo, sperando che il Covid 19 possa iniziare la ritirata nelle prossime settimane.

MA TORNIAMO all’edizione zero della Coppa Carnevale e alla formazione del bar Lencioni concentrando l’attenzione su Cupisti e Pardini. Bene: questi due giovani dell’epoca hanno poi messo su famiglia, diventando papà di due ragazzi che hanno scritto la storia dell’hockey su pista viareggino, nazionale e internazionale, Alessandro Pardini e Alessando Cupisti. Il primo affettuosamente chiamato ‘Tordello’ per il fisico imponente, il secondo ‘Tanacchino’, perché il padre era ‘Tanacca’, non solo buon calciatore ma anche provetto giocatore di hockey su pista, tanto da esportare da Viareggio a Forte dei Marmi l’attenzione prima e poi la passione per questa disciplina sportiva. Alessandro Pardini è stato il portiere della squadra di hockey del Cgc Viareggio che ha regalato grandi emozioni alla tifoseria bianconera. Un portiere che più volte ha avuto il riconoscimento del migliore in pista. La sua passione per lo sport l’ha portato ad interessarsi, con ruoli dirigenziali, anche di pallavolo, per poi tornare al primitivo amore, diventando direttore sportivo della squadra di hockey, ovviamente del Cgc hockey.

ALESSANDRO Cupisti è stato – a giudizio di molti tecnici – il miglior portiere italiano di hockey su pista di tutti i tempi. Della serie ‘buon sangue non mente’. Un portiere della scuola viareggina, poi ha ‘firmato’ imprese per altre società, con la perla azzurra di due titoli mondiali conquistati nel 1986 e nel 1990 e il bronzo olimpico (non ufficiale: l’hockey su pista era uno sport solo dimostrativo) a Barcellona nel 1992. Senza dimenticare la sua carriera di allenatore visto che per quattro anni, dal 2006 al 2010 è stato commissario tecnico della Nazionale A.

E’ TROPPO, ce ne rendiamo conto, che Alessandro Pardini e Alessandro Cupisti siano figli della prima Coppa Carnevale ma è innegabile che quella vittoria del Bar Lencioni – dove i loro papà erano elementi cardine – possa essere interpretata come un segno beneagurante, la stella cometa da seguire negli anni successivi.