CAMAIORE – Ri… Vivere: sensibilizzare verso il bullismo

Essere sé stessi senza la paura di esprimersi: questo il leitmotiv del pomeriggio a Lido di Camaiore organizzato con “Per te Donna”

Con il patrocinio dei comuni Camaiore, Forte dei Marmi, Massarosa, Pietrasanta, Seravezza, Stazzema e Viareggio, oltre a quello di Regione Toscana, si è svolto in Piazza Marta Abba a Lido di Camaiore “Ri… Vivere”. Un evento di sensibilizzazione contro le grandi piaghe sociali del bullismo, cyberbullismo e violenza psicologica che ha radunato nel pomeriggio di Sabato 1 giugno alle 17 un nutrito gruppo di spettatori. Con la presenza di “Per te Donna”, realtà volontaristica del territorio che nasce con “la finalità di trovare una parola amica e specialistica per la prevenzione e la riabilitazione fisica e psichica da parte di tutte quelle donne che hanno subito la malattia oncologica e per tutti coloro che sentono la necessità di essere informati”.

Ad accogliere il pubblico sul prato antistante la casetta nella piazza, alcuni cartelloni testuali e fotografici che spiegano il disagio dei ragazzi. Oltre a questo, i ragazzi hanno raccontato al pubblico la loro esperienza personale con la loro viva voce.

A seguire è stato l’attore e regista Federico Barsanti che ha partecipato a questo ritrovo pomeridiano e intrattenuto il pubblico con una performance dialogata.

La Dott.ssa Ciafro

“Al centro del progetto vi è I’intenzione di sensibilizzare la popolazione rispetto alle conseguenze psicologiche ed emotive dei fenomeni quali bullismo, cyberbullismo e violenza psicologica in senso generale. Il progetto si sviluppa a partire da diversi casi che ho incontrato nel mio lavoro di psicoterapeuta” Nello specifico, in colloquio con una giovane paziente emergeva in maniera molto forte il dolore subito e sopportato per anni e la fatica di aver dovuto percorrere una strada così tortuosa che aveva lasciato il segno con attacchi di panico e altri malesseri” dichiarala dott.ssa Samanta Ciafro sul volantino ufficiale dell’incontro.

“Dal colloquio emerse come la ragazza aveva trovato rifugio nel cosplay, occasione in cui, attraverso il travestimento, è riuscita ad essere se, e a riprendere sicurezza, almeno per uscire di casa e frequentare l’università. A livello di autostima e di self efficacy però fenomeni come il bullismo lasciano un segno profondo, una ferita che continua a sanguinare anche se apparentemente va tutto bene. Così ragazzi molto intelligenti e con ottimi voti si paralizzano difronte ad un’interrogazione per paura di fare una brutta figura, altri smettono di praticare il proprio sport, altri ancora si isolano arrivando a ferirsi per alleviare la sofferenza che provano. Essere presi di mira, ogni giorno, è come la gocciolina che alla lunga buca la roccia. Spesso durante le terapie di persone adulte, vengono fuori traumi e ferite legate al periodo scolastico” prosegue la dottoressa.

“Quest’anno durante un intervento in una classe quinta della scuola primaria i bambini mi hanno aperto un loro spaccato di classe, fatto di esclusioni e prese in giro che duravano dalla seconda. Spesso ho sentito dire che reagire fortifica il carattere. Sono d’accordo nella misura in cui viene data la possibilità di esprimere la propria rabbia e il proprio dolore per ciò che si è subito e la possibilità di chiedere scusa e di rimediare a chi la violenza l’ha invece agita. I bambini esprimono come possono il proprio dolore, un bambino che prende in giro un altro è sempre un bambino che ha bisogno di amore e di essere ascoltato”.

“Un bambino che subisce ha bisogno di attenzione e cura perché potrebbe non sapere come fare o non saper elaborare dentro di sé ciò che sta accadendo. Il lavoro principale con i ragazzi rispetto a questo riguarda l’empatia. Iniziare a mettersi nei panni degli altri può far sì che la maggioranza dei ragazzi spettatori possano aiutare, possano dare una mano, non con violenza ma con cura. Amare… in fondo le ferite che abbiamo sono perché non abbiamo sentito, ricevuto, annusato l’amore” prosegue la dottoressa.

“Questo progetto vuole portare alla luce la frase “lo sono” nella sua accezione più libera ed espressiva” conclude l’intervento scritto la dott.ssa Ciafro.