Campagna elettorale a Viareggi0

Comm’ è ddoce e comme è bella la campagna elettorale nella città e Pulcinella… Si fa per dire.

di FORTESTOMACO –

Una volta in campo c’erano i progetti, the vision: risposte che si tentava di dare sulla base delle diverse caratterizzazioni politiche-ideologiche. Ciascuno aveva in mente una Città Futura sulla base di una ben precisa scala di valori ideali, culturali e politici. La Dc garantiva scelte occidentali, l’interclassismo pervasivo e dopo l’oratorio alla domenica tutti in chiesa a battersi il petto; gli alleati laici repubblicani-liberali davano invece quelle garanzie antimonopolio confessional-popolare; il Pci e per lunghi periodi il Psi presidiavano l’alternativa con progetti cittadini ispirati alla tutela degli operai e dei lavoratori, ad una cultura di tradizione popolare  e nei circoli, nelle case del popolo o nei comitati di quartier, si progettava la nuova città fino a quella entusiasmante stagione di governo locale della metà anni settanta.

Oggi? Derubricato il futuro, nel tempo delle tante sfide palingenetiche sentiamo e vediamo che a Viareggio un progetto o progetti degni di tal nome non ce ne sono. Qualcuno/a, sfidando le regole carbonare e indi pur cadendo nelle trappole vischiose del Cantiere, c’aveva messo comunque qualche ideuzza. Alla fine, però, ha dovuto arrendersi all’evidenza della realtà e quella scelta di ritrarsi che è coerenza per i puri rivoluzionari del cantiere, ora,  è diventata è tradimento!

L’attuale campagna elettorale è presidiata da una sorta di doroteismo d’altri tempi: dico e non dico, poche vaghe promesse, tanti discorsi sul valore della partecipazione, sul bene della città, sulla tenuta di tutte le scatole andate a male del glorioso tempo che fu, un po’ di ambientalismo che non guasta mai come il prezzemolo sugli spaghetti (non troppo per favore…), un po’ di socialità, molta sicurezza– quella che dà il mal di pancia al corpo profondo degli elettori- da garantire chi con l’integrazione, chi con l’esercito schierato.

Anche questi temi però sono di molto in secondo piano rispetto alla polarizzazione dei personaggi, dei candidati. Come dire: lasciate perdere gli argomenti che già sono generici e vaghi, quel che conta, quello che dà garanzie sono io, la mia persona, la mia storia, la mia famiglia, i meriti nel lavoro.

E’ così: l’onda che monta e irrealmente resta montata senza sciogliersi mai, il futuro di Sara, una Viareggio che torna a risplendere per magia e per mon amour. Poi ci sono le incongruenze etiche, morali e politiche… Ma, si sa, in un ambiente così rarefatto, indistinto, scolorito ci stanno pure senza dar troppo nell’occhio: in quell’occhio miope e disinteressato della gente comune che ha ben altri e gravi problemi da affrontare nel quotidiano.

Le primarie sono state una sorta di resa dei conti interna al Cantiere dove i calcoli di parte si sono rivelati più forti di un pensiero politico. E se ne vedono di tutti i colori:  federatori che sono usciti di scena ma poi sono riaggallati e riapparsi in pista ma… Ma non si candidano per incompatibilità secondo il ben noto armiamoci e partite io me ne sto ben acquattato… L’hai visto mai? Alcuni dirigenti e figure storiche del Pds e poi del Pd  che addirittura avevano votato alle primarie i candidati delle altre ditte del Cantiere giudicando la Maineri non adeguata al ruolo che ora, fulminati sulla via di Damasco, la sostengono come se fosse una palingenetica apparizione rivoluzionaria – e ora si fanno le foto con lei sotto il motto Fermi mai-; quelli che hanno rinunciato ai propri simboli – i fratellini d’Italia, i forzisti e i Leghisti rimasti -per sostenere il civismo così detto delghingariano; quelli che sono stati per anni e anni seduti accanto al Giorgione, megafoni e pedissequi esaltatori e propagandisti di tutte le sue scelte che ora si sono riparati sotto il tabarro  della Mariolina; quei rivoluzionari puri e duri, per davvero giovani in un tempo che fu, contestatori del Pci di Berlinguer che alla veneranda età di settantenni e oltre si sono legati, mon amour, alla Marialina e si fanno fotografare col cartello con su scritto giovani (ah aah aaah che rider il buffone ci fa); le ex vicesindache cacciate dal Giorgione – la Martina e la Maineri – che  rifattosi un nuovo trucco sono in campo per la rivincita delle ex-escluse; quelli che magari per qualche spicciolo alla loro impresa o cooperativa hanno scelto la Fè, solo la Fé…. E l’elenco potrebbe continuare ancora!

Una ridicola commedia personale fatta di calcoli, ricollocazioni, legittime sul piano legale, ma altrettanto scompiscevoli su quello deontologico, politico, etico, umano. I mendicanti hanno invaso le strade cittadine! Mendicanti di posti qua e di là: una municipalizzata, un consiglio d’amministrazione, un posto in giunta, una seggiola in una fondazione… Non hanno l’ardire di chiederlo ora, ma ci sperano e lo faranno sulla base dei risultati. Una colossale fiera delle vanità condita con tanto sordido cinismo ma, naturalmente, per la città, per il suo bene si fa questo e altro…. Che razza nobile di eroi mitologici…  (ah aah aaah)! Saranno circa 400 se non oltre i candidati che per un mese si sguinzaglieranno per vie cittadine a mendicare l’obolo, un sostegno, un soldino a prò del carneval: siam quattro(cento) sciagurati e in più la scimmia e il can!

Dietro alle quinte ci sono invece agguerriti gruppi, potentati, logge, interessi che si sono schierati più o meno apertamente pensando di proteggere i loro futuri affari economici o imprenditoriali, le loro aziende, le loro intraprese continuando – mutatis muntandis – ad esercitare il proprio monopolio ventennale e più: nella darsena, nel porto, nelle municipali, nei lavori pubblici etc.

Coerenti a loro modo, strano a dirsi ma vero, in questo gran circo Barnum sono proprio i Delghingariani di primo conio: almeno loro sono convinti – non senza aver fatto una riprova del nove – dell’inutilità dei partiti come sono oggi, trasformati  in combriccole amichevoli, in club carbonari, quei partiti delle famigliette ristrette, Partiti di un tempo che fu ma oggi per davvero partiti; che i progetti li porta via il vento; che in questa modernità senza più passato né futuro la gente vuol vedere fatti, belli o brutti che siano , ma che lasciano il segno nell’immaginario o in quel poco che resta, i segni di un lavoro, del fare e non di vacui discorsi. Hanno una discreta eredità di interventi e realizzazioni in dote e altri ne promettono portando i vecchi a garanzia.

Anche altri coerenti, a loro modo, sono in campo: sicuramente i sostenitori di Annale. Gruppi minoritari, che però marcano il territorio. Fanno un discorso chiaro su quel che vogliono, così come chiari sono gli interessi che intendono tutelare: quelli dei lavoratori, i diritti, una città che non è solo Passeggiata, una Pineta da riqualificare e recuperare e senza strade che vi passano nel mezzo: vie del mare o penetrazioni violente.  Poi ci sono le piccole e sparute tribù intransigenti, identitarie, nessuna delle quali si pone il problema marxiano – non alieno mi raccomando spiegatelo al segretario versiliese e a quello viareggino del Pd – di portare le idee, i proletari, o comunque si possano chiamare oggi al potere, al governo. Per ora si accontentano di un piccolo territorio per far vivere i loro nativi. Sono le tribù di  Rifondazione e di  Potere al Popolo – che hanno deciso di ritrarsi sui monti della Sierra e si limitano a mandare piccoli segnali di fumo: né aderire né sabotare! Se ne stanno lontani dalle contese, dalla gente, dalle battaglie e dalle guerre: si potrebbero chiamare gli svizzeri della politica viareggina.

Scegliete voi quelli meno peggio o quelli potenzialmente meno dannosi se proprio il dovere supremo autorevole vi chiamerà al seggio. Altrimenti andatevene a giro, respirate aria pura con la vostra famiglia: tanto, al di là dei discorsi, non cambierà granché. La città, quella a cui tutti vogliono un bene inusitato continuerà ad andare a rotoloni sulla strada del tramonto, in una società piena di guerre, dove i ricchi sono meno ma sempre più ricchi e la stragrande maggioranza dell’umanità non ha da bere o da mangiare, né una casa, né un lavoro o, se ce l’ha, come diceva il buon Carletto, è iper-sfruttata e alienata. Oggi, diversamente dai tempi del Manifesto – per favore spiegate ai due segretari del Pd Versiliese e Viareggino che non ci si riferisce al giornale ma al Manifesto del Partito Comunista di Marx – il proletario è anche subdolamente manipolato e i desideri sono di proprietà dei big data base che li elargiscono secondo i piani e gli interessi dei loro padroni. E’ la modernità bellezza e Viareggio non vuol farsi mancar niente!