Quella capacità di sorprendersi che ritempra la psiche: uno studio

Quanto tempo passiamo focalizzati su noi stessi, arrovellandoci sui nostri problemi, pensando a ciò che non va o potrebbe andare meglio nella vita di ogni giorno?

Talvolta la psiche deve staccare la spina, per non disperdere energie e poter ragionare lucidamente. Concentrandoci troppo su di noi, soprattutto sui pensieri preoccupanti, rischiamo di portare lo stress a livelli eccessivi.

Uno studio americano recente suscita interessanti riflessioni sui benefici che possiamo ottenere, allontanandoci anche per poco dal nostro ego.

I ricercatori hanno valutato gli effetti di quelle che chiamavano “awe walks”, “passeggiate dello stupore”: camminate all’aria aperta in cui contemplare paesaggi affascinanti, distraendosi da se stessi e dai propri problemi.

Per farlo, hanno selezionato un campione di 52 persone in salute a partire dai 65 anni, con una motivazione precisa. Con l’avanzare dell’età l’impatto delle emozioni negative, ad esempio il senso di solitudine, sul benessere psicofisico si fa sempre più marcato. Un problema che può riguardare particolarmente chi trascorre molto tempo concentrato su di sé, sulle proprie preoccupazioni.

Due gruppi, diverse istruzioni

A ogni partecipante è stato chiesto di compiere semplicemente una passeggiata di 15 minuti una volta alla settimana, per otto settimane.

Una metà del gruppo riceveva però istruzioni particolari. Veniva chiesto loro di contemplare attentamente l’ambiente per provare stupore, focalizzandosi su dettagli affascinanti. All’altra metà del gruppo non venivano date indicazioni di questo tipo: i componenti erano invitati soltanto a compiere la loro camminata settimanale.

Dopo le passeggiate ogni partecipante compilava un questionario, valutando l’esperienza e indicando le emozioni vissute. I componenti del “gruppo dello stupore” dimostravano di provare in misura maggiore emozioni positive, un senso di gratitudine e perfino una maggiore capacità di compassione per il prossimo.

Riportavano di aver notato piccoli dettagli suggestivi dell’ambiente, con un coinvolgimento particolare. Un partecipante si sorprendeva per la bellezza dei colori autunnali e il passaggio da questi al verde, entrando in un bosco di sempreverdi. Un altro affermava di aver provato “La meraviglia che vive un bambino piccolo, quando esplora il suo mondo che si espande”.

I partecipanti che non erano stati invitati a prestare particolare attenzione all’ambiente, mostravano di non essersi disconnessi dai propri pensieri. Ad esempio, una persona riferiva di aver continuato a riflettere sui preparativi necessari per un viaggio. La psiche dei componenti di questo gruppo, quindi, sembrava aver tratto meno vantaggi dal contatto con la natura.

Le differenze tra i due gruppi anche… nei selfie

Un aspetto interessante e insolito dello studio è la richiesta fatta a ogni partecipante di scattare foto durante le passeggiate. Nello specifico, selfie.

Dagli scatti ottenuti, si osserva che il “gruppo dello stupore” tendeva a dare più spazio al paesaggio e meno al proprio volto, rispetto all’altro gruppo. Secondo i ricercatori, anche questo aspetto sarebbe un segno di una condizione di “smaller self”. Potremo tradurla come “ego ridotto”: un minor focus su se stessi, per lasciarsi conquistare dalla bellezza dell’ambiente. Non a caso, nei selfie del “gruppo dello stupore” i sorrisi delle persone si facevano sempre più marcati, man mano che l’esperienza delle passeggiate proseguiva.

Gli ambienti verdeggianti e il loro effetto sulla psiche

Lo studio ci mostra chiaramente quanto l’atteggiamento mentale con cui visitiamo un ambiente possa fare la differenza. Passeggiare in un affascinante scenario naturale, concentrandoci sull’esterno, può davvero ritemprare la nostra mente.

Tra l’altro gli ambienti verdeggianti, rispetto agli scenari urbani, sembrano attirare la nostra attenzione in maniera spontanea, senza sforzi, ponendo quasi la psiche in una condizione “meditativa” che allevia gli stati di tensione. Questo dato è emerso anche durante uno studio svolto a Edimburgo, di cui ho parlato in un precedente articolo.

Se riusciamo a focalizzarci completamente sui dettagli dell’ambiente provando sorpresa e meraviglia, tale beneficio sembra essere particolarmente accentuato.

Studi citati:

Sturm, V. E., Datta, S., Roy, A. R. K., Sible, I. J., Kosik, E. L., Veziris, C. R., Chow, T. E., Morris, N. A., Neuhaus, J., Kramer, J. H., Miller, B. L., Holley, S. R., & Keltner, D. (2020). Big smile, small self: Awe walks promote prosocial positive emotions in older adults. Emotion. Advance online publication. https://doi.org/10.1037/emo0000876

P. Aspinall, P. Mavros, R. D. Coyne, J. Roe, The urban brain: analysing outdoor physical activity with mobile EEG. British Journal of Sports Medicine 49(4), 2013