Capire il linguaggio del corpo: alcuni segnali

Istintivamente, in una conversazione tendiamo a prestare attenzione soprattutto all’aspetto verbale. Esiste però un’altra dimensione capace di rivelare almeno in parte le emozioni, il vissuto interiore dei nostri interlocutori: il linguaggio del corpo.

Gesti e posture possono essere molto più difficili da controllare, rispetto al discorso. A volte, non ci accorgiamo completamente di ciò che il nostro corpo sta esprimendo; si tratta di una dimensione largamente istintiva.

Vediamo alcuni gesti molto diffusi e ciò che esprimono, senza generalizzare: a volte le cause di un determinato comportamento possono essere varie.

Nervosismo, disagio, desiderio di “fuga”

Quando una persona non è a proprio agio può mostrare una posizione di chiusura, con le braccia conserte. Questo gesto indica una tendenza a proteggersi e a darsi conforto, come se ci si abbracciasse da soli. Chiaramente dobbiamo sempre contestualizzare l’analisi della gestualità nella situazione: in una stanza molto fredda, potrebbe essere solo un tentativo di scaldarsi.

Il disagio può essere espresso anche cercando di scaricare la tensione o di nascondersi, sia pure in maniera simbolica.

Nel primo caso, ad esempio, vengono compiuti gesti come tamburellare con le dita di una mano, stringersi fortemente una mano con l’altra o battere ripetutamente un piede a terra. Il desiderio di sfuggire o rendersi meno visibili può essere invece espresso nascondendo le mani in tasca, o magari sotto le cosce se si è seduti. Tenere le mani dietro la schiena, invece, esprime talvolta solo un atteggiamento rispettoso o calmo: si rinuncia a usare le braccia come “barriera protettiva” (diversamente da quanto avviene incrociandole davanti al petto).

Sentirsi a proprio agio: buonumore e attenzione per l’interlocutore

Foto di StockSnap da Pixabay

Anche chi si sente a proprio agio tende a manifestarlo con il linguaggio del corpo. La posa è in genere aperta e rilassata, ad esempio con le mani poggiate sui fianchi. Un gesto abbastanza comune che dimostra piacere e interesse alla conversazione in atto è toccarsi i capelli ravvivandoli all’indietro. Tale movimento è associato a sensazioni piacevoli, date dalla sensibilità del cuoio capelluto. Può inoltre esprimere il desiderio di essere curati, in ordine, all’altezza di una situazione alla quale si tiene. Anche passarsi la lingua sulle labbra o toccare il lobo dell’orecchio sono gesti legati al piacere: si ritiene che il primo derivi dall’atto di nutrirsi, il secondo dal fatto che tale parte del corpo è ricca di vasi sanguigni.

In una conversazione, un interlocutore molto interessato e partecipe può sporgere il busto verso l’altro, da seduto, o addirittura imitarne istintivamente i gesti. Una persona che prova attrazione o anche solo simpatia per un’altra può cercare di stabilire con essa un contatto fisico, magari toccandola leggermente su un braccio durante la conversazione.  

Interagire con gli oggetti

A volte, possiamo dedurre informazioni sulle emozioni che qualcuno prova anche dal modo in cui interagisce con gli oggetti che ha vicino, o con l’abbigliamento e gli accessori che indossa.

Gesti distruttivi, come strappare un foglietto o schiacciare una lattina, rappresentano in alcuni casi uno sfogo del nervosismo accumulato. Esprime spesso disagio anche l’atto di spazzolarsi i vestiti con una mano, come se ci si volesse simbolicamente scrollare di dosso qualcosa di sgradevole. Decisamente più incoraggiante è vedere i nostri interlocutori giocherellare con un accessorio come un braccialetto o una collana, un segnale di interesse e buonumore. Come sempre, dobbiamo capire però se ci siano altre cause dietro a un gesto: ad esempio, se la persona che abbiamo davanti si stia aggiustando un bracciale perché è troppo stretto.

Con le dovute distinzioni e contestualizzazioni, abbiamo visto che il corpo parla con un linguaggio tutto suo. Prestare attenzione ai piccoli indicatori non verbali può aiutarci a migliorare l’interazione con gli altri, cogliendo segnali di disagio o di apprezzamento.

Per approfondire

Marco Pacori, “I segreti del linguaggio del corpo”, ed. Pickwick