di ALDO BELLI – Quando si offende un’opera d’arte non si offende solo il suo autore, ma tutto il mondo che egli ha rappresentato.
La medaglia di Capitale Italiana della Cultura credo sia stata istituita nel 2014 dal ministro dei Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini, con lo scopo di “valorizzare i beni culturali e paesaggistici e di migliorare i servizi rivolti ai turisti”.
L’Italia è una cassaforte di beni culturali e paesaggistici, e la loro valorizzazione dovrebbe essere per logica il pane quotidiano: una medaglia, dunque, potrebbe rappresentare unicamente il premio conferito alla città che si è distinta nell’anno per un qualcosa di straordinario, di esemplare nel panorama nazionale. Ricordo che il mio maestro alle scuole elementari adottava gli zuccherini come premio per gli alunni, distribuendo le piccole pasticche di vari colori in un numero differente a seconda del risultato del tema o del compito di disegno: di certo, non per l’avere semplicemente fatto il proprio dovere di essere venuti a scuola e di avere fatto il compito.
Il tema mi è venuto in mente rileggendo in questi giorni il sindaco di Viareggio ripetere per l’ennesima volta pubblicamente la candidatura della sua città a Capitale Italiana della Cultura per non so quale anno a venire. Mi ha colpito il motivo emergente la pretesa ambizione: l’ospitare Viareggio nell’eterno riposo il corpo di Giacomo Puccini e il ricorrere nel 2024 il centenario della morte.
Non mi pare che si possa ascrivere alla Citta di Viareggio nell’anno domini 2021 alcun merito straordinario per il fatto che il Mastro riposi all’interno del comune dal 1926, e neppure per il calendario che, indipendentemente dalla volontà umana, fa cadere tra tre anni il Centenario della morte. Considerando, per altro, l’indifferenza atavica che aleggia sulla Casa-Museo di Puccini a Torre del Lago, che eppure rimane una fiamma perenne nella cultura mondiale.
Opera umana, viceversa, rimane la distruzione dell’ultima scultura all’aperto del Maestro Giulio Turcato, strappata senza ragione dalla piazza nella quale egli l’aveva destinata e tutt’ora dalla destinazione ignota dopo il viatico tra campi e magazzini. Forse, l’ignoranza impedisce di valutare che Puccini sta alla Musica di ogni tempo come Turcato sta all’arte internazionale del Novecento. Questo per dire che è impossibile essere colti e ignoranti al tempo stesso, o l’una o l’altra.
Trattare i grandi artisti come legna vecchia, a Viareggio è diventata ormai la normalità. Ne è di esempio l’inedito che oggi pubblichiamo. Menghino, al secolo Giovanni Lazzerini, è stato un artista italiano importante, espressione della pittura impegnata a cavallo degli anni Settanta nella quale egli fuse con originalità il realismo socialista latino-americano con le tradizioni pittoriche della propria terra. Questa che pubblichiamo è una delle sue grandi tele corali più significative, donata alla Città di Viareggio: dove egli nacque il 25 maggio 1923 da una famiglia di marinai e dove morì il 17 marzo 2003. L’opera, come si vede, è abbandonata in fondo alla Sala Comunale di Rappresentanza sotto l’ultima fila di sedie, dagli uomini e dalle donne di cultura che governano Viareggio con il coraggio di ambire a Capitale Italiana della Cultura.
Quando si offende un’opera d’arte, non si offende solo il suo autore, ma tutto il mondo che egli ha rappresentato, che appartiene alla nostra civiltà.

