di ALDO BELLI – La scomparsa di Donatella Francesconi. Fu gloria anche la sofferenza e la resistenza del suo giornalismo libero e onesto.
Ci eravamo sentiti alcune settimane fa per un caso inquietante di malasanità del quale temevano l’insabbiamento. Ci conoscevamo da ragazzi, Donatella al Liceo ed io a Ragioneria, io con le mie certezze comuniste e lei già ribelle, ma un “ribelle” diverso dalla scenografia gridata di quegli anni, Donatella sempre con intelligenza, colta fin da giovane; non di rado, crescendo nella professione, incline anche al momentaneo eccesso polemico, però sempre libera e onesta di pensiero, insofferente di pelle verso l’ingiustizia, amante della verità. “Quando andrò in pensione, vengo a scrivere con te, sai quanti sassolini mi tolgo dalle scarpe..”. Avevamo in mente di scrivere un libro a quattro mani su Viareggio ridotta a città di pirati e servi, ma anche questo a tempo debito. L’illusione di cambiare il mondo si era spenta da tempo, rimaneva solo la coerenza dello spirito libero per continuare a guardarci allo specchio sereni con noi stessi. Purtroppo, non faremo nessuna delle cose che ci eravamo promessi. Scrivere ciò che Donatella oggi vorrebbe, però, questo sì, glielo devo.
Donatella si formò nella redazione viareggina de Il Tirreno, si distinse con il lavoro straordinario sulla Strage Ferroviaria del 29 giugno 2009, che le valse il “Premio Federico Caffé” a Montecitorio. Ma la sua notorietà esisteva già e derivava dal modo in cui il suo giornalismo offriva sempre uno spaccato di verità.
Donatella era una vera cronista. Una cronista in bicicletta, il suo mezzo di locomozione preferito fin dai tempi della scuola, e da quell’altitudine guardava il mondo. Respirava l’aria alla stessa altezza della gente dove le voci sono più nitide. Credeva nella cronaca, ma la cronaca è impietosa perché i fatti non si cambiano, si può solo manipolarli o ignorarli, e Donatella credeva nella verità dei fatti; anche nella sua dimestichezza ormai consolidata nei palazzi cittadini della politica, per lei i fatti rimanevano fatti, e con il rigore professionale della verifica e dell’indagine che la rendeva inattaccabile. Qualità, ahimé pericolose nei tempi in cui il giornalismo diventa asservito alle amicizie personali di potere.
Donatella ha vissuto gli ultimi dieci anni in condizioni di quotidiana resistenza e sofferenza, il racconto che mi fa a fine anno del 2021 è ripetutamente interrotto dai singhiozzi, non so se l’emarginazione e l’umiliazione sofferta abbia influito sulla sua malattia, certo è che non l’ha aiutata. Viene trasferita dalla redazione di Viareggio a quella di Massa, poi quando rientrerà più tardi, dopo anni di cronaca politica cittadina, prima firma de Il Tirreno sul Comune, “sono stata sostituita perche non gradita” mi dice sconvolta.
Chi firmò il trasferimento da Viareggio a Massa lo sappiamo, ma chi fu a chiedere alla proprietà de Il Tirreno di allontanare da Viareggio Donatella Francesconi? Il Tirreno, giornale toscano di lunga tradizione popolare, non ebbe rispetto neppure per il sommovimento generale in difesa di Donatella che la notizia provocò in città. Il comune amico Alessandro Santini, consigliere comunale, il 1 genniaio 2022 rivolse un accorato appello al sindaco di Viareggio che cadde nel vuoto.
L’11 gennaio 2022 il presidente della CNA Provincia di Lucca, Andrea Giannecchini, scrisse una lettera aperta al direttore del quotidiano livornese: “Non le nascondo che la mia Associazione è molto preoccupata della scelta effettuata dal Tirreno, che rischia oltremodo di perdere la sua storica vocazione di indagine e vigilanza e, nell’interesse di coloro che rappresento i quali credono che la libertà di inchiesta e l’informazione sia alla base del concetto di democrazia, sono a richiederLe di “restituire” alla Città di Viareggio e alla Versilia, quella penna che ha sicuramente fatto venire il mal di pancia a molti, ma che ha sempre garantito con rara capacità, competenza e massima indipendenza un’alta qualità della informazione sul nostro territorio”. Più chiaro di così il motivo del trasferimento di Donatella!
Donatella era una brava giornalista. Lavoratrice instancabile sacrificando per anni anche la vita privata, una madre premurosa. Ma era anche una persona buona, impossibile volerle male. Si è visto dal cordoglio di queste ore. Penso che ne sia felice. Ma avrebbe sicuramente restituito al mittente i messaggi dei sepolcri imbiancati che nei giorni dell’umiliazione non batterono ciglio, o addirittura contribuirono. Poiché Donatella non può farlo, lo fanno gli amici per lei.
I sepolcri imbiancati, sanno a chi mi riferisco: abbiano almeno il buon gusto di non farsi vedere ai funerali.
